martedì 31 luglio 2007

Voci




Le voci / Claudio Magris. - Genova : Il melangolo, 1995. - 48 p. - (Nugae ; 86). - ISBN: 8870182886


(se clicchi sull'immagine vai alla scheda su IBS!)



276504, 572441, 283770, 326429, 722816... sinuose, gracchianti, sensuali, morbide, sottomesse, risentite, sfacciate, indulgenti, cupe, reali, irreali, corpose... voci di donne... voci incise su segreterie telefoniche, voci da ascoltare in silenzio, voci di cui innamorarsi e con le quali costruire perfette storie d'amore.

Perché "una voce vera, consapevole, necessaria è solo quella registrata, così come una vera parola è solo quella che si scrive sulla carta, soli nella propria camera, tranquilli - là fuori, oltre la finestra, il cielo è vuoto, si sbianca come un viso sempre più pallido, il sole è sparito e il sangue è colato tutto via, non ce n'è più..., in alto, sul cortile stretto fra le case, il cielo è un viso di marmo; anche la carta è bianca e le parole sono lì, nere e blu, in bella calligrafia, le parole vere, silenziose, ordinate, mica quelle che si blaterano nel pigia pigia della gente e delle cose. E così è con la voce pura registrata sulla segreteria: scandita come una musica, libera".

fortuito e fortunato incontro quello con questo libro: ho iniziato a sfogliarlo e mi sono sentita come trasportata...

lunedì 30 luglio 2007

G. Celati: I lettori di libri sono sempre più falsi (4 puntata)

[SEGUE]
La giovane donna ha pensato che lo studente non avesse tutti i torti. Dato che i libri non li aveva mai letti, se si fosse presentata da sola non sarebbe stata fiutata dai clienti.
Così è tornata ad essere una donna con una professione: si è tagliata i capelli, corti con frangia; ha riadattato una vecchia gonna, accorciandola sopra il ginocchio; s'é messa il rossetto e i tacchi alti (era un po' bassa di statura); e una mattina è uscita da sola a vendere libri di casa in casa per quartieri periferici. Eccola là, che aspetta un autobus assieme ad altra gente, nell'aperto giorno.
Due settimane dopo. Una sera lo studente è tornato a casa con la faccia livida, perché neppure quel giorno ha venduto niente. La donna ha preparato la cena e i due si sono seduti a tavola. Lo studente chiede: "E tu, cos'hai combinato oggi?" Lei risponde: "Anche oggi due enciclopedie."
Dopo cena lo studente resta in piedi a fissare il muro e parla tra sé: "Anch'io vorrei essere accettato dai clienti come un loro simile. Mi piacerebbe cambiare, trasformarmi davvero, ma non ci riesco. Mi vergogno tanto."
La donna dice: "Se vuoi, ti aiuto." Lui chiede: "Ma come?" Lei ci pensa e risponde: "Potrei stare attenta che non cadi in tentazione."
Siamo al mese di novembre, e gli affari della giovane donna andavano a gonfie vele. L'ingegnere adesso era molto soddisfatto di quei due, che s'erano davvero trasformati. Lui non sapeva che andavano a lavorare separatamente, ogni sera arrivavano sul suo tavolo due o tre contratti, ed è quello che conta. Intanto lo studente non vendeva mai niente e campava alle spalle della giovane donna.
Al rientro dal lavoro lei lo sorvegliava in silenzio per capire se lui pensasse ancora ai libri da leggere. Lo seguiva da una camera all'altra, affinché non cadesse nella tentazione di prendere un libro in mano. Ogni tanto cercava di capire cosa lui avesse in mente, dicendogli all'improvviso: "Confessa che ci pensi ancora ai libri da leggere!"
Quasi sempre lui si rintanava nel mutismo, ma altre volte arrossendo confessava: "Si è vero, ci penso ancora." Allora lei gli dava dei consigli: "Perché non provi a sfogliare i miei giornali illustrati, quando ti viene la tentazione?"
Alla domenica lei andava a Codogno da sua sorella per fare una passeggiata nelle campagne, e doveva protarlo con sé, altrimenti lui da solo in casa si sarebbe di sicuro messo a leggere un libro. Ma allo studente questa passeggiate piacevano poco, si annoiava quando lei gli faceva notare gli odori della campagna, e soprattutto non sopportava sua sorella che parlava solo dei figli e degli acquisti per la casa. In conclusione, quelle scampagnate domenicali lo innervosivano ancora di più dei giorni di lavoro.
E nei giorni di lavoro, da quando non poteva più leggere libri e neanche pensare a cosa volessero dire, lo studente era sempre molto agitato. Era in uno stato di diperazione da cui niente lo sollevava, tranne l'idea di poter montare una donna.
Dunque ogni notte la giovane donna lo accoglieva nel proprio letto. E lì prima di addormentarsi, lui si metteva a parlarle d'uno strano pensiero che sempre l'assillava: "Sono proprio io che faccio questa vita? A me sembra di no, perché è troppo stupida. Cioè, mi sembra che non sono io ma un altro che io guardo da fuori, e so tutto di lui, e mi vergogno per lui. Ma se quest'altro lo vedo da fuori, dove sono io? Sono qualcosa o non sono niente?"
Oltre a ciò ogni notte adesso si svegliava con l'insonnia (è finita l'epoca in cui dormire era così facile), e doveva andare in cucina a guardare un muro, in attesa che gli tornasse il sonno.
Allora si alzava anche la giovane donna, per sorvegliare che lui non si mettesse a leggere un libro di nascosto. E trovandolo seduto con la testa tra le mani, che si lamentava, le veniva compassione per lui. Gli portava qualche giornale illustrato da sfogliare, e gli offriva una striscia di chewing-gum da masticare, pdistrarlo dai suoi pensieri e dalle tentazioni.

Nonostante tutte le preoccupazioni della sua compagna d'alloggio, in effetti lo studente le tentazioni andava anche a cercarsele. Ad esempio si fermava a guardare ogni vetrina di libreria che trovava sul suo cammino.
Una mattina davanti ad una libreria ha incontrato un assistente universitario, con cui s'era intrattenuto qualche volta a parlare. L'altro l'ha invitato ad una conferenza che si sarebbe tenuta in un teatro del centro cittadino, dove ci sarebbero stati critici e scrittori famosi, e lo studente ha accettato l'invito.
Quand'è venuta la domenica s'è finto malato, per non accompagnare la giovane donna a Codogno. Nel pomeriggio ha preso un autobus e s'è recato in un vecchio teatro, pieno di centinaia di lettori di libri. Qui stava parlando un critico famoso dall'aria molto distinta e molto giovanile, e subito dopo ha preso la parola un altro critico famoso con l'aria più matura, chiamato da tutti Aborgast (nome d'un personaggio in un film di Alfred Hotchcock, al quale non assomigliava affatto).
Lo studente di letteratura ha ascoltato quei discorsi col cuore che gli batteva forte, anche perché non ci capiva molto. Ma quando il pubblico è stato invitato a porre domande, lui ha alzato la mano ed ha trovato la forza di rivolgersi al critico chiamato Aborgast, per interrogarlo sui suoi gusti letterari.
Aborgast ha così risposto: "I miei gusti letterari? Io voglio che un libro non sia lagnoso. Se un autore è disperato, che s'impicchi. Io leggo due o tre pagine, e quando le trovo lagnose o disperate stronco il libro. Non c'è niente di meglio d'una buona stroncatura, per avvertire un autore che si sta mettendo sulla cattiva strada."
Sconcertato da questo discorso e vergognandosi molto, lo studente ha però trovato il coraggio per porre un'altra domanda che gli stava a cuore da molto tempo, su cosa i libri vogliano dire. Ma ciò ha soltanto infastidito Aborgast, che ha interrotto la discussione dicendo: "Queste cose se le chiede solo chi non capisce niente di letteratura. Se in un libro io trovo questa domanda, stronco il suo autore per tutta la vita."
Più depresso che mai lo studente è tornato a casa arrossendo fino alle orecchie e traballando dalla vergogna, perché le risposte di quel critico famoso l'avevano fatto sentire stupido e ignorantissimo. E appena a casa s'è subito messo a leggere un libro, in attesa che la sua compagna tornasse da Codogno.
L'indomani ha cominciato a leggere libri di nascosto appena poteva, soprattutto durante gli spostamenti in autobus o in metropolitana. Giungendo davanti ad un palazzo dove doveva intervistare un cliente per convincerlo a comprare un'enciclopedia, ogni volta gli passava la voglia e andava a cercare un bar dove poter continuare le sue letture. Al termine del suo supposto lavoro, certe sere si fermava in una latteria sotto casa per finire un romanzo iniziato al mattino, che poi gettava in un bidone della spazzatura prima di rientrare.
Ma ormai non ne aveva più voglia di andare in giro perquartieri deprimenti, senza scopo, leggendo romanzetti comprati nelle edicole delle stazioni. Di fare il venditore di libri a rate proprio non se la sentiva più. Gli sarebbe piaciuto scrivere, diventare anche lui un critico, e pubblicare libri che altri poi sarebbero andati a vendere con successo.
Così ha smesso del tutto di andare in quei quartieri deprimenti, e adesso vagava soltanto e vagando sognava.
Una notte è stato preso dalla smania di montare più volte la giovane donna. Quando finalmente si è sentito soddisfatto, dalla bocca gli sono uscite le seguenti frasi: "Che bello sarebbe adesso poter leggere un romanzo fino all'alba. Poi farsi una doccia, mettersi alla macchina da scrivere, e scrivere un articolo che spieghi cosa vuol dire quel libro. Ho capito che questa è la mia strada nella vita."
Tali fantasie sono apparse alquanto bizzarre alla giovane donna, che s'è messa a ridere. Lui s'è offeso ed è tornato in camera sua sbattendo la porta. L'indomani ha ripreso a leggere i libri apertamente.
Ormai stava per venire l'inverno, e lo studente restava tutto il giorno per le vie del centro cittadino, entrando in ogni libreria e progettando colossali acquisti di libri d'ogni tipo. Gli bruciavano ancora le risposte di quel critico famoso, che l'aveva fatto sentire stupido e ignorantissimo, e meditava forme di rivalsa.
E' andato dall'ingegnere a dirgli che si licenziava e che il suo metodo era tutto un imbroglio. Per poco l'ingegnere baffuto non lo prendeva a calci.
Qualcuno pensa che le ambizioni siano pregiudizi che cercano di diventar sostanza, attraverso i nostri spasimi. E in quel momento gli spasimi dello studente erano molti, perché lui ambiva congedarsi dall'altro che faceva una vita stupida e ridicola, l'altro che lui guardava da fuori e di cui si vergognava, il quale certamente non era lui ma un altro, un poveraccio, chissà chi.
Dopo esser stato cacciato via dall'ingegnere con molti insulti, appena s'è ritrovato per strada ha capito che non se la sentiva più di condividere l'appartamento con quella piccola donna tanto sicura di sé, la quale non capiva niente delle sue ambizioni.
Se n'è andato ad abitare con una ragazza che sulle prime s'era presentata a lui come una grande lettrice di romanzi, appassionata di tutte le letterature, ma che poi si rivelava nient'altro che una mentitrice: una che aveva letto qualche libro per obbligo quando andava a scuola, e dopo non era più riuscita a leggerne altri perché (come ha confessato) qualsiasi libro le faceva venire un profondo sonno istantaneo.
La scoperta ha molto deluso il nostro studente di letteratura. Ma siccome s'era già istallato in casa della mentitrice, e l'inverno era rigido e quella casa confortevole, dunque ha pensato fosse il caso di restarci.
[CONTINUA, mi dispiace ma dopo le ferie!]

venerdì 27 luglio 2007

G. Celati: I lettori di libri sono sempre più falsi (3 puntata)

[SEGUE]
La giovane donna ha pensato che lo studente non avesse tutti i torti. Dato che i libri non li aveva mai letti, se si fosse presentata da sola non sarebbe stata fiutata dai clienti.
Così è tornata ad essere una donna con una professione: si è tagliata i capelli, corti con frangia; ha riadattato una vecchia gonna, accorciandola sopra il ginocchio; s'é messa il rossetto e i tacchi alti (era un po' bassa di statura); e una mattina è uscita da sola a vendere libri di casa in casa per quartieri periferici. Eccola là, che aspetta un autobus assieme ad altra gente, nell'aperto giorno.
Due settimane dopo. Una sera lo studente è tornato a casa con la faccia livida, perché neppure quel giorno ha venduto niente. La donna ha preparato la cena e i due si sono seduti a tavola. Lo studente chiede: "E tu, cos'hai combinato oggi?" Lei risponde: "Anche oggi due enciclopedie."
Dopo cena lo studente resta in piedi a fissare il muro e parla tra sé: "Anch'io vorrei essere accettato dai clienti come un loro simile. Mi piacerebbe cambiare, trasformarmi davvero, ma non ci riesco. Mi vergogno tanto."
La donna dice: "Se vuoi, ti aiuto." Lui chiede: "Ma come?" Lei ci pensa e risponde: "Potrei stare attenta che non cadi in tentazione."
Siamo al mese di novembre, e gli affari della giovane donna andavano a gonfie vele. L'ingegnere adesso era molto soddisfatto di quei due, che s'erano davvero trasformati. Lui non sapeva che andavano a lavorare separatamente, ogni sera arrivavano sul suo tavolo due o tre contratti, ed è quello che conta. Intanto lo studente non vendeva mai niente e campava alle spalle della giovane donna.
Al rientro dal lavoro lei lo sorvegliava in silenzio per capire se lui pensasse ancora ai libri da leggere. Lo seguiva da una camera all'altra, affinché non cadesse nella tentazione di prendere un libro in mano. Ogni tanto cercava di capire cosa lui avesse in mente, dicendogli all'improvviso: "Confessa che ci pensi ancora ai libri da leggere!"
Quasi sempre lui si rintanava nel mutismo, ma altre volte arrossendo confessava: "Si è vero, ci penso ancora." Allora lei gli dava dei consigli: "Perché non provi a sfogliare i miei giornali illustrati, quando ti viene la tentazione?"
Alla domenica lei andava a Codogno da sua sorella per fare una passeggiata nelle campagne, e doveva protarlo con sé, altrimenti lui da solo in casa si sarebbe di sicuro messo a leggere un libro. Ma allo studente questa passeggiate piacevano poco, si annoiava quando lei gli faceva notare gli odori della campagna, e soprattutto non sopportava sua sorella che parlava solo dei figli e degli acquisti per la casa. In conclusione, quelle scampagnate domenicali lo innervosivano ancora di più dei giorni di lavoro.
E nei giorni di lavoro, da quando non poteva più leggere libri e neanche pensare a cosa volessero dire, lo studente era sempre molto agitato. Era in uno stato di diperazione da cui niente lo sollevava, tranne l'idea di poter montare una donna.
Dunque ogni notte la giovane donna lo accoglieva nel proprio letto. E lì prima di addormentarsi, lui si metteva a parlarle d'uno strano pensiero che sempre l'assillava: "Sono proprio io che faccio questa vita? A me sembra di no, perché è troppo stupida. Cioè, mi sembra che non sono io ma un altro che io guardo da fuori, e so tutto di lui, e mi vergogno per lui. Ma se quest'altro lo vedo da fuori, dove sono io? Sono qualcosa o non sono niente?"
Oltre a ciò ogni notte adesso si svegliava con l'insonnia (è finita l'epoca in cui dormire era così facile), e doveva andare in cucina a guardare un muro, in attesa che gli tornasse il sonno.
Allora si alzava anche la giovane donna, per sorvegliare che lui non si mettesse a leggere un libro di nascosto. E trovandolo seduto con la testa tra le mani, che si lamentava, le veniva compassione per lui. Gli portava qualche giornale illustrato da sfogliare, e gli offriva una striscia di chewing-gum da masticare, pdistrarlo dai suoi pensieri e dalle tentazioni.

Nonostante tutte le preoccupazioni della sua compagna d'alloggio, in effetti lo studente le tentazioni andava anche a cercarsele. Ad esempio si fermava a guardare ogni vetrina di libreria che trovava sul suo cammino.
Una mattina davanti ad una libreria ha incontrato un assistente universitario, con cui s'era intrattenuto qualche volta a parlare. L'altro l'ha invitato ad una conferenza che si sarebbe tenuta in un teatro del centro cittadino, dove ci sarebbero stati critici e scrittori famosi, e lo studente ha accettato l'invito.
Quand'è venuta la domenica s'è finto malato, per non accompagnare la giovane donna a Codogno. Nel pomeriggio ha preso un autobus e s'è recato in un vecchio teatro, pieno di centinaia di lettori di libri. Qui stava parlando un critico famoso dall'aria molto distinta e molto giovanile, e subito dopo ha preso la parola un altro critico famoso con l'aria più matura, chiamato da tutti Aborgast (nome d'un personaggio in un film di Alfred Hotchcock, al quale non assomigliava affatto).
Lo studente di letteratura ha ascoltato quei discorsi col cuore che gli batteva forte, anche perché non ci capiva molto. Ma quando il pubblico è stato invitato a porre domande, lui ha alzato la mano ed ha trovato la forza di rivolgersi al critico chiamato Aborgast, per interrogarlo sui suoi gusti letterari.
Aborgast ha così risposto: "I miei gusti letterari? Io voglio che un libro non sia lagnoso. Se un autore è disperato, che s'impicchi. Io leggo due o tre pagine, e quando le trovo lagnose o disperate stronco il libro. Non c'è niente di meglio d'una buona stroncatura, per avvertire un autore che si sta mettendo sulla cattiva strada."
Sconcertato da questo discorso e vergognandosi molto, lo studente ha però trovato il coraggio per porre un'altra domanda che gli stava a cuore da molto tempo, su cosa i libri vogliano dire. Ma ciò ha soltanto infastidito Aborgast, che ha interrotto la discussione dicendo: "Queste cose se le chiede solo chi non capisce niente di letteratura. Se in un libro io trovo questa domanda, stronco il suo autore per tutta la vita."
Più depresso che mai lo studente è tornato a casa arrossendo fino alle orecchie e traballando dalla vergogna, perché le risposte di quel critico famoso l'avevano fatto sentire stupido e ignorantissimo. E appena a casa s'è subito messo a leggere un libro, in attesa che la sua compagna tornasse da Codogno.
L'indomani ha cominciato a leggere libri di nascosto appena poteva, soprattutto durante gli spostamenti in autobus o in metropolitana. Giungendo davanti ad un palazzo dove doveva intervistare un cliente per convincerlo a comprare un'enciclopedia, ogni volta gli passava la voglia e andava a cercare un bar dove poter continuare le sue letture. Al termine del suo supposto lavoro, certe sere si fermava in una latteria sotto casa per finire un romanzo iniziato al mattino, che poi gettava in un bidone della spazzatura prima di rientrare.
Ma ormai non ne aveva più voglia di andare in giro perquartieri deprimenti, senza scopo, leggendo romanzetti comprati nelle edicole delle stazioni. Di fare il venditore di libri a rate proprio non se la sentiva più. Gli sarebbe piaciuto scrivere, diventare anche lui un critico, e pubblicare libri che altri poi sarebbero andati a vendere con successo.
Così ha smesso del tutto di andare in quei quartieri deprimenti, e adesso vagava soltanto e vagando sognava.
Una notte è stato preso dalla smania di montare più volte la giovane donna. Quando finalmente si è sentito soddisfatto, dalla bocca gli sono uscite le seguenti frasi: "Che bello sarebbe adesso poter leggere un romanzo fino all'alba. Poi farsi una doccia, mettersi alla macchina da scrivere, e scrivere un articolo che spieghi cosa vuol dire quel libro. Ho capito che questa è la mia strada nella vita."
Tali fantasie sono apparse alquanto bizzarre alla giovane donna, che s'è messa a ridere. Lui s'è offeso ed è tornato in camera sua sbattendo la porta. L'indomani ha ripreso a leggere i libri apertamente.
Ormai stava per venire l'inverno, e lo studente restava tutto il giorno per le vie del centro cittadino, entrando in ogni libreria e progettando colossali acquisti di libri d'ogni tipo. Gli bruciavano ancora le risposte di quel critico famoso, che l'aveva fatto sentire stupido e ignorantissimo, e meditava forme di rivalsa.
E' andato dall'ingegnere a dirgli che si licenziava e che il suo metodo era tutto un imbroglio. Per poco l'ingegnere baffuto non lo prendeva a calci.
Qualcuno pensa che le ambizioni siano pregiudizi che cercano di diventar sostanza, attraverso i nostri spasimi. E in quel momento gli spasimi dello studente erano molti, perché lui ambiva congedarsi dall'altro che faceva una vita stupida e ridicola, l'altro che lui guardava da fuori e di cui si vergognava, il quale certamente non era lui ma un altro, un poveraccio, chissà chi.
Dopo esser stato cacciato via dall'ingegnere con molti insulti, appena s'è ritrovato per strada ha capito che non se la sentiva più di condividere l'appartamento con quella piccola donna tanto sicura di sé, la quale non capiva niente delle sue ambizioni.
Se n'è andato ad abitare con una ragazza che sulle prime s'era presentata a lui come una grande lettrice di romanzi, appassionata di tutte le letterature, ma che poi si rivelava nient'altro che una mentitrice: una che aveva letto qualche libro per obbligo quando andava a scuola, e dopo non era più riuscita a leggerne altri perché (come ha confessato) qualsiasi libro le faceva venire un profondo sonno istantaneo.
La scoperta ha molto deluso il nostro studente di letteratura. Ma siccome s'era già istallato in casa della mentitrice, e l'inverno era rigido e quella casa confortevole, dunque ha pensato fosse il caso di restarci.
[CONTINUA]

mercoledì 25 luglio 2007

G. Celati: I lettori di libri sono sempre più falsi (2 puntata)

[SEGUE]
Un uomo baffuto di mezz'età li ha ricevuti nell'agenzia di vendite rateali d'una grande casa editrice, ed ha spiegato che si trattava di vendere libri a rate di casa in casa, soprattutto enciclopedie. L'uomo baffuto subito s'è rivelato il direttore dell'agenzia, un ingegnere che s'era dato a vendere libri perché quel mestiere gli permetteva di guadagnare molti soldi, come lui stesso ha ammesso francamente.
"Io ho un metodo di vendita sicuro, e su questo non ci sono dubbi," ha detto l'uomo baffuto, "però bisogna vedere se uno ha le qualità per capirlo. Comunque vi porto subito in giro perché vediate come si fa, e poi decideremo".
E' una giornata ventosa, pioviggina. Sulla grande automobile dell'ingegnere, lo studente e la giovane donna vanno in giro per quartieri periferici che non sapevano nemmeno esistessero, quartieri di palazzoni che sorgono in mezzo a brulle campagne, o quartieri che sembrano distese infinite di scritte pubblicitarie, oppure zone attraversate da maree di automezzi che defluiscono verso qualche autostrada. Hanno con sé liste di possibili clienti fornite dall'ufficio vendite della grande casa editrice, e le sfogliano guardando dai finestrini, chiedendosi dove sono e cosa succederà.
Per tutto il giorno succedono sempre le stesse cose. Vanno a suonare il campanello d'un possibile acquirente, in uno di quei grandi palazzi, e si presentano a gente sconosciuta dicendo che stanno facendo un'inchiesta di mercato: vorrebbero intervistare qualcuno della famiglia per sapere quali siano le sue letture preferite, cosa amerebbe leggere ecc.
L'ingegnere ha già spiegato ai due allievi che questa fase d'approccio con il cliente non deve durare più di tre minuti, a partire dal momento in cui si suona il campanello. In tre minuti il venditore deve riuscire a farsi invitare in casa, mettersi a sedere comodamente, fare l'intervista scrivendo le risposte su un apposito modulo, e subito proporre all'intervistato la'cquisto d'una enciclopedia o d'una serie di volumi molto costosi, redigendo già il contratto d'acquisto mentre spiega il sistema delle rate mensili.
I due allievi guardano l'ingegnere muoversi sempre a proprio agio, nelle case di quegli sconosciuti dove vanno a suonare il campanello. E guardano quegli sconosciuti che sono disorientati a casa loro, nei loro salotti, tra i loro mobili e soprammobili, mentre vengono persuasi ad acquistare libri costosissimi di cui non hanno mai sentito parlare, e che non li interessano.
Se gli sconosciuti però scuotono il capo per dire che la cosa non li interessa, l'ingegnere cita subito le loro risposte scritte nel modulo, mostrando che si stanno contraddicendo.
Se gli sconosciuti poi fanno obiezioni più sostanziali, come ad esempio: "No, non compro libri, ho ben altro a cui pensare", l'ingegnere risponde loro in modo brusco e senza guardarli in faccia, mostrando chiaramente che gli stanno facendo perdere del tempo prezioso. E interrompe sistematicamente ogni loro obiezione, citando tutta la lista dei motivi validi per l'acquisto dei libri.
I due allivei capiscono che l'abilità dell'ingenere consiste nel rispondere a colpo sicuro a tutte le obiezioni, con la citazione dei motivi d'acquisto, e quindi nell'esaurire in fretta le obiezioni (questa fase non deve superare i sei minuti), offrendo immediatamente al cliente la penna per firmare il contratto.
Come l'ingegnere ha già spiegato ai due allievi, il venditore deve sempre andarsi a sedere alla destra del cliente, così che il gesto di mettergli la penna nella mano destra appaia più semplice, e la firma del contratto risulti come l'esito d'una dinamica naturale. E questa è una mossa di grande destrezza, che ogni volta sorprende i due allievi.
Trovandosi con la penna in pugno e senza riuscire a farsi venire in mente altre obiezioni, il cliente abbassa il pugno e firma il contratto, che gli viene immediatamente strappato di mano dall'ingegnere già in piedi e pronto ad avviarsi verso la porta. Mentre l'ingegnere si avvia, a volte lo sconosciuto si pente d'aver firmato e lo richiama per ridiscutere la cosa. Senza voltarsi l'ingegnere risponde che dovrà vedersela con gli avvocati della sua casa editrice, perché un contratto è un contratto e va rispettato.
Altre volte succede che lo sconosciuto voglia informarsi sui libri che h acquistato. Allora l'ingegnere risponde con tono secco di non saperne niente, perché i libri lui li vende, non li legge mica.

Prima di mandarli a vender libri in qualche periferia sperduta, l'ingegnere ha fornito ai due allievi una serie di istruzioni molto precise, circa lo spirito del suo metodo. In particolare ha detto: "Mai dare confidenza al cliente. Il cliente bisogna sempre tenerlo un po' in soggezione, un po'intimidito, così lui compra in fretta per togliersi dall'imbarazzo.Invece se lo trattate bene, lui si crede furbo e non compra più niente. State attenti, questa è la legge del mondo!"
Immaginiamo adesso lo studente di letteratura e la giovane donna inviati in missione di vendita. Lo studente si presenta nelle case degli sconosciuti con parlantina spigliata e stile da uomo senza scrupoli, a imitazione dell'ingegnere. La giovane donna gli fa da assistente, porgendogli il modulo dell'intervista, il contratto e la penna al momento giusto.
Quando è il momento di smontare le obiezioni degli sconosciuti, lo studente si attiene allo spirito del metodo. E lo spirito del metodo dice che alle obiezioni dei clienti bisogna sempre rispondere con frasi che non c'entrano niente con quelle obiezioni, ma che intanto suggeriscono un motivo valido per comprare. Solo così ad un certo punto il cliente perderà il filo dei suoi pensieri, e nessuna obiezione gli verrà più in mente.
Però, se smontare le obiezioni è abbastanza facile, far poi giungere la penna nella mano destra del cliente in modo così naturale che egli firmi il contratto senza quasi accorgersene, è una mossa di grande destrezza piuttosto difficile da prender su.
Per questo motivo, dopo sei giorni di duro lavoro, durante i quali hanno girato per quartieri deprimenti dalla mattina alla sera, sempre tentando quella mossa della penna senza mai azzeccarla, i due non sono anocra riusciti a vendere un libro.
L'ingegnere li ha convocati e chiede loro: "Ditemi un po', cosa c'è che non va in vioi due? Siete disturbati di mente? Bevete? Oppure siete gente che legge libri?"
Lo studente ammette a testa bassa d'esser uno che legge libri, e molti. Al che l'ingegnere scoppia ad urlare, furibondo: "Ecco perché non vendete niente, Cristo!I clienti vi fiutano!"
Poi si calma, ed espone ai due allievi com'è la realtà dei fatti: "Un cliente compra perché è a disagio o intimidito, insomma messo in dispari, e solo per quello. Ma se fiuta che il venditore è uno che legge libri, gli vengono dei sospetti. Gli viene il sospetto che i libri bisogna anche leggerli, oltre che comprarli. E allora non compra più niente, è un cliente rovinato per tutta la vita!"
L'ingegnere aggiunge, con tono preoccupato: "Perché i clienti fiutano! Ecco perché un buon venditore non deve mai leggere libri, per non farsi fiutare e così mettere in sospetto il cliente."
Lo studente di letteratura non ha afferrato bene questo concetto, ma non vi ha dato troppo peso per non doversi sforzare a capire cose che non gli interessano; in fondo a lui interessa leggere libri, non gli interessa mica se i clienti lo fiutano.
Passano però altri giorni durante i quali la penna per firmare il contratto non riesce mai a giungere nella mano destra del cliente con l'auspicata naturalezza, anche perché il cliente protesta vivacemente quando gli viene ficcata in mano di forza, e a volte sbatte fuori di casa i due intrusi, che si ritrovano per strada avviliti e frastornati.
L'ingegnere li ha convocati di nuovo per rivolgere loro un ultimatum: "Ascoltatemi bene, voi due, e per l'ultima volta, perché io non ho tempo da perdere. Voi dovete chiedervi questo: cos'è un libro? Un libro è carta stampata da vendere, prima d'esser roba che si legge. Questa è la concretezza della cosa in sé. Se capite questo, avrete in mano una chiave del pensiero e potrete liberarvi di tutte le illusioni dei libri".
L'ingegnere continua: "E notate che il cliente la pensa anche lui così. Anche lui vuole solo la concretezza della cosa in sé, non le illusioni delle parole. Ma solo dopo che voi vi sarete trasformati, diventando come lui, lui potrà considerarvi suoi simili. Perché finalmente non fiuterà più l'odore delle illusioni che riempiono la testa dei lettori di libri. Accettate voi di cambiare? Avete dieci giorni di tempo per dimostrarlo."
Lo studente ha borbottato in fretta che accettava di cambiare, ma solo perché era totalmente perplesso che non sapeva cosa stava dicendo. D'altra parte, andare in giro sei giorni alla settimana in zone sconosciute del mondo, mangiando panini nei bar e ritrovandosi a casa solo a sera, stanchi e instupiditi: non è questo già un gran cambiamento di vita? E quando mai resta il tempo per pensare ai libri da leggere?
Arriva però la domenica. In casa da solo tutto il giorno, allo studente viene naturale di prender in mano un romanzo e poi leggerlo fino a sera, perdendosi nelle illusioni e fantasticherie di cui parlano i libri.
Alla sera la giovane donna torna da una visita alla sorella che abita a Codogno, e trova il suo compagno d'alloggio sprofondato nella lettura. Gli dice: "Ma perché non smetti davvero di leggere libri, come ha detto l'ingegnere?"
Risponde lo studente: "E' tutta una roba da pazzi, la teoria d'un matto, e tu ci credi?"
Spiega la giovane donna: "Ma noi dobbiamo guadagnare soldi, non abbiamo scelta."
E lo studente sbattendo il libro per terra le urla, molto seccato: "E' comodo per te che leggi solo giornali illustrati venirmi a far la predica sui libri. Perché non ci vai tu da sola a vendere le enciclopedie? Ignorante come sei, te di sicuro i clienti non ti fiutano!"
[CONTINUA]

lunedì 23 luglio 2007

G. Celati: I lettori di libri sono sempre più falsi (1 puntata)

Come già anticipato pochissimi giorni fa ecco a puntate il racconto di Gianni Celati tratto da Quattro novelle sulle apparenze...

I LETTORI DI LIBRI SONO SEMPRE PIU' FALSI

Uno studente di letteratura venuto a Milano per seguire i corsi di letteratura all'università, ha cercato a lungo di comprendere cosa vogliano dire i libri, e cosa vogliano dire i professori che parlano di libri e di letteratura.
Appena sbarcato all'università aveva subito cominciato a sentirsi a disagio, perché tutti i discorsi che ascoltava durante le lezioni erano per lui incomprensibili. Inoltre si vergognava di provenire da un istituto tecnico-professionale, i cui studenti sono considerati inferiori a quelli che provengono dal liceo; e così spesso il nostro studente arrossiva.
A volte, non capendo neanche un decimo delle frasi d'un suo insegnante, arrossiva fino alle orecchie e doveva fuggire dall'aula. Cercava dunque un libro che potesse spiegargli di cosa parlano i libri e i professori.
Un giorno ha conosciuto quattro studenti napoletani e si è accorto che questi, grazie alla loro lunga esperienza di studenti falliti e fuori corso, erano giunti a farsi qualche idea su cosa succede nelle aule universitarie. Il nostro studente non era ancora riuscito a trovare un libro che gli spiegasse di cosa parlano i libri e i professori, e dunque s'è rivolto ai quattro napoletani, i quali ben volentieri hanno accettato di spiegargli le idee che loro d'erano fatte in materia.
Gli hanno detto che nelle aule universitarie ogni insegnante non fa che vantarsi d'aver capito benissimo i libri che ha letto, e che gli studenti debbono solo imparare a far la stessa cosa.
Il nostro studente ha cominciato allora ad osservare attentamente tutti i professori, e alla fine la spiegazione gli è parsa convincente. S'è dato qundi a cercar di imparare i discorsi e gli atteggiamenti dei suoi insegnanti, in modo da potersi anche lui vantare d'aver capito benissimo i libri in programma, e così sostenere qualche esame.
Sulle prime la cosa gli è parsa un po' difficile, per via di tutti i libri in programma che avrebbe dpvuto leggere; ma poi i quattro studenti napoletani sono venuti in suo soccorso spiegandogli come si fa. Gli hanno spiegato che da un libro bastava ricavare poche frasi di rilievo, in modo da poter opporre un'idea ad un'altra idea, e così mostrare di aver capito tutto. Anzi, secondo loro le frasi di rilievo non bisognava neanche ricavarle dal libro, bensì dall'introduzione che spiega di cosa parla quel libro, e questo era il metodo migliore.
Mettendo in pratica questi consigli, lo studente di letteratura è effettivamente riuscito a superare alcuni esami con buoni voti. A questo punto però gli è sorto un dubbio, sul quale ha rimuginato alcuni mesi, con la testa confusa. Il dubbio era questo: mentre per lui era ormai molto chiaro che i professori non parlano per vantare quello che c'è scritto nei libri, bensì soltanto per vantare se stessi di averlo capito, per lo stesso motivo non gli era affatto chiaro cosa ci fosse scritto nei libri, e dunque di cosa parlasse egli stesso quando ad un esame si vantava di averli capiti.
Bloccato da questo dubbio vagava per le strade pensandoci su, e senza più pensare agli esami che avrebbe dovuto sostenere. Finché un giorno ha trovato il coraggio di esporre ai quattro napoletani il suo problema, con queste parole: "Insomma, se i professori non fanno che parlare di quello che loro hanno capito, di cosa parlano i libri?"
I quattro gli hanno allegramente risposto di non saperne nulla, e la stessa cosa gli hanno risposto tutti gli altri studenti a cui ha sottoposto il problema, nonché due assistenti universitari piuttosto allibiti davanti ad una simile domanda. La
domanda però gli sembrava plausibile, e allora il nostro studente ha ricominciato a vergognarsi e arrossire, non solo perché non capiva, ma perché gli altri deridevano i suoi sforzi per capire.
La sua situazione di studente diventava sempre più insostenibile. Con tali dubbi in testa e vedendo che per gli altri tutto ciò non aveva senso, s'è quindi risolto ad abbandonare l'università ed a troncare ogni rapporto con le compagnie di studenti
assieme e cui viveva, per i quali i libri erano soltanto qualcosa che bisognava fingere di aver capito, fingendo di aver capito cosa avevano capito i professori, onde sostenere gli esami.
Ha deciso di trovare un posto dove potersi dare alla lettura di moltissimi libri per conto suo (senza dover ascoltare le vanterie dei professori), in modo da riuscire finalmente ad appurare di cosa parlassero e cosa volessero dire.

La lunga strada che porta alle periferie d'una metropoli è spesso deprimente, ma quasi sempre facile da percorrere: gli autobus partono tutti i momenti. Prendendo uno di quegli autobus, il nostro studente di letteratura è riuscito a trovare un alloggio poco costoso, in un quartiere agli estremi limiti del mondo abitato. Qui s'è messo subito a leggere molti libri che aveva raccolto, per cercar di comprendere cosa volessero dire e così trovare la sua strada nella vita.
Il minuscolo appartamento in cui s'è installato era da lui condiviso con una giovane donna senza professione, che come lui aveva pochi soldi da spendere. Anche questa donna aveva percorso la lunga strada delle periferie, dopo aver abbandonato il marito e insieme la professione di moglie, l'unica che avesse.
Quel lontano quartiere appariva spopolato, senza negozi, con cani che vagavano per le strade e pochissime macchine in circolazione. Per terra c'era sempre una fanghiglia rossastra e nell'aria una specie di polverone vagante, come se il vento
portasse fin lì la sabbia del deserto. Ma ciò dipendeva soltanto dagli scavi per estendere le tubature dell'acqua e del gas alle distese di nuovi palazzi che stavano sorgendo.
Dalle loro finestre i due vedevano soltanto le finestre d'altri palazzi simili a quello in cui abitavano, oppure carcasse d'auto ridotte ad una poltiglia arrugginita, in un vasto terreno conteso tra residuati metallici ed eserciti di erbe infestanti. Ma nei giorni di nebbia finalmente non vedevano più niente, spariva tutto fino all'orizzonte, e allora i due capivano solo d'esser lì, abitanti d'un grande palazzo, nel vasto mondo in cui anche loro erano comparsi come i lombrichi nella terra.
La casa sempre in disordine, uno disteso sul divano del soggiorno a leggere libri dalla mattina alla sera, l'altra seduta nel cucinotto a masticare chewing-gum sfogliando pile di giornali illustrati: ecco come lo studente di letteratura e la
giovane donna senza professione trascorrevano gran parte delle loro giornate, fino all'ora di cena. Non uscivano quasi mai perché avevano pochi solda da spendere, ma ogni tanto ascoltavano i rumori del mondo esterno, accorgendosi che fuori pioveva, che era finita l'estate, che c'era nebbia, che era autunno inoltrato.
Alla sera andavano a letto presto, dormivano molto e facevano lunghissimi sogni. Per entrambi dormire era così facile, la cosa più facile del mondo.
Certe sere lo studente si presentava borbottando in camera della giovane donna, spinto dal giovanile ardore di montarla. E lei lo accoglieva nel proprio letto oppure no, secondo le propensioni del giorno.
Nei grigi pomeriggio autunnali, la giovane donna a volte si stancava di sfogliare giornali illustrati e masticare chewing-gum da sola in cucina, e andava a sedersi nel soggiorno per guardare lo studente che leggeva libri. Quell'attività di leggere libri la incuriosiva, anche perché lei non riusciva mai a leggere una pagina fitta di parole senza stancarsi, rimaneva sempre confusa davanti a quelle linee stampate tutte uguali, che le davano un'impressione di noia e la scoraggiavano dalla lettura.
Quando andava nel soggiorno per guardare lo studente che leggeva libri, restava a lungo seduta in silenzio, ma alla fine le veniva sempre la curiosità di sapere: "C'è gusto a leggere tanto?" Allora lui deponeva il libro che stava leggendo, e cominciava a parlarle di romanzi e romanzieri famosi, di poeti e drammaturghi, e anche di qualche pensatore le cui idee facevo subito appisolare la sua ascoltatrice.
Ogni giorno lei scorreva le offerte di lavoro sul giornale, sottolineando quelle più interessanti e riproponendosi di telefonare l'indomani per sapere più precisamente di cosa si trattava. Ma dopo cena dimenticava tutto, anche le offerte di lavoro, andava a letto presto e faceva lunghissimi sogni.
E' venuto però il momento in cui i due compagni d'alloggio non avevano quasi più soldi, dovevano decidersi a guadagnarne. La giovane donna andava avanti con il magro prestito d'una sorella che abitava a Codogno, e lo studente ormai da troppo tempo viveva con i resti d'una borsa di studio, in attesa di trovare la sua strada nella vita.
Lo studente ha pensato che la cosa migliore per lui fosse di andare a vendere libri, così avrebbe potuto continuare a leggerne molti. Forse avrebbe anche potuto parlare delle sue letture con i clienti, e ricevere consiglio da chi avesse letto più di lui; questa era la sua viva speranza.
[CONTINUA]

sabato 21 luglio 2007

incroci strani

Potere di Librarything... !! l'altro giorno inserendo un libro (Case, amori, universi di Fosco Maraini) ho visto che altri lettori avevano questo libro nella propria biblioteca e curiosa come sono... via subito a guardare se c'erano commenti o simili...

Per farla breve mi sono imbattuta nella biblioteca di un altro lettore che mi ha incuriosito per due motivi: il primo perchè aveva libri molto belli, molto vicini a quelli che sono anche i miei gusti, e poi perchè dal nome (oltre che dal tipo di letture) sono sicura che si tratta di una persona che conosco molto bene...e che stimo anche molto...

Insomma nel marasma di utenti di Librarything io chi trovo? un amico! leggendo fra i suoi commenti poi mi ha attratto la citazione di un racconto di Gianni Celati dal titolo I lettori di libri sono sempre più falsi tratto dalla raccolta:




Quattro novelle sulle apparenze / Gianni Celati. - Milano : Feltrinelli, 1987. - 127 p. - (I narratori)


(se clicchi sull'immagine vai alla scheda su IBS!)



e dal momento che questo racconto è davvero molto interessante ho deciso di riportarlo qui sul blog... a puntate... un po' come si faceva un tempo sui giornali.... PROSSIMAMENTE LA PRIMA PUNTATA!

lunedì 16 luglio 2007

ricettina marina

Dopo la premessa d'obbligo che sono un'ottima forchetta, nonostante il momento di dieta forzosa e talebana a cui sono sottoposta, ecco dal sito mangiarebene.com quella che mi è sembrata un'altra buona idea in cucina...

Seppie arrosto
ingredienti per sei persone

1 kg di seppie
1 limone
10 cucchiai di olio extravergine di oliva
rosmarino
1 spicchio d’aglio
sale e pepe
3 cucchiai di prezzemolo tritato
buccia di limone

Pulite le seppie togliendo loro la pelle, gli occhi, il becco in mezzo ai tentacoli e gli intestini compresa la vescichetta dell'inchiostro. Lasciate invece l'osso in modo che la seppia, durante la cottura, non si raggrinzi tutta. Disponete le seppie, una accanto all'altra, in una pirofila dove avrete messo i 10 cucchiai di olio, qualche rametto di rosmarino, l'aglio, il sale e il pepe. Mettete la teglia nel forno caldo (180 gradi) e fate cuocere per circa mezz'ora bagnando ogni tanto le seppie con qualche cucchiaiata del loro stesso sugo. Quando sono cotte toglietele dal forno, versateci il succo di un limone e buttate via l'aglio e il rosmarino. Liberatele dagli ossi, taglaitele a fettine e servitele subito cospargendole con il prezzemolo tritato e la buccia di limone tagliata a filettini sottili.

.... beh, comunque sarà talebana e forzosa però sono arrivata a - 6, 100 Kg!!!

giovedì 12 luglio 2007

Spike Lee racconterà l'eccidio di S. Anna di Stazzema

Spike Lee, ispirandosi al libro di James Mc Bride Miracle at St. Anna, racconterà nel suo nuovo film la storia della 92°divisione americana Buffalo, divisione presente in Italia durante la seconda guerra mondiale ed esclusivamente composta di soldati di colore. La storia sarà incentrata sul rapporto creatosi tra un soldato USA di colore e un orfano italiano. Una delle location del film sarà in Toscana perchè al centro del racconto ci sarà l'eccidio di S. Anna di Stazzema che il 12 agosto 1944 vide l'uccisione di 560 civili in gran parte vecchi, donne e bambini.

Maggiori approfondimenti sulla preproduzione del film di Spike Lee all'indirizzo web: http://www.primapagina.regione.toscana.it/?codice=22499.

Per chi invece vuole approfondire la storia dell'eccidio di S. Anna di Stazzema segnalo il sito web http://www.santannadistazzema.org.

martedì 10 luglio 2007

Umorismo inglese: resoconto di un incontro

Come già anticipato alcuni giorni fa, ieri, presso la libreria Feltrinelli di Firenze, lo scrittore inglese Jonathan Coe ha incontrato i suoi lettori per presentare il nuovo romanzo La pioggia prima che cada. Federico BatiniSollecitato dalle domande di Federico Batini , Coe ha raccontato la genesi del romanzo e le sue evidenti e profonde differenze con quanto scritto finora. Con la pubblicazione di Circolo chiuso aveva avuto infatti forte la percezione che anche per la sua scrittura e per il suo modo di affrontare il mestiere di scrittore si fosse effettivamente chiuso un cerchio. Perciò al momento di avviare questo nuovo lavoro aveva perfettamente chiaro quello il nuovo romanzo sarebbe e non sarebbe stato. Ad esempio non avrebbe affrontato tematiche a sfondo politico e sociale, non avrebbe avuto alcun spunto umoristico, ma al contrario sarebbe stato sicuramente un romanzo breve, dove grande spazio era riservato alle descrizioni visive, che fossero paesaggi, persone fisiche... Anche perchè ha confessato di essere un pessimo osservatore e di avere un'altrattanto pessima memoria visiva e quindi questo nuovo aspetto rappresentava in fondo anche una specie di sfida con se stesso. Ecco quindi l'idea di ricostruire la storia di tre generazioni di donne attraverso la descrizione di venti fotografie. In realtà all'inizio del libro aveva pensato ad una cinquantina di fotografie, ma poi si era reso conto dell'onerosità del lavoro e soprattutto del fatto che ciò era in netta antitesi con la volontà di scrivere un romanzo piuttosto breve.
Alcune parti del romanzo poi prendono spunto da persone reali effettivamente incontrate o da fatti realmente accaduti a persone a lui vicine. Imogen ad esempio si ispira ad una ragazzina incontrata al matrimonio di un amico all'incirca una ventina di anni fa; mentre l'allontanamento di Rosamond a Warden Farm si ispira all'allontanamento subito da sua madre durante la seconda guerra mondiale che, proprio come la protagonista del romanzo, era stata mandata a vivere ad una trentina di chilometri da Birmingham da alcuni parenti.
Francesco BottiA questo punto l'attore Francesco Botti della Scuola di narrazioni Arturo Bandini ha letto un primo brano - l'inizio della registrazione di Rosamond - tratto dal nuovo romanzo, del quale (dopo averci meditato a lungo) ho deciso di inserire il testo:

"Cara Imogen, spero che tu sia la persona che sta ascoltando queste parole. Temo di non poterla considerare una certezza, perchè sembra proprio che tu sia sparita. Ma io confido che il fato - e ancor più l'ingegnosità di mia nipote Gill - provvederà a che queste cassette, alla fine, arrivino a te. Forse dovrei dire di più sull'argomento... ma mi ha preoccupato, negli ultimi anni, che tu non sia più riapparsa nella mia vita. Confesso che tendo a leggerlo come un brutto segno, ma indubbiamente sono più incline a pensieri cupi in questo particolare momento in cui la mia fine è così - bè, così palpabilmente vicina. Sono sicura che c'è una spiegazione logica. Più d'una, quanto a questo. Con ogni probabilità, quando la tua famiglia - la tua nuova famiglia intendo (non riesco a considerarli come la "tua" famiglia, nemmeno dopo tutto questo tempo, il che probabilmente è sciocco da parte mia) - quando loro, più di vent'anni fa, decisero che tu non dovevi avere più nessun contatto con noi - con me, per la precisione, dato che ero l'unica a mantenere i contatti con te a quell'epoca - sarebbero stati in un'ottima posizione per andare fino in fondo alla cosa. Tu eri molto giovane. C'era la tua invalidità. (Ci è ancora consentito usare questa parola, al giorno d'oggi?) Sarebbe stato abbastanza facile troncare tutti i legami e bruciare tutti i ponti. E forse è esattamente ciò che fecero. Distrussero tutte le lettere e gli altri documenti, buttarono via tutte le fotografie. Cose del genere avrebbero rappresentato una minaccia per loro. E' vero che non saresti mai riuscita a vedere quelle fotografie, dopotutto, ma c'era sempre la possibilità che un giorno qualcuno te le descrivesse, giusto? E questo, Imogen, ci porta dritti al punto, al motivo per cui ti sto parlando adesso. Mi sto avvicinando alla fine della mia vita e per ragioni che, spero, ti diverranno chiare nell'ascoltare questa registrazione, provo un obbligo nei tuoi confronti, il senso di un dovere che non è ancora stato pienamente assolto. Ci sono vari modi in cui potrei liberarmi di questa fardello. Naturalmente ti lascerò del denaro. Questo va d sé. Ma ci sono cosa che non sono altrettanto facili da fare. Io ti devo anche qualcos'altro, qualcosa di più prezioso, qualcosa che, nel senso più letterale della parola, suppongo, è inestimabile. Quello che voglio tu abbia, Imogen, più di ogni altra cosa, è il senso della tua storia, il senso della tua provenienza, e delle forze che ti hanno creata. Mi sembra che, priva di questo senso, saresti in grande svantaggio, uno svantaggio reso ancor più grave dagli altri tuoi svantaggi. Uno dei modi in cui la maggior parte delle persone, soprattutto i giovani, acquisiscono questo senso di sé è guardando le fotografie: fotografie che li ritraggono quando erano bambini, o fotografie dei loro genitori, dei nonni e anche di parenti più vecchi. Ma questo tu non hai mai potuto farlo. Dico "mai", ma forse c'è stato un tempo, prima che perdessi la vista, in cui tua madre ti mostrò una o due cose del genere. A quell'epoca, però, dovevi essere molto piccola - tre anni - e ho seri dubbi che abbiano potuto lasciare un'impronta su una mente così giovane e ancora poco sviluppata. Dopo d'allora, non deve esserci stato più niente. Ed è proprio per questo che farò il possibile, se non è troppo tardi, per ovviare alla situazione. Ci sono centinaia di fotografie che avrei potuto scegliere, Imogen. Centinaia e centinaia, alcune delle quali risalgono al tempo di guerra e anche oltre. Qualche anno fa, dopo la morte della mia amica Ruth, feci una cernita scartando quelle che non volevo tenere. E negli ultimi giorni ho guardato quelle che ho tenuto, cercando di decidere quali dovevo mettere da parte adesso, e provare a descrivertele. Alla fine, ne ho selezionate venti. Venti sembra un numero affrontabile, bene o male. Venti scene della mia vita, principalmente, perché anche di questo, immagino, mi propongo di parlarti: della storia della mia vita - fino al momento in cui tu la lascisti, poco dopo avervi fatto la tua prima apparizione. Spero che non ti sembrerà del tutto irrilevante. Certo, a volte mi capiterà di divagare, ma tutte le cose che ti racconterò sono collegate tra loro, almeno nella mia mente, e se non riuscirò a fartelo capire, avrò fallito. In ogni caso, cercherò in tutti i modi di descriverti qualunque cosa io vedo nelle fotografie. Voglio tu sappia che aspetto avevano le persone che ti hanno preceduta; le case in cui vivevano, i posti che visitavano. Se avari la possibilità di sapere queste cose, se potrai immaginarle dentro la tua testa, questo ti dirà... ebben, ti darà qualcosa, spero. Ti darà un contesto per capire le cose difficili, le cose dolorose che ascolterai alla fine. Perché c'è una storia che tu non conosci, Imogen. Una storia che riguarda la tua famiglia, e me e, cosa ancor più importante, riguarda te. Forse i tuoi _ le persone che ti hanno cresciuto, intendo - ti hanno raccontato qualcosa. Distorcendola, probabilmente. Ma loro non possono sapere la verità, perché solo io la conosco. E adesso, spero, la conoscerai presto anche tu". (pp.32-34)

E proprio ripartendo dal tema delle fotografie Coe ha raccontato che una delle sue figlie ha una vera e propria passione - lui l'ha definita mania - per le fotografie e gli album di famiglia e obbliga lui e la moglie a riguardare foto su foto di quando erano giovani, del matrimonio... Questo lo porta molto spesso a stupirsi di sé, a ritrovarsi ad osservare una persona in cui talvolta non si riconosce, a riflettere sul tempo, sullo scorrere del tempo, sulle opportunità colte o non colte. Lo scorrere del tempo che poi è uno dei temi fondamentali del nuovo romanzo, come lo era stato a suo tempo anche per un libro molto amato dai suoi lettori italiani come La casa del sonno. Alla domanda di Federico Batini sulle difficoltà incontrate nell'affrontare un romanzo fortemente al femminile dove accanto a marginali figure maschili la narrazione è tutta incentrata su tre generazioni di donne, Coe ha risposto di essere molto abituato all'universo femminile dovendo dividere la propria quotidianità con una moglie e due figlie femmine... aggiungendo inoltre che molto spesso durante la promozione del romanzo gli è stata fatta questa domanda. E la cosa lo ha fatto sorridere. Nei suoi romanzi precedenti infatti si è trovato ad affrontare figure molto estreme come stupratori, trafficanti, pervertiti, killer ma nessuno mai gli ha chiesto quali fossero state le difficoltà incontrate nell'approccio a personaggi di questo tipo, mentre in molti si sono interessati e stupiti del suo approccio all'universo femminile.
A questo punto abbiamo ascoltato un'altro brano letto da Francesco Botti, che poi è il brano che dà il titolo al romanzo.

"Quelle tre settimane in Francia furono indubbiamente le più felici della mia vita, e tutte le cose belle che le caratterizzarono sono cristallizzate in questa foto, e nella canzone Bailero, che non manca mai di evocare le immagini di quel lago, e quel prato, dove restammo sdraiate per tutto il pomeriggio, nell'erba alta tra i fiori selvatici, mentre Thea giocava sulla riva. Non c'è niente che si possa dire, immagino di una felicità perfetta, impeccabile e senza ombre; niente, salvo la certezza che dovrà finire. Al calar della sera, l'aria non divenne più fresca, ma più densa e umida. Avevamo bevuto del vino, e mi sentivo la testa pesante, intorpidita. Credo di essermi addormentata e, quando mi svegliai, vidi che Rebecca era ancora sdraiata accanto a me ma aveva gli occhi aperti, e c'era un movimento veloce dietro il suo sguardo, come se stesse seguendo una rapida catena di pensieri intimi. Quando le chiesi se andava tutto bene, si girò e mi sorrise, il suo sguardo si addolcì e mi sussurrò parole rassicuranti. Mi baciò, poi si alzò e scese verso la riva dove Thea stava raccogliendo sassolini sistemandoli in pile secondo un sistema eccentrico tutto suo. Andai a raggiungerle, ma Rebecca non si girò quando sentì i miei passi sui ciottoli. Si schermò gli occhi, guardò le montagne e disse: "Guarda quelle nuvole. Ci sarà un bel temporale se vengono da questa parte". Thea sentì l'osservazione: era sempre molto rapida nel notare i cambiamenti d'umore - restavo sorpresa, ogni volta, nell'accorgermi di quanto fosse sensibile, pronta a recepire gli stati d'animo degli adulti. "Per questo hai l'aria triste?" si sentì in dovere di chiedere. Rebecca si girò. "Chi io? No, non mi dispiace la pioggia estiva. Anzi mi piace. E' il tipo che preferisco." "Il tuo tipo di pioggia preferito?" disse Thea. Ricordo che aveva la fronte aggrottata, mentre rifletteva su queste parole, poi annunciò: "Be', a me piace la pioggia prima che cada". rebecca sorrise della trovata, ma io (in modo molto pedante, suppongo) dissi: "Però prima che cada non è proprio pioggia, tesoro". "E allora cos'è?" disse Thea. E io spiegai: "E' solo umidità. Umidità nelle nuvole". Thea abbassò gli occhi e si concentrò, ancora una volta, a scegliere i ciottoli sulla spiaggia: ne raccolse due e prese a batterli uno contro l'altro. Il suono sembrava darle piacere. Non mi arresi: "Sai, Thea, non esiste una cosa come la pioggia prima che cada. Deve cadere, altrimenti non è pioggia". Era un principio stupido su cui insistere con una bambina, e mi pentii di aver comnciato. Ma Thea sembrava non avere alcuna difficoltà ad afferrarlo, semmai il contrario - perché dopo qualche minuto mi guardò e scosse la testa con aria di commiserazione, come se stesse mettendo a dura prova la sua pazienza, dover discutere di questioni del genere con una ritardata. "Certo che non esiste una cosa così," disse. "E' proprio per questo che è la mia preferita. Qualcosa può ben farti felice, no? Anche se non è reale". Poi corse verso l'acqua, con un gran sorriso, felice che la sua logica avesse riportato una vittoria così sfacciata. Il temporale non arrivò mai fino a noi. Lo guardammo scoppiare sulle montagne distanti, e poi spostarsi a est, ma le sponde del lago riuscirono a sfuggirgli. Preparammo la cena e mettemmo a letto Thea. Presto il cielo fu di nuovo limpido e le stelle brillavano sopra di noi. La luna tracciò un sentiero d'argento sulla calma superficie del lago. Mentre Thea dormiva, Rebecca e io ci sedemmo sul ciglio dell'erba alta, proprio dove il prato digradava verso la spiaggia. Sedevamo fianco a fianco, con un altro bicchiere di vino in mano, appoggiate l'una contro l'altra. Io tenevo la testa sulla sua spalla. Il silenzio di quel luogo era assoluto, quasi inquietante. Ti costringeva a parlare in sussurri. Rebecca fu la prima a parlare. "Pensavo a quello che ti ha risposto Thea prima", mormorò. "Quando ha detto che qualcosa può farti felice, anche se non è reale." Risi e commentai: "Si, è una furbacchiona, quella bambina". "Ma tu pensi che sia vero?" chiese Rebecca; e c'era una strana nota d'insistenza nella sua voce. Non la capivo. "Cosa vuoi dire?" "Voglio dire..." Rebecca esitò, come impaurita, e come se dar voce a quella paura equivalesse in qualche modo a conferirle forma e sostanza. "Insomma, questo non è reale, giusto? Quello che abbiamo noi tre. Non è reale".

Coe, commentando questo brano dal quale prende il titolo il romanzo, ha raccontato che solitamente sceglie il titolo dei suoi romanzi subito, prima quasi di iniziare a scrivere. In questo caso invece aveva quasi scritto i tre quarti del testo e nessuno tra i titoli a cui aveva pensato, e che aveva sottoposto anche al giudizio degli amici, gli era sembrato per un verso o per un altro appropriato. La scelta alla fine era stata come un colpo di fulmine, una coincidenza. Di sera infatti, sul tardi, ascoltando il suo l'Ipod in modalità random era partita una canzone dal titolo "The rain before it falls" e subito aveva capito che quello era il titolo giusto. D'altronde è molto colpito dalle coincidenze. Sempre la modalità random ha fatto sì che proprio mentre arrivava a Firenze, nel pomeriggio, la casualità gli abbia fatto ascoltare un pezzo strumentale che da molto tempo non gli capitava di ascoltare e che aveva comprato proprio a Firenze nel 1979. Federico Batini gli ha ricordato allora che la musica è sempre molto presente in tutti i suoi romanzi e gli ha chiesto se ascolta musica mentre scrive. Si, ascolta molta musica e la sua frustrazione è proprio che i lettori non possano ascoltare la stessa musica quando arrivano a leggere i suoi romanzi. Lui ad esempio, quando Francesco Botti leggeva il passo di Rosamond, Rebecca e Thea sulle sponde del lago sentiva nella sua testa un brano... Bailero, che era quello che ascoltava quando scriveva proprio quelle pagine. Gli fanno allora notare che proprio accanto a lui c'è un pianoforte e che se ne ha voglia può suonare e farci sentire qualosa. Non ci sono le variabili giuste per suonare... perchè per andare al pianoforte dovrebbe essere fortemente ubriaco e soprattutto dovrebbe essere solo! e lui oltre a sentirsi perfettamente sobrio, non è decisamente solo...
D'altronde alla musica è dedicato un bel passo, una libertà che l'autore si è regalato in questo nuovo romanzo; la descrizione del saggio di Catherine. Perchè le difficoltà che incontra nelle descrizioni visive svaniscono assolutamente quando ad essere descritti sono i suoni e i passaggi musicali.
Il tempo sta veramente finendo e un ascoltatore gli chiede perchè le storie d'amore dei suoi romanzi (si riferisce ai precedenti) sono sempre storie estreme, che si spingono spesso oltre i limiti. Coe risponde che non è così nell'ultimo romanzo dove viene raccontata proprio una bella storia d'amore... Poi però fa un sorriso, uno di quei sorrisi che celano una risata, e racconta di conoscere uno scrittore che scrive libri horror, dove vengono descritte le scene più truci che nella vita di tutti i giorni è una persona mite e docilissima.. e che è così anche per lui... scrive di emozioni estreme, di amori oltre il limite, per mascherare la sua anima da vero britannico, molto compassato...

Poi come tutti gli incontri con gli autori che si rispettino tutti in fila a farsi firmare il libro e tutti a casa... con la sensazione però di aver dedicato un bel tempo a se stessi... (se poi Feltrinelli, come dice, mette le foto della serata sul sito... le linko...ciao!)

lunedì 9 luglio 2007

Il quinto elemento

Ciao,
su Mastrangelina ho iniziato segnalare alcuni Blog di argomento LIS che hanno un qualche interesse per il mio lavoro... è giusto che anche qui segnali alcuni blog che invece riguardano il mio (seppur poco) tempo libero...

ecco dunque Il quinto elemento il blog legato a Controradio una delle mie radio (e sono una grande ascoltatrice di radio) preferite...

sabato 7 luglio 2007

... per niente facili...

Oggi è sabato e tra poco me ne vado al mare, un giorno e mezzo di sole! e nella testa una canzone....

La musica che gira intorno

Per niente facili
uomini cosi` poco allineati
li puoi chiamare ai numeri di ieri
se nella notte non li avranno cambiati
per niente facili
uomini sempre poco allineati
li puoi pensare nelle strade di ieri
se non saranno rientrati

Sara` possibile si
incontrarli in aereo
avranno mani e avranno faccia di chi
non fa per niente sul serio
Perche` l'America cosi` come Roma
gli fa paura
e` il Medio-Oriente che qui da noi
non riscuote nessuna fortuna

Sara` la musica che gira intorno
quella che non ha futuro
Sara` la musica che gira intorno
saremo noi che abbiamo nella testa
un maledetto muro

Ma uno che tiene i suoi anni al guinzaglio
e che si ferma ancora ad ogni lampione
o fa una musica senza futuro, o
non ha capito mai nessuna lezione
Sara` che l'anima della gente
funziona dappertutto come qui
Sara` che l'anima della gente
Non ha imparato a dire ancora un solo si`

Sara` la musica che gira intorno
quella che non ha futuro
Sara` la musica che gira intorno
saremo noi che abbiamo nella testa
un maledetto muro

Per niente facili
uomini cosi` poco allineati
li puoi chiamare ai numeri di ieri
se nella notte non li avranno cambiati
Per niente facili
uomini poco affezionati
li puoi tenere fra i pensieri di ieri
se non ci avranno scordati

Sara` la musica che gira intorno
quella che non ha futuro
Sara` la musica che gira intorno
saremo noi che abbiamo nella testa
un maledetto muro
(Ivano Fossati, da "Le città di frontiera" 1983)

giovedì 5 luglio 2007

gran giorno!

Oggi è un gran giorno... esce finalmente in libreria il nuovo libro di Jonathan Coe


La pioggia prima che cada / Jonathan Coe. - Milano : Feltrinelli, 2007. - 224 p. - (I narratori). - ISBN: 9788807017292

per chi abita a Firenze e/o dintorni segnalo che lunedì, 9 luglio 2007 dalle 18.00, Jonathan Coe incontrerà i lettori presso la Libreria Feltrinelli di via Cerretani 30/32

mercoledì 4 luglio 2007

Golosità



Caro diaro : appunti di cucina in vacanza / Valeria Vocaturo. - Roma : Voland, 2007. - 153 p. : ill. - (LIbri piccoli ; 14). - ISBN: 9788888700809

a pagina 18-19 quella che mi è sembrata una golosità (sarà il periodo di dieta ferrea!):








Involtini di melanzane caramellate (ingredienti per 6 persone)
quattro melanzane di forma ‘allungata cilindrica’
quattrocento grammi di ricotta di pecora ben sgocciolata
sale e pepe di mulinello
la buccia grattugiata di un limone
qualche fogliolina di menta piperita
circa un cucchiaio di aceto balsamico
olio per friggere

Lavare le melanzane e tagliarle in fettine alte circa due/tre millimetri nel senso della lunghezza, ricavando almeno quattro fettine per ogni melanzana dopo aver scartato le due fettine esterne; friggerle in abbondante olio bollente e lasciarle cuocere fino a quando saranno dorate, metterle a scolare su carta assorbente per qualche ora, fino a quando non avranno rilasciato tutto l’olio assorbito durante la frittura.Condire la ricotta con il sale, il pepe, la buccia del limone e la menta e lavorarle con un minipimer fino a quando avrà raggiunto una consistenza setosa.
Sulla estremità di ogni fettina di melanzana disporre un cucchiaino di ricotta e, molto delicatamente, arrotolare la melanzana per formare gli involtini. Disporre gli involtini su un unico piatto da portata o su singoli piatti monoporzione e irrorarli con l’aceto balsamico.Decorare con foglioline di menta e fiori di gelsomino.