domenica 28 ottobre 2007

dalla finestra...

Un giorno all’improvviso, la luna si stancò, di guardare il mondo di lassù… Prese una cometa e il volto si velò, e fino in fondo al cielo camminò… E sorpresa fu che la bianca distesa non fosse neve… Eran solo sassi e i piedi si ferì, piangendo di nascosto, lei fuggì… Affrontare il mondo a piedi nudi non si può, e dall’alto a guardarlo lei restò… E sorpresa non è più che la bianca distesa non sia neve… (Angelo Branduardi, La Luna e altri disegni, 1980)

niente...solo che c'è una luna stupenda fuori dalla mia finestra che mi guarda dall'alto...

venerdì 26 ottobre 2007

La vita è come un dente, di Boris Vian

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La vita è come un dente / Boris Vian ; traduzione e cura Pasko Simone. - Roma : Stampa alternativa, 1999. - 93 p. - (Margini ; 1). - ISBN: 8872264766


Extraordinare...

Si tratta di una raccolta di poesie e prose di Boris Vian. In realtà l'ho letto la settimana scorsa (o forse anche quella prima)... tutto d'un fiato... ma ancora non riesco a toglierlo dal comodino o dalla borsa (a seconda che sia in casa oppure in giro) perché mi vien la voglia di riaprirlo per rileggere qualcosa, o forse anche semplicemente per rigirarmelo fra le mani. Un misto di acutezza, voglia di scandalizzare (a volte talmente eccessiva da lasciar davvero senza fiato), ironia... come è davvero raro incontrare.


I fratelli

Lungo un banale sentiero
Dalle parti della Somme
Passavan quattro uomini
E neppure un caporale.

Il primo si chiamava Giulio.

Installava grondaie e riparava vetrate
E nella vita privata faceva il sonnabulo
E tutti i lundì mattina aveva mal di capo
Giacché è soltanto nei fine settimana che si sta bene.
Capelli riccioluti
Naso dritto ed occhi azzurri
Una bocca ordinaria, il mento rotondo
Taglia: unmetrosessantadue
Segni particolari: nessuno
Un giorno fece conoscenza
Con una ragazza niente male.
Non era come le altre.
Visto che egli propendeva per la decenza
E che essa voleva restare virtuosa
Fecero da parte loro quel che si fa anche da parte nostra:
Ed ebbero pertanto due pargoletti senza alcuno sforzo.

Il secondo si chiamava Vittorio.

Vendeva cravatte e pietrine d'accendino
E nella vita privata soffriva a cagion dei calli
E tutti i lunedì mattina si scolava un bel po' d'acqua
Giacché è soltanto nei fine settimana che si sta bene.
Il suo naso? Un arco di nulla
Occhi neri, capelli neri
Bocca ordinaria, mento rotondo
Taglia: unmetrocinquantotto
Segni particolari: nessuno
Un giorno mentre se ne andava al lavoro
Una fanciulla dallo sguardo conturbante
Sul suo stesso cammino si trovò guarda caso a passare
E ciò fece uscire dai soliti binari
Il treno dei suoi sentimenti.
Si accasarono il giorno dopo.
E tutti i sabato sera se la spassavano al bibliardo.

Il terzo si chiamava Leone.

Era un cane di dentista e viveva solo di cicche
E nella vita privata aveva delle visioni.
E tutti i lunedì mattina aveva la bocca molto secca
Giacché è soltanto nei fine settimana che si sta bene.
I suoi occhi avevano dei riflessi verdi
I capelli erano castani, il naso a trombetta
La bocca ordinaria, il mento rotondo
Taglia: unmetrosessantasette
Segni particolari: nessuno
Un bel giorno ebbe il privilegio
Di avventurarsi per caso
Nella stanza della sua domestica
Che viveva al sesto piano.
D'allora ci tornò tutte le sere.
Essa divenne così tanto fannullona
Che lui fini per offrirle il suo letto e pagarle una cameriera.

L'ultimo si chiamava Michele.

L'ultimo si chiamava Michele e faceva il cuoco
E nella vita privata soffriva di renella
E tutti i lunedì mattina gli doleva la mascella
Giacché è soltanto nei fine settimana che si sta bene.
I suoi capelli erano d'un rosso scuro
Naso medio, occhi bruni
La bocca ordinaria, il mento rotondo
Taglia: unmetrottanta
Segni particolari: nessuno.
Un giorno gli capitò la fortuna
Di allacciare delle relazioni con la bella Marinetta
Che esercitava - ma con coscienza -
Di modista la professione
Per essa concepì la famosa ricetta
Del crostino d'organza alla salsa merlettata.

Poiché erano buoni fratelli, si vestivano allo stesso modo
Un sudicio pantalone, ignobili scarponi
Un cappottaccio di stoffa cavallina
Un fucile unto e bisunto, delle fasce gambali,
Un comico casco e una borraccia per la sete.
Poiché erano buoni compagni non si separavano mai:
Mettevano ogni cosa insieme e ogni cosa condividevano:
Naso arcuato, naso medio, naso dritto, naso a trombetta,
Bocca ordinaria e mento rotondo.

E quindi da un bel pezzo,
Poiché erano buoni fratelli, si vestivano allo stesso modo:
E non era proprio il caso di essere invidiosi:
tanto c'era riservato per ognuno di loro, un buon metro di terra

Con sopra una piccola croce.

Segni particolari: nessuno

Campagna Liberi da OGM

clicca sull'immaginePremessa obbligatoria: fondamentalmente io sono una per il mangiare e il bere BENE... in tutti i sensi e non solo di gusto... di quelle un po' fissatine e rompicoglioni a dire il vero che guardano le etichette, che se non ci sono le etichette ti si attaccano modello cagnolino agli stinchi oppure non comprano... che credono che le botti di legno non abbiano mai ammazzato nessuno, tanto meno i contenitori di marmo del lardo di Colonnata... e men che mai i procedimenti del formaggio di fossa... e potrei continuare all'infinito...

mi va perciò qui di segnalare questa campagna sostenuta anche da Slowfood per la promozione di modelli alternativi di coltivazione e di alimentazione assolutamente privi di OGM. Se vi va votate... potete farlo qui, oppure vedere tutte le iniziative più vicine a voi dove farlo...

ciao!

* tra l'altro il sito è interessantissimo e ci sono un sacco di approfondimenti interessanti

mercoledì 24 ottobre 2007

Parole sante, di Ascanio Celestini


...brevissima... guardatevi l'intervista dal sito di Repubblica ad Ascanio Celestini che presenta il suo nuovo lavoro/documentario/film/spettacolo dal titolo PAROLE SANTE ... dove affronta il tema del precariato.. dai brani che si possono vedere mi sembra un'altra grandissima prova, ma io sono di parte perchè Celestini semplicemente lo adoro per la sua capacità di far emozionare ... il tema poi mi pare molto urgente e significativo e affrontato con una competenza notevole..(Parole sante verrà presentato venerdì prossimo c/o l'Auditorium di Roma in occasione della Festa del cinema di Roma)

ecco il link: http://tv.repubblica.it/asx/search.php?player_id=13727&stream=video


[se clicchi sull'immagine vai al sito ufficiale di Ascanio Celestini]

cavolate da giorno di febbre..

... ma voi ce l'avete un cellulare che quando ha la memoria dei msg piena vi abbaia?... ebbene io si!... l'ho scoperto stamani dopo un po' che mi aggiravo per casa per cercare di capire che cosa fosse! ... e non è un delirio da febbre, lo fa davvero!


p.s.: .... auguri, auguri, auguri... ho appena saputo che è nato Jacopo il bambino di una delle mie amiche amiche ... e io qui piantata in casa non potrò neanche andare a trovarla :(

Piccoli crimini coniugali, Eric-Emmanuel Schmitt



Piccoli crimini coniugali / Eric-Emmanuel Schmitt ; traduzione dal francese di Alberto Bracci Testasecca. - Roma : e/o, 2004. - 141 p. - (Dal mondo). - ISBN: 8876415904


[clicca sulla copertina]





15 anni di vita di coppia e poi?

"GILLES: E' contro natura amare per sempre, amare a lungo.
LISA: Non è vero.
GILES: Per fare in modo che duri bisogna accettare l'incertezza, bisogna avanzare in acque pericolose, avventurarsi là dove si procede solo con la fiducia, riposarsi galleggiando in acque contraddittorie, certe volte di dubbio, certe volte di fatica, certe volte di serenità, ma mantenendo sempre la rotta.
LISA: Tu non ti scoraggi mai?
GILLES: Altroché.
LISA: E allora?
GILLES: Ti guardo e mi chiedo se malgrado i miei dubbi, i miei sospetti, le mie inquietudini e la mia stanchezza ho davvero voglia di perderti. E la risposta mi viene sempre. Sempre la stessa. E insieme a lei mi viene il coraggio...." (pp. 124-125)

è davvero deliziosa questa piéce teatrale di Schmitt, che si legge in un soffio e che poi si fa pensare e ripensare a lungo...

martedì 23 ottobre 2007

lunedì 22 ottobre 2007

razionali o emotivi?

guardate fissi fissi la ballerina e vedete se usate di più il vostro emisfero destro del cervello oppure il sinistro... io riesco a vederla soltanto in senso orario e questo starebbe a dire che prevale "sempre" il lato emotivo di me stessa (come se non lo sapessi peraltro già)... di razionalità parrebbe non esserci proprio traccia... quelli più poliedrici, oppure quelli che vivono una vita più equilibrata fatta di momenti di razionalità e di momenti di emotività, invece riescono anche a farle cambiare direzione... io ci rinuncio. L'ho guardata fissa, con la coda dell'occhio, ho spento e riacceso... ci ho cliccato sopra... lei continua imperterrita in senso orario...

in sostanza io sono così... (in inglese perchè non ho voglia di tradurre)
uses feeling
"big picture" oriented
imagination rules
symbols and images
present and future
philosophy & religion (molta philosophy poca religion ad essere sincera)
can "get it" (i.e. meaning)
believes
appreciates
spatial perception
knows object function
fantasy based (io io io io io)
presents possibilities
impetuous (in questo soprattutto mi ci ritrovo parecchio!)
risk taking

ecco il link: http://www.news.com.au/heraldsun/story/0,21985,22556281-661,00.html

exlibris in mostra a Pisa!

Interessante segnalazione (e davvero bell'articolo) di Stefano Bartezzaghi su Repubblica che anticipa l'inaugurazione, in occasione del Pisa Bookfestival (Stazione Leopolda di Pisa dal 26 al 28 ottobre) di un'interessante esposizione di exlibris... un'arte che nei secoli ha visto impegnati artisti importanti (da Durer in giù)...

a me, al di là dell'esercizio di stile che ha fatto sì che alcuni exlibris siano dei veri e propri piccoli gioiellini, ha sempre affascinato la simbologia (di cui parla anche Bartezzaghi nel suo articolo) più o meno aperta e evidente che sta dietro le immagini, un richiamo diretto del nome, un richiamo velato della professione...

mercoledì 17 ottobre 2007

Il metodo antistronzi, di Robert I. Sutton

Il metodo antistronzi : come creare un ambiente di lavoro più civile e produttivo o sopravvivere se il tuo non lo è / Robert I. Sutton. - Roma : Elliot, 2007. - 221 p. : ill. - (Antidoti). - ISBN: 9788861920095

Vuoi approfondire un po'?
Leggi la recensione di Giulia Mozzato su WUZ; oppure visita il sito http://www.metodoantistronzi.it; o
guardati il blog italiano http://metodoantistronzi.splinder.com/ o infine guarda direttamente il blog dell'autore

dopo tutto questo approfondimento ecco invece che cosa ne penso io... (che poi è pari pari il commento che ho messo su Anobii)

che dire di questo libro?... che sicuramente il 90% di tutto sta nel titolo e nel suo complemento che fanno leva in maniera per certi versi geniale sulla sensazione diffusa, in ambito lavorativo, di stare spesso subendo delle ingiustizie...
Premesso questo devo ammettere che il resto invece è ben poca cosa davvero. E dire che l'argomento è interessante perché, stronzi a parte, vi si parla di mobbing, di cultura organizzativa, di clima aziendale... tutti argomenti centrali per chi si trova a lavorare in un'organizzazione complessa ... però il tutto - nonostante l'ampia casistica riportata - rimane un po' troppo ad un livello superficiale senza mai fare il vero e proprio salto di qualità e di profondità... come in una visione a volo d'uccello.

Sutton però è uno che ci crede davvero e da l'impressione di lavorare molto su stesso ... e questo per lui è sicuramente encomiabile..


...per quanto mi riguarda ho scoperto di essere una stronza della domenica (ovvero occasionale) e non patentata ed è già una gran cosa mi pare...

aggiornamento delle ore 20.58: ... nell'ultimo capitolo Robert Sutton prende a esempio di stronzo il premio Nobel James Watson, uno che "trascurava le normali regole di cortesia ed educazione" e ne racconta un po' di aneddoti ... accendo la TV per guardarmi il telegiornale e oggi il signor Watson se ne è venuto fuori con la teoria che "I neri sono meno intelligenti dei bianchi" (leggere qui su Repubblica per credere).... mi sa che 2+2 fa ancora 4...

lunedì 15 ottobre 2007

G. Celati: I lettori di libri sono sempre più falsi (10 e ultima puntata)

[SEGUE]
Un paio d'anni dopo, l'ex studente di letteratura e l'ex giovane donna senza professione si sono sposati. Come romanziere lui non aveva avuto alcun successo, nessun editore aveva accettato di pubblicare il suo stranissimo romanzo. Da allora aveva deciso di cambiare vita, di diventare finalmente un'altra persona. ha tentato molte strade, ha vagato per molte città, ha attraversato un paio di deserti, incontrando un certo numero di draghi o mostri. Alla fine è tornato al suo apese e s'è messo a sedere su una sedia, prendendo seriamente in considerazione la possibilità di impiccarsi. Ma l'ha trattenuto il pensiero che altri poi dovessero trovarlo morto, cioè in una condizione piuttosto deprimente e pochissimo accettata negli ambienti che contano.
Un giorno è tornato a farsi vivo con la sua ex compagna d'alloggio, giurando d'essere cambiato, d'essere diventato davvero un'altra persona, e dicendo che desiderava sposarla. Lei lo ha ascoltato per tutto un giorno, s'è accorta che non era cambiato affatto, ed ha accettato di sposarlo.
Così si conclude la scombinata giovinezza del nostro ex studente di letteratura. Adesso lui è diventato un critico letterario come il personaggio del suo romanzo: scrive recensioni per un settimanale ad alta tiratura.
Quanto aveva appreso in quei primi mesi di frequenza all'università, cioè il metodo per potersi vantare d'aver capito benissimo i libri che ha letto, è diventato la sua strada nella vita.
Dice che nel suo mestiere questa è più o meno la regola: uno scrive per vantarsi d'aver capito qualcosa, finché qualcuno non lo prende sul serio e gli offre un posto di lavoro. Allo scopo d'esser preso sul serio, per un certo periodo lui s'era dato a stroncare un'infinità di cose che semplicemente non lo attiravano. Non sapeva neanche lui cosa stava facendo, ma qualcuno l'ha preso sul serio ed ora lui ha un posto di lavoro.
Dice che ogni tanto gli vengono dei grandi dubbi, e non sa più se è lui o un altro che parla e scrive. E' come se fosse un altro di cui lui sa tutto, che vive con lui e ogni settimana deve scrivere quancosa fingendo di sapere di cosa sta parlando. Spesso si sente molto solo assieme a quell'altro.
A volte viene invitato a partecipare a convegni di critici e scrittori, con molta gente che parla per giorni e giorni. Ma lui non ci va perché teme gli insorga l'orrore delle frasi, e di entrare in un ciclo di ripetizioni senza scampo come il personaggio del suo romanzo. Per fortuna l'orrore delle frasi non gli è ancora venuto, altrimenti non potrebbe scrivere le sue recensioni settimanali.
Oltre a scrivere recensioni ogni tanto deve fare delle interviste, e oggi ha intervistato un vecchio scrittore che scrive libri oscuri e di poco successo. Ora sta rileggendo l'intervista, e alcune frasi del vecchio scrittore lo rendono perplesso, gli danno una sensazione di pericolo.
Ci pensa: cosa diranno di quelle frasi i lettori che vogliono la chiarezza d'idee? E cosa diranno gli altri critici che hanno le idee così chiare?
Si, però, in fondo, cos'è chiaro e cosa oscuro nelle parole? Tutte sembrano così trasparenti, ma cosa tentano vanamente di dire?
Siccome l'altro che parla e scrive per noi vuol essere sempre al sicuro, per farlo star tranquillo bisogna sempre fingere d'aver capito benissimo ciò che le parole tentano vanamente di dire. La vergogna è il fuoco che divora queste finte, ma allora come smania e scalpita l'altro per salvarsi nei suoi convincimenti!
Se soltanto potesse stroncare, annullare, far sparire dal foglio quelle parole del vecchio scrittore, sarebbe già un bel sollievo per l'altro. Eppure quelle parole sono là, anche loro comparse nel vasto mondo come lombrichi nella terra. Vergognandosi molto e sentendosi definitivamente perduto, l'ex studente le scrive qui in fondo a mo' di conclusione:

"Tutto ciò che si scrive è già polvere nel momento stesso in cui viene scritto, ed è giusto che vada a disperdersi con le altre polveri e ceneri del mondo. Scrivere è un modo di consumare il tempo, rendendogli l'omaggio che gli è dovuto: lui dà e toglie, e quello che dà è solo quello che toglie, così la sua somma è sempre lo zero, l'insostanziale.
"Noi chiediamo di poter celebrare questo insostanziale, e il vuoto, l'ombra, l'erba secca, le pietre dei muri che crollano e la polvere che respiriamo."


FINE

domenica 14 ottobre 2007

numeri

insieme ad altre 2.600.000 (per adesso) persone oggi ho votato e insieme ad un centinaio di persone ho fatto la coda per votare...

sabato 13 ottobre 2007

merci, thanks...GRAZIE

a Alessandra e Gianluca, Barbara&Barbara, Ale, Nics e alla nostra efficientissima Taylor...

.... adesso è tutto un po' più in discesa... e riusciremo a viaggiare a vela per un po'..

...occhi...

Thayaht, Ritratto della sorella Cristina
Occhi neri occhi neri
assoluti e sinceri
occhi amati e sognati
occhi desiderati
La bellezza è cattiva
la mia strada non ci arriva
e il mio amore non sa perché
Occhi neri e distanti
calamita e diamanti
occhi belli e impazienti
due sparvieri vibranti
Che ti lasciano muto
tramortito, seduto
e non riesci a capire perché
Occhi senza ritorno se ne va un altro giorno
occhi senza parole io li guardo passare
finirà questa neve questo inverno sarà breve
e il coraggio magari verrà
Occhi neri occhi neri
assoluti e sinceri
occhi attesi e cercati
occhi sconsiderati
La bellezza è cattiva
la mia mano non ci arriva
ed io ancora non so bene perché
Occhi senza ritorno è arrivato il mio giorno
occhi senza parole io non so più aspettare
scioglierò questa neve questo aprile sarà breve
e il mio amore lo ricorderà
Scioglierò questa neve il dolore sarà lieve
e il mio amore lo ricorderà
Scioglierò questa neve il dolore sarà lieve
e il mio amore mi ringrazierà

venerdì 12 ottobre 2007

multe


Adesso dico qualcosa di impopolare! ma è tutta la mattina (anzi è da ieri a dire il vero) che accendo la televisione, guardo su internet, oppure guardo il giornale e trovo:

- sondaggi del tipo secondo voi le multe servono o sono solo un mezzuccio per i comuni per rimpolpare le casse?

- oppure titoli come E io pago. Nel milanese semafori truccati per multare di più

... e ne sono davvero stufa... che talvolta si esageri sono d'accordo, che l'invasione dei parcheggi a pagamento senza la possibilità di frazionare il tempo sia assolutamente da abolire sono d'accordo, che ormai la macchina sia spesso necessaria sono altrettanto d'accordo, che ecc. ecc.... sono d'accordo su tutto, però sono altrettanto stufa di tutto questo qualunquismo!

di che mi sa il TG2 che fa il sondaggio sopracitato? spiega, fai il tuo dovere informa... no si crea il partito dei multati e quello dei multatori... da un lato le vittime, dall'altro i carnefici ... da un lato la gente, dall'altro le istituzioni... C'E' MULTA E MULTA VA DETTO cari miei giornalisti ... di che mi sa che ti fanno una pista ciclabile vicino casa (mia) e poi tu non la puoi utilizzare perchè ci parcheggiano le macchine sopra, di che mi sa che ti fermi al semaforo giallo perché calcoli che è meglio non rischiare a passare e quello dietro ti strombazza, ti supera, magari ti manda anche a quel paese... e poi se nel frattempo gli scatta il rosso, è anche poverino perché il Comune vuole rimpolpare le casse!

concludo: di che mi sa ostinarsi a prendere il mezzo pubblico, se sulle corsie preferenziali ci stanno tutti? e poverini se li multi?

mi sa che il nuovo libro di Guido Viale aspetto un po' a leggerlo ;)

libero arbitrio


L'altra verità : diario di una diversa / Alda Merini ; prefazione di Giorgio Manganelli. - Milano : BUR, 2007. - 158 p. - (Scrittori contemporanei). - ISBN: 8817014907


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Un giorno in giardino incontrai un prete. Ero sola e gli chiesi in che concetto Dio tenesse i poveri pazzi.
«Mah» rispose quello, «che volete figliola. I pazzi non sono responsabili.»
«Mah», proseguii io, «se Dio ha dato il libero arbitrio perché scegliessimo il bene e il male, perché ce l'ha tolto con la pazzia?»
Il prete rimase confuso e se ne andò borbottando, ma a me quel concetto mi rodeva dentro: perché un folle non può più essere padrone della sua volontà?
Mi chetavo solo quando pensavo a quanto fossi ignorante su questa materia.

questa citazione non è a caso, perchè questo è un libro che ti "rode" dentro... ti indigna, ti fa riflettere, ti schifa, ti fa innamorare (ah Pierre!), ti fa sorridere e, se possibile, ti fa anche ridere... insomma ti fa sempre qualcosa.

giovedì 11 ottobre 2007

Doris Lessing... e le mie letture

oggi Doris Lessing si è vinta il premio Nobel per la letteratura (unica donna per adesso tra i premiati di quest'anno) ..io sono anni che quando vado in libreria mi dico ehi dai devi leggere qualcosa di Doris Lessing! ma non mi decido mai a farlo...

che sia la volta buona? con Pamuk l'anno scorso è andata bene...

ma da cosa comincio?

mercoledì 10 ottobre 2007

La vendetta, di Agota Kristof

La vendetta / Agota Kristof. - Torino : Einaudi, 2005. - 75 p. - (L'arcipelago ; 67). - ISBN: 8806173235

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Scrittura tagliente, nettissima, non una parola di più, non una parola di meno.. che amplifica come in un eco il senso di angoscia, quasi da incubo che spesso fa da sottofondo a questi brevi (ed alcuni davvero eccezionali) racconti.

Da ogni racconto un brano, una frase, una citazione...

La scure
..è lì, accanto al letto, sul tappeto. Ha una scure piantata sulla testa. Vuole visitarlo? Si, lo visiti pure. Un incidente davvero stupido, non trova? E' caduto dal letto nel sonno, ed è caduto su quella scure..

Un treno per il Nord
..no grazie. Devo prendere il treno. Ho scritto delle lettere. A mia madre. E anche a mia moglie. Ho scritto che arriverò con il treno delle otto di sera. Mia moglie mi aspetta alla stazione con i bambini. Anche mia madre mi aspetta. Da quando mio padre è morto mi aspetta per il funerale. Le ho promesso che ci andrò. Conto anche di rivedere mia moglie e i bambini che ho...abbandonato. Si, li ho abbandonati. Per diventare un grande artista. Mi sono dedicato alla pittura, alla scultura. Adesso ho voglia di tornare..

Casa mia
Sarà in questa o in un'altra vita? Tornerò a casa..

Il canale
..ha gridato. Il puma è vicino, appena dietro di lui. L'uomo non ha più il coraggio di voltarsi, non può più proseguire, i suoi piedi si radicano al suolo. Aspetta con indicibile terrore che l'animale lo assalga, che lo strazi dalle spalle alle cosce, che gli squarci la testa.
Ma il puma lo supera e continua per la sua strada, impassibile, poi si accuccia ai piedi di un bambino che prima non c'era, che è appena comparso e accarezza la testa del puma..

Morte di un operaio
..i tuoi ricordi, la giovinezza, la forza, la vita se li era presi la fabbrica. Ti ha lasciato solo la stanchezza, la stanchezza mortale di quarant'anni di lavoro..

Non mangio più
E' troppo tardi. Non mangio più..

I professori
..ricordo uno dei miei compagni che, molto abile, scivolava in silenzio alle spalle del professore di biologia e gli sfilava i nervi dalla colonna vertebrale per poi distribuirli a noi. Coi suoi nervi si potevano fabbricare parecchie cose, per esempio degli strumenti musicali. Più i nervi erano logori, più il suono era delicato..

Lo scrittore
Mi sono ritirato per scrivere il capolavoro della mia vita. Sono un grande scrittore. Ancora non lo sa nessuno, perché ancora non ho scritto nulla. Ma quando lo scriverò, il mio libro, il mio romanzo..

Il bambino
.. si, ci vergognamo di te, - dicono i miei genitori..

La casa
..mi sembrai stanca, - dice. - Ma devi sapere che sono tornato.
Davanti a lui si erge una casa, immobile, vecchia.
- Sei bella..

Sorella Line, fratello Lanoè
.. amami, Lanoè, fratello, amore mio, oppure annodami una corda al collo.

Fa lo stesso
- E domani? Ti alzi, dove vai?
- Da nessuna parte. O forse, dopotutto, da qualche parte andrò.
Fa lo stesso, in ogni caso si sta male ovunque..

La cassetta delle lettere
..potrebbe essere qualunque posto, purchè mio "padre" non possa ritrovarmi..

Numeri sbagliati
..le sere, in compenso, sono lunghe e silenziose. Per questo sono contento quando il telefono squilla. Anche se il più delle volte è quasi sempre un errore, e io sono soltanto un numero sbagliato..

La campagna
...poi ci fu il progetto dell'autostrada..

Le strade
- Suoni, - disse.
- Non riesco. Perché hanno riso?
- Per il disagio. Non potevano sopportare la sua musica...il suo dolore. E' innamorato?

La grande ruota
C'è qualcuno che non ho ancora avuto voglia di uccidere. Sei tu..

Il ladro di appartamenti
.. ma io entro nelle vostre stanze soltanto a tarda notte, quando l'ultimo degli invitati è andato via, quando i vostri orrendi lampadari si sono spenti, quando dormono tutti..

La madre
... non era più sola. Suo figlio era tornato a vivere con lei..

L'invito
.. Madeleine svuota i posacenere, raccatta le bottiglie vuote, i bicchieri sporchi, i cocci di vetro, sparecchia la tavola. Prima di mettersi a lavare i piatti, va in bagno e si guarda a lungo nello specchio.

La vendetta
- Ti vendicherò.

Di una città
..prima che sorga il sole devo parlare di tutto. Del torrente, del pozzo con la ruota scura, dell'estate allegra e rassicurante, del sole sul viso alle cinque del mattino, del giardino della chiesa..

Il Prodotto
..un licenziamento definitivo. Non sapeva vendere il Prodotto. Avevano appena assunto un altro direttore delle vendite..

Penso
..oggi penso che non c'è niente da aspettare, per cui me ne sto in camera mia, seduto su una sedia, senza fare nulla. Penso che fuori c'è una vita, ma in questa vita non succede niente. Almeno per me..

Mio padre
Non l'avete mai conosciuto. E' morto..

tatuaggi si, tatuaggi no?

Non è che voglio fare la bacchettona, perbenista della situazione... (perchè non lo sono per nulla) ma voi ve lo fareste tatuare..



il logo di MacDonald proprio sopra il fondoschiena...







no certo ... è molto meglio l'arbre magique direttamente su una mela...







anzi no scusate ...molto meglio il nome sulla fronte...




se volete vederne degli altri simili guardate un po' quest'articolo del Corriere della Sera di oggi, oppure direttamente il blog dal titolo significativo di horribletattoos da cui sono tratti.

Concludo che non ho proprio niente contro i tatuaggi...anzi alcuni sono anche molto belli ... ma lunatica come sono non me ne farei mai uno, perchè correrei il serio (serissimo) rischio di aver già cambiato idea appena fuori dal negozio...

martedì 9 ottobre 2007

G. Celati: I lettori di libri sono sempre più falsi (9 puntata)

[SEGUE]
In gennaio ha dovuto partecipare ad una conferenza stampa indetta dalla sua casa editrice, in cui veniva annunciata la pubblicazione d'una collana di nuovi romanzi a grande tiratura. Nella sala erano seduti conferenzieri, critici e scrittori, giornalisti e dirigenti della casa editrice, e qualche aspirante scrittore il cui romanzo stava per esser dato alle stampe.
Dopo le presentazioni ufficiali, un giovane esperto della casa editrice ha detto: "E' un momento d'espansione del mercato, e noi dobbiamo pensare a nuove iniziative che siano al passo con i tempi. Nel settore dei romanzi, i linguaggi forzatamente quotidiani e la cultura della crisi non convincono più nessuno. E' invece il caso di recuperare strumenti per una comunicazione più vasta, e mettere questo recupero sul versante dei sentimenti. Sappiamo cosa la gente vuol leggere, perché conosciamo bene i suoi sentimenti, e possiamo offrirglielo."
Un anziano conferenziere, come risvegliato dall'ebbrezza delle frasi, s'è alzato a dichiarare: "Oggi gli scrittori sono tutti noiosi, e non si capisce perché gli editori debbano continuare a stamparli. Ho letto qualche libro d'avanguardia, ma sono tutti delle vere porcherie!"
Un dirigente della casa editrice s'è affrettato a prender la parola, per calmare le acque: "Io non posso dir niente in proposito perché non è il mio settore specialistico. Rendiamoci però conto che al giorno d'oggi le avventure non sono più nei libri stampati, come ai tempi della nostra infanzia. Oggi sono nella finanza, nel giro dei soldi. Prendete quelli del leasing, per esempio. Le idee vengono solo dove ci sono dei soldi che ballano e bisogna sfruttare tutto. Ed è inutile fare delle teorie moralistiche, perché gli affari se non sono sfruttamento, cosa sono?"
Ancora prima che la conferenza finisse, la donna se n'è andata. Nel suo ufficio ha trovato ad attenderla un messaggio dello studente di letteratura, che voleva vederla per un motivo molto importante.

Avevano appuntamento in un bar, ma lo studente era ansioso e le è andato incontro passando in mezzo ai piccioni di piazza del Duomo. Stava per scoppiare un temporale, tutti i piccioni erano agitati e facevano voli brevi e frequenti, vagando a caso nell'aria. Appena ha visto di lontano la donna, lo studente le è corso incontro mostrandole un pacco di fogli e dicendo: "Ho scritto un romanzo sui lettori di libri! Un romanzo allegorico!"
Voleva raccontarglielo subito, lì all'impiedi tra i piccioni che cercavano di sfuggire alle raffiche di vento. Diceva d'essere molto contento del suo romanzo, che aveva scritto in un raptus di quindici giorni, durante i quali aveva finalmente capito tutto sui libri e sui lettori di libri. Fumava una sigaretta dietro l'altra, per l'eccitazione di aver finalmente capito tutto.
Il suo romanzo cominciava così: "c'è un giovane critico letterario che deve sempre partecipare a convegni di critici e scrittori, convegni con moltissima gente che parla per giorni e giorni senza mai smettere. Un bel mattino, svegliandosi nell'albergo dove è ospitato durante uno di questi convegni, gli succede una cosa davvero orribile.
Il critico letterario si sveglia con l'orrore per le frasi, per qualsiasi frase detta o scritta da lui o da altri. Non sa bene cosa gli stia succedendo, ma gli viene il desiderio d'esser legato saldamente a un letto, con la bocca e le orecchie tappate da cerotti per qualche anno, in modo da potersi rassegnare in silenzio all'orrore delle frasi che passano per la sua bocca, rendendolo fuori di sé. Perché sente con certezza che quando uno parla non è mai se stesso: che tutto quanto le frasi dicono non ha niente a che fare con chi le pronuncia o le scrive, e dipende soltanto dal terribile obbligo di dire qualcosa agli altri per tutta la vita.
Naturalmente, quando telefona alla direzione dell'albergo per chiedere di venir legato saldamente a un letto, con la bocca e le orecchie tappate da cerotti per qualche anno, nessuno riesce a capire quel suo orrore per le frasi, e lo prendono per un pazzo e lo ricoverano in una clinica.
Intanto sulla piazza del Duomo i piccioni investiti dalle folate di vento partivano a scatti, spesso si scontravano tra di loro e perdevano le piume. la donna s'era avviata di buon passo verso la galleria prospiciente la piazza in cerca d'un bar, e lo studente la inseguiva con l'ansia di raccontarle il seguito del suo romanzo.
Nel seguito del suo romanzo il critico è in una clinica, con la camicia di forza, e gli danno dei sedativi per farlo dormire a lungo. Durante quel lungo sonno lui fa un lungo sogno, che è la parte centrale del romanzo.
Sogna d'essere in una città nel bel mezzo d'uno sconfinato deserto. Qui capisce bene che gli abitanti si annoiano tutti a morte, perché vivere in mezzo al deserto e vedere sempre le dune di sabbia è piuttosto noioso. Il sognatore vede però per strada degli abitanti con un libro in mano, altri che leggono seduti sotto un albero, altri che vagano per sentieri del deserto, come sprofondati in un grande stupore. Dopo un po' capisce da cosa derivi quello stato di stupore: costoro sono lettori di libri, e sono così sprofondati nella stupefazione infinita a causa dei libri che hanno letto, delle storie o discorsi noiosissimi che hanno dovuto leggere nei libri.
Il sognatore capisce anche che questi stupefatti non possono più staccarsi dai libri, perché la stupefazione davanti alla assoluta noiosità dei libri li ha invasi, e non riescono più a riscuotersi. Ma osservandone alcuni si rende conto che, in quello stato di stupore, c'è anche una specie di felicità. Infatti, essendo la noia dei libri assoluta, li assolve da tutto il resto e rende irrilevante ogni altra noia, anche quella del deserto che hanno sempre davanti agli occhi.
Nella galleria psospiciente la piazza la donna e lo studente hanno bevuto un caffè in un bar, mentre lui continuava a raccontare il suo romanzo. Subito dopo la donna ha detto che doveva rientrare in ufficio. Intanto è cominciato a piovere, e adesso lo studente inseguiva la donna sotto la pioggia per raccontarle il resto della sua storia.
A questo punto la sua storia dice che, vagabondo per la città nel deserto, il sognatore incontra molti abitanti vestiti da cammellieri arabi, che vanno in giro con carri pieni di libri per venderli ai lettori stupefatti. Questi finti cammellieri arabi organizzano carovane per attraversare il deserto, e ogni volta portano indietro tonnellate di libri, che poi cercano di smerciare sia agli stupefatti che al resto della popolazione, senza far troppe differenze tra i libri che portano e le persone a cui li smerciano. Gli stupefatti non si accorgono di nulla, perché a loro basta trovare la felicità della noia assoluta, che mitiga la noia del deserto.
Ma ci sono altri abitanti vestiti da gangster, che protestano contro i mercanti. Costoro vanno in giro a dire che loro sanno distinguere i libri buoni da quelli cattivi, e non si fanno imbrogliare dai falsi cammellieri. Vanno in giro a dire che loro sanno cos'è il bello, il vero, e il buono; e non fanno che presentarsi a tutti come gente che sa giudicare queste cose, e dunque può giudicare qualsiasi cosa, e dunque può spiegare a tutti cosa si dovrebbe fare, dire, pensare. Poi questi giudicanti vanno anche a seccare gli stupefatti lettori, criticando la loro ottusa felicità, e spiegando loro cosa si dovrebbe leggere.
Nel suo sogno il sognatore adesso si ritrova ad un convegno di quei giudicanti vestiti da gangster, e qui ha la strana impressione d'esser morto. Ma da morto a quel convegno non riesce più a distinguere i falsi cammellieri dai falsi gangster, perché tutti sono vestiti da astronauti. Ascolta il lunghissimo discorso d'un astronauta che parla di libri e di scrittori, e quel discorso gli sembra così insopportabile che ad un tratto non resiste, si agita e urla: "Basta! Basta! Non se ne può più!", pur morto com'è. Agitandosi si sveglia in un albergo con l'orrore per le frasi, per qualsiasi frase detta o scritta da lui o da altri.
Si sveglia nello stesso albergo dove s'era già svegliato, con la stessa orribile sensazione. Mentre viene riportato nella stessa clinica, con la stessa camicia di forza, finalmente capisce cosa gli sta succedendo: capisce che quel ciclo di orrore per le frasi, e internamento in una clinica, esogno di una città nel deserto con stupefatti lettori di libri, dovrà ripetersi per lui all'infinito, finché qualcosa non verrà a liberarlo.
Nella piazza del Duomo i piccioni facevano voli sempre più storti e strampalati, non sapevano più dove andare sotto la pioggia, e lo studente a questo punto voleva sapere cosa la donna pensasse del suo romanzo, prima di portarlo ad un editore. Dunque le ha chiesto: "Allora, cosa ne dici? Tieni conto che è una visione, un romanzo allegorico, come si scrivevano una volta."
La donna s'è fermata sotto la pioggia e gli ha risposto: "Io non so come si scrivevano i romanzi una volta. Però se c'è Dio, di sicuro lui non è contento che ci facciamo troppe idee su quello che succede, e neanche che ascoltiamo quelli che parlano troppo. Io ti ho già ascoltato abbastanza, adesso vai per la tua strada e non telefonarmi più."
[CONTINUA]

venerdì 5 ottobre 2007

frigoriferi


Volete far scoprire qualcosa di voi stessi? fotografate il vostro frigo e postatelo su http://www.fridgewatcher.com, perchè dicono gli autori we are what we eat...

ma se siamo quello che mangiamo, sono messa maluccio... ultimamente ho un frigo che è un casino (non certo precisino come quello di Greg e Maria da Rio de Janeiro)... e ho perso 12 kg in 4 mesi ...

mi sa che faccio un salto alla Coop (ops al supermercato ;)

Tutti in taxi


Tutti in taxi : demonologia dell'automobile / Guido Viale. Milano : Feltrinelli, 1996. - 271 p. - (Serie bianca). - ISBN: 8807170132




Nonostante abbia ormai qualche annetto mi è sembrato un libro attualissimo... e sotto molti profili profetico. Da utente affezionata del mezzo pubblico, della bicicletta e dei piedi, alcune considerazioni mi sono sembrate pienamente condivisibili (ad es. "l'automobile rende stupidi"), mentre altre le ho trovate forzate e forse un po' pretestuose. Ad alcune invece sinceramente non avevo mai pensato... e trovare un libro che fa riflettere con intelligenza sinceramente non è cosa da poco.

questo post in realtà l'avevo scritto ieri ... e stamani (per punizione!) mi sono fatta due ore di coda per andare da una parte all'altra della città!

giovedì 4 ottobre 2007

G. Celati: I lettori di libri sono sempre più falsi (8 puntata)

[SEGUE]
Alla fine d'ottobre la donna ha trovato casa in un quartiere non periferico, ma l'appartamento non era ancora pronto e avrebbe dovuto aspettare ancora un mese prima di entrarci. Nel frattempo, con le prime piogge d'autunno è rispuntato l'ingenere,andandola a prendere all'uscita del lavoro. Questo sarà il loro ultimo incontro.
Adesso li vediamo piantati nel bel mezzo d'un vasto piazzale, all'ombra di tre palazzi a forma di parallelepipedi contro il cielo, dove infinite finestrelle non apribili compongono le superfici liscie e lustre degli incombenti edifici. L'individuo baffuto si avvicina alla donna, e sussurra con fare guardingo: "Voglio passare dalla vostra parte. Le deve ascoltare cosa ho da dirle su quel libro che ho letto. L'ho già letto tre volte. Devo parlare assolutamente con lei."
La donna gli fa presente: "Ingegnere, io non ne posso più di lei, se ne renda conto."
L'uomo rimane interdetto, e dopo una pausa comincia a dire: "Io sono abituato a parlare chiaro con i miei clienti, perché so che sono semplici e non falsi."
La donna l'interrompe: "Se viene a cercarmi un'altra volta io telefono a sua moglie."
Continua però l'ingegnere, sotto i palazzi pieni di inapribili finestrelle: "Ma voi lettori di libri siete ben strani! Certo che vi prendete tutti per chissà chi. E vi nascondete nel riserbo dell'incapacità di accettare qualcuno, oppure parlate senza parlare a nessuno. Ho anche notato che raramente riuscite a guardare un altro negli occhi. Signorina Virginia, perché?"
Quest'ultima domanda è rivolta alla signorina Virginia già lontana nel vasto piazzale, ma lei non la ode e quindi è come se l'uomo non avesse detto niente.
Già lontana lei rimuginava su tutte quelle richieste d'attenzione che le fanno sempre lo studente e l'uomo baffuto, ed ha cominciato a parlarsi da sola.
Un'ora dopo camminava per una strada piena di vetrine, e si accorgeva che anche le parole della pubblicità, sui muri, nei cartelloni, nei negozi, le facevano sempre richieste d'attenzione. Sembrava che tutte ammiccassero, ma diversamente da quelle dei libri, perché non davano trepidazione. Erano lì soltanto a dire: "Tu mi capisci, eh?"
Camminando più in fretta aveva l'impressione che anche i neon delle vetrine ammiccassero, sempre per richiamare la sua ttenzione. E ammiccavano anche i vestiti della gente, le pettinature, gli orologi, i giubbotti di plastica variopinti, dicendo sempre la stessa cosa: "Tu mi capisci, eh?"
Anche guardando le mosse della gente, credeva di vedere qualcosa. Le occhiate che si scambiavano, il tipo di andatura che assumevano, il loro volgersi cercando qualcosa con gli occhi nelle vetrine, erano sempre mosse per dire la stessa cosa. Dicevano tutti: "Tu mi capisci, eh?"
Tutto questo parlare attorno con mosse e ammiccamenti non era diverso dal suo parlarsi da sola, soltanto ch'era una cosa più grande. Quella strada era come una grande mente dove vagavano parole e pensieri di ombre, ma dove le ombre in giro sembrava si vergognassero d'esser ombre, e allora facevano sempre richieste d'attenzione per non essere prese per ombre, e tutti si prendevano a vicenda per qualcos'altro.
Quelle ombre che si vergognavano d'esser ombre si affollavano in un minuscolo luogo, una strada, con attorno spazi immensi che sfuggivano all'infinito. E in quel luogo c'era nell'aria una polvere che s'insinuava in qualsiasi angolo, ricopriva tutte le ombre e gli oggetti, si depositava sui neon e sulle vetrine. Era quella una strana polvere, che rendeva stupido tutto ciò che toccava, e che niente poteva arrestare, perché si sa che la polvere si ficca in tutti i buchi.
Nella sua visione la giovane donna aveva il pensiero che quella polevere facesse parte del suolo, fosse soltanto la qualità greve della terra, sollevatasi per il vento a formare un polverone che avvolgeva le ombre con una stupidità greve, o uno stupore ottuso d'esser ombre.
Ma allora, perché tutte quelle richieste d'attenzione che le ombre rivolgevano sempre in giro? Perché tutto quell'ammiccare senza trepidazione, nelle loro parole e mosse?
A questo punto s'è resa conto che i passanti si voltavano a guardarla, perché lei stava parlando da sola ad alta voce. S'è sentita impacciata, ma subito dopo la cosa non le dava più fastidio, perché aveva in mente: "Tanto, forse tutto quello che succede è sbagliato."

Una mattina in ufficio ha sentito dire che l'ingegnere baffuto era morto. S'era scontrato ad un incrocio a Lambrate, guidando a tutta velocità. Nell'ufficio i suoi colleghi dicevano che l'ingegnere di recente era molto cambiato, trascurava gli affari, s'era anche messo a leggere libri, e scocciava tutti volendone parlare, Poveretto, era stato venditore e un direttore d'agenzia così bravo! Chissà cosa gli era successo.
Appena tornata a casa, la donna ha cominciato a sbarazzarsi di tutti i suoi libri, portandoli per strada e abbandonandoli davanti ad un bidone della spazzatura. Ha fatto vari viaggi in ascensore, su e giù per quel palazzo che sembrava sempre spopolato, e a mezzanotte s'era liberata di tutta la carta stampata che aveva in casa.
Da quando le parole e le frasi dei libri non la inquietavano più come film di fantasmi, perché lei aveva imparato a cedere alle trepidazioni, le sembrava di vedere in quei segnetti neri qualcosa di ancora più inquietante.
Come le accadeva con le scritte per strada e i cartelli stradali visti di sfuggita, così credeva di scorgere nelle linee stampate qualcosa di incerto e indistinto: come un muto apparire contro cui le parole di agitavano.
Le sembrava che le parole scritte, e le parole in generale, lanciassero sempre segnali per attirare l'attenzione, con i più strani ammiccamenti. Ma era come se ammiccassero per dire: "Ascolta che adesso ti dico qualcosa," per poi non dire niente e solo per sbarrare il passo ad una apparenza estranea e senza facoltà di parola che spuntava là fuori.
Una volta le è venuto in mente che tutte le frasi dei libri e dei giornali e delle insegne pubblicitarie avessero solo questo scopo: di evitare che quel muto apparire si presentasse, e allontanare l'imbarazzo che il suo pensiero procura.
In ascensore al mattino, salendo in ufficio, si trovava faccia a faccia con persone che conosceva o non conosceva. Anche lì, quando quel muto apparire spuntava nel silenzio di qualche secondo e negli sguardi che s'incrociavano per caso, subito le frasi accorrevano per sbarrare il passo a quella minaccia: "Come va?", "Fa caldo oggi!", "Hai visto la partita in TV?"
In ufficio restava ad osservare uomini e donne che discutevano, e notava come muovessero sempre mani e braccia per mostrare che discutevano. Cosa dicevano? Sempre cose che gli altri sapevano già. Ma per ognuno sembrava fosse molto importante pronunciare delle frasi e mostrare di voler dire qualcosa, per poi non dire niente, o soltanto richiamare l'attenzione altrui sul fatto che lui stava parlando. Talvolta le persone che osservava fingevano di esprimere sorpresa, e qualcuno mostrava che non c'era niente di cui sorprendersi. Altre volte facevano finta di esprimere dolore, e qualcuno faceva le mosse di interessarsi al dolore. Erano sempre intenti a mostrare di esprimere qualcosa, per bloccare ogni muta apparenza.
Adesso parlandosi da sola nel lontano quartiere periferico, le sembrava che i libri l'avessero portata a farsi troppe idee, e che ogni trepidazione le mettesse altre idee per la testa, e che avere tante idee per la testa fosse una disgrazia.
In ufficio ormai riusciva a vedere soltanto quella messinscena delle frasi scambiate per tacitare il pensiero imbarazzante, ed evitare che l'apparenza estranea si presentasse. Allora per calmarsi si metteva a masticare alacremente una striscia di chewing-gume diceva a se stessa. "Loro sono gli altri." E pensava anche: "Chissà in che film sono, loro."
Alla fine di novembre ha traslocato, ed è entrata in una casa vuota e rimessa a nuovo, dove non c'era un solo libro e niente che le ricordasse quella messinscena che vedeva negli altri. Eppure la cosa estranea era là, nella muta superficie dei muri, nelle finestre dipinte color malva, o negli angoli stranamente ottusi del corridoio. Lei doveva parlarsi da sola e cercar d'essere lieta, davanti a quel muto apparire che la osservava là fuori ogni momento.
Soltanto un vechhio lampione nel parco di fronte, quando si accendeva al tramonto, la confortava salutandola con un gesto magnanimo: "Salve! Anche stasera siamo qua."
[CONTINUA]