giovedì 27 settembre 2007

gioco di specchi


donne! questa è per voi... ho scoperto che nel negozio di Massimo Dutti in centro a Firenze ci sono luci e specchi eccezionali... di quelli che fanno miracoli, che ti fanno sentire bella anche quando non lo sei, che ti fanno sembrare magra anche quando hai qualche chiletto di troppo, addirittura slanciano e fanno sembrare più alta ... insomma - è vero che lo scopo è farti comprare - ma se una è furba e non ci casca... conferisce un'ottima dose di buon umore...

... basta poi non uscire e andare (proprio davanti) a provarsi qualcosa alla Rinascente, perchè se ti eri un po' ripresa ti viene la depressione subito.. boh forse saranno i neon, ma l'atmosfera è tutta un'altra ;)

un sogno da salvare


Lettere / Amedeo Modigliani ; a cura di Elena Pontiggia. - Milano : Abscondita, 2006. - 79 p. : ill. - (Miniature ; 43). - ISBN: 8884161274


[clicca sulla copertina]

"...il tuo dovere è di non consumarti mai nel sacrificio. Il tuo dovere reale è di salvare il tuo sogno. La Bellezza ha anche dei doveri dolorosi: creano però i più belli sforzi dell'anima..." (lettera a Oscar Ghiglia, da Venezia 1905)

mercoledì 26 settembre 2007

oggi è...



una giornata nera.... nel senso che mi girano...



prima scena (ieri): bibliotecaria che va dal suo capo, gli fa vedere una bozza di depliant e gli dice: "domani faccio tutte le fotocopie e le mando alle scuole divise classe per classe..."
il capo risponde: "si brava, anzi sbrigati che altrimenti siamo in ritardo (in ritardo ci sarai tu!)"

seconda scena (oggi, mattina presto): bibliotecaria che arriva al lavoro... finisce di impaginare il depliant... va nello stanzino della fotocopiatrice e ci passa TUTTA la mattinata a fare fotocopie fronteretro e pacchettino pacchettino (uno da 18, uno da 24, uno da 28...)

terza scena (oggi poco prima di uscire): bibliotecaria che riemerge dallo stanzino della fotocopiatrice (dopo aver fatto, piegato e diviso più di 1000 depliant) e finalmente torna in ufficio... arriva il capo e gli dice "già mi ero dimenticata di dirti ieri che c'era da aggiungere una cosa al depliant... se hai già fatto le fotocopie, mi sa che c'è da rifarlo"

e poi non mi dovrebbero girare?

martedì 25 settembre 2007

oggi è...





... una giornata colorata!






per Paolo: mi suggerisci "p_43" (che sono un po' testona)?

sabato 22 settembre 2007

Federico Fellini


Racconti umoristici : Marc'Aurelio (1939-1942) / Federico Fellini ; a cura di Claudio Carabba. - Torino : Einaudi, 2004. - XXVII, 291 p. ; 19 cm. - (L'arcipelago ; 63). - ISBN: 8806171852


Vi voglio regalare un racconto per il fine settimana...





Tema: La bicicletta
"L'altra notte in un paese lontano passeggiavo in bicicletta. Per una via stretta e profumata vicino ai campi. Il fanale era rotto e non funzionava. Anche i lampioni della strada, bui e silenziosi.
- Signore - mi disse una guardia sbucando da un cespuglio - siete in contravvenzione. Non si può girare a lume spento.
Abbassai il capo confuso. Poi ebbi un'idea birichina.
- Certo - risposi - Lo so. Ma vedete? - aggiunsi indicando la fila dei lampioni spenti - Non c'è corrente
In un paese lontano, l'altra notte."

[se poi clicchi sulla copertina trovi anche la lettera alla fidanzatina rotonda!]

giovedì 20 settembre 2007

un pomeriggio di ordinaria follia





il mio oggi... in centro a fare shopping. E come al solito non ho alcun freno... mi sono persino comprata una camicetta viola che chissà quando me la metterò mai...

ciao!

mercoledì 19 settembre 2007

blogfumetto


che testa ragazzi... come non segnalare il blog di Federico? ...

(allora o clicchi sull'immagine... oppure vai qui: http://federicobertolucci.blogspot.com)

martedì 18 settembre 2007

che ne sarà di me?

salve... proprio a metà di un pomeriggio da delirio...

scena: casa, computer
protagonista: bibliotecaria (io) che lavora da casa...
in sottofondo: CD di Bouzouki e Syrtaki comprati quest'estate in Grecia

regola fondamentale: MAI PORTARSI IL LAVORO A CASA!


...sono carini però 'sti CD...e fanno venir voglia di mettersi a ballare... adesso poi c'è Zorba il greco e mi viene in mente Anthony Quinn...

domanda: vedi il titolo.

lunedì 17 settembre 2007

novità d'autunno (e non solo ;-)

oggi sono superproduttiva.... rieccomi per segnalare velocemente che su WUZ c'è una bella anticipazione - dal titolo Grandi libri d'autunno - delle novità editoriali in uscita.

Speravo di trovarvi la segnalazione del nuovo Daniel Kehlmann (dal titolo E' tutta una finzione) che è dato in uscita Feltrinelli per settembre 2007, ma di cui so poco di più, ma invece non ve ne è traccia alcuna... beh chi vivrà vedrà...

anche Voland qualche tempo fa mi aveva annunciato in risposta ad un commento lasciato sul loro carinissimo blog che a fine anno sarebbe uscita una raccolta di racconti giovanili ("giovanili" l'ho detto io e mi fa anche un po' ridere visto che si parla di un autore giovane giovane!) di Kehlmann...

quindi! chi come me ama molto questo giovane scrittore tedesco... non ci resta che aspettare perchè tra poco ci sarà l'imbarazzo della scelta

10 minuti dopo: cavolo sono stata sbugiardata subito... ecco dal sito LaFeltrinelli (ovvero il sito della rete dei negozi Feltrinelli) la scheda del nuovo libro di Daniel Kehlmann:




E' tutta una finzione / Daniel Kehlmann ; traduzione di Paola Olivieri. - Milano : Feltrinelli, 2007. - 196 p. - (Super universale economica)

[clicca sulla copertina]




e c'è pure l'abstract!: Arthur Beerholm è un orfano accolto da una famiglia benestante. La madre adottiva viene colpita da un fulmine e muore, e lui viene educato in un collegio svizzero di giovani rampolli dove matura l'intenzione di farsi prete. Arthur racconta, ma sarà tutto vero? Narra che ha studiato teologia, ma ha preso solo gli ordini minori; la nuova matrigna gli ha rubato l'eredità paterna e, un po' per necessità un po' per antica passione, lui si è ritrovato a fare l'illusionista in un bar di infima categoria e il baro in un retro bottega. A quel punto ha capito qual è la sua reale vocazione,si è reso conto di essere un mago e ha cominciato a frequentare Jan van Rode, il più geniale incantatore in circolazione, che gli ha insegnato tutti i suoi trucchi, ed è diventato a sua volta uno dei più famosi e meglio pagati illusionisti del mondo. improvvisamente, durante uno show, il suo mondo è crollato e Arthur ha deciso di ascendere al cielo. Ma è vero, o è solo un altro gioco di prestigio? E soprattutto chi è Nimue (lo stesso nome della donna amata da Merlino, leggenda che Kehlmann ricostruisce e reinterpreta in chiave moderna), la ragazza a cui Beerholm racconta la sua vita? Esiste o, come forse tutte le persone amate, è solo una creazione del cuore innamorato? Arthur è un mago o un semplice prestigiatore? È tutta una finzione è l'appassionante storia della vita di un illusionista, una spettacolare ricerca della dimensione magica dell'esistenza, un'accattivante riflessione filosofica sui confini del reale, un intrigante interrogativo sulla natura dell'amore e della matematica. Il primo colpo di genio dell'autore di La misura del mondo che, dopo la pubblicazione nel 1997 presso un piccolo editore austriaco,è uscito come tascabile per Suhrkamp nel 2000 e uscirà a luglio per Rowohlt nella versione rivista dall'autore, su cui si basa la traduzione italiana.

Insomma tirando le somme di questo delirio... usciranno prossimamente un romanzo (Feltrinelli) e una raccolta di racconti (Voland) di Daniel Kehlmann che risalgono però entrambi ad un periodo precedente alla Misura del mondo... del resto va detto che anche Io e Kaminski era precedente ed è davvero delizioso!

per concludere degnamente: chi ci capisce qualcosa in questo post è davvero BRAVO!

Processo a Hamsun






Processo a Hamsun : un racconto per film / Per Olov Enquist. - Milano : Iperborea, 1996. - 244 p. - (Iperborea ; 58). - ISBN: 887091058X




[se clicchi sulla copertina vai alla scheda del libro]




Nato come sceneggiatura del film Hamsun di Jan Troell che fu presentato a Venezia nel 1996 questo libro fa rivivere la figura dello scrittore norvegese Knut Hamsun famoso oltre che per i suoi romanzi Pan e Fame (pubblicati in Italia da Adelphi) che gli valsero nel 1920 il premio Nobel per la letteratura, soprattutto per lo scandalo e il processo seguito al suo appoggio ufficiale, durante la seconda guerra mondiale, all'occupazione tedesca della Norvegia.

Ad essere sincera ho comprato questo libro perchè mi piace molto la scittura di Per Olov Enquist, uno scrittore scoperto per caso leggendo Il libro di Blanche e Marie... ma non ne ero troppo entusiasta e l'ho cominciato un po' controvoglia. Invece devo dire che mi ha conquistato. La scrittura è come un soffio, velocissima e risente moltissimo della sua destinazione: la trasposizione cinematografica (...e adesso infatti mi sarebbe venuta la curiosità di vedere il film. Ma per ora ho trovato soltanto i dvd in versione danese/norvegese/svedese... che non è di certo l'ottimale).

Ho trovato ad esempio davvero suggestiva l'immagine di Hamsun che ormai nella parte dell'accusato e dello sconfitto viene condotto in una saletta cinematografica per vedere un film sui campi di contramento, con la penna/telecamera che indugia sulle immagini in bianco e nero e sul primo piano dello scrittore..

una citazione (e qui è Enquist che parla): "Infine rimane la domanda più importante: perché? Non per emettere sentenze, che non è più necessario, né per giustificare, che è ancor meno necessario. Ma per noi stessi, come riflessione. Hamsun era un intellettuale, un grande scrittore, uno dei migliori premi Nobel che ci sia dato leggere; perché possiamo ancora leggerlo, e i suoi romanzi sopravviveranno a quelli della maggior parte dei premi Nobel. Solo che volle giocare anche un ruolo politico. [...] Il grande problema non è tuttavia personale, né riguarda solo Hamsun. Il problema non è che egli scelse di giocare un ruolo politico, ma che trasferì la propria autorità da un campo in cui, attraverso l'impegno, l'assiduità, l'ostinazione, il talento e la vivacità intellettuale, era arrivato fin dove era possibile arrivare - cioè il campo della scrittura - a un campo, quello della politica, nel quale non fu in grado di penetrare i problemi. Le virtù sulle quali aveva costruito la sua autorità erano in qualche modo troppo nobili per la politica. Oppure non ne ebbe l'energia. O credette di essere troppo vecchio. O era troppo sordo, troppo stanco, o troppo arrogante o troppo orgoglioso. L'orgoglio! Scelse di guardare lontano, e di non abbassare gli occhi sulla realtà. Il grande sogno europeo di Hitler gli pareva un'idea brillante, alla peggio una costruzione puramente teorica, ma ad ogni modo un'utopia affascinante. Come fosse la realtà, e come sarebbe stata, e la totale mancanza di strumenti democratici all'interno del nazionalsocialismo, e tutto il resto, dal terrorre all'oppressione al razzismo alle camere a gas, lui non lo vide, perché aveva lo sguardo troppo puntato in alto. Questa sindrome di Hamsun è senza tempo. L'altra manifestazione di questa sindrome è la torre d'avorio della scrittura: disinteresse per l'esterno, presunzione e un'indolenza la cui alternativa è l'isolamento. L'altra faccia dell'orgoglio. Anche questo fa parte della sindrome di Hamsun, ed è una malattia piuttosto diffusa nel nostro tempo. Ma in fondo non è che un altro lato dello stesso problema. Essere capaci di vedere lontano, e al tempo stesso guardare vicino, ecco l'alternativa. Non è facile. Ma chi ha mai detto che dovrebbe esserlo. E questa difficoltà è alla fine l'unica cosa che ci rimane"

mi sembra molto attuale.

giovedì 13 settembre 2007

G. Celati: I lettori di libri sono sempre più falsi (7 puntata)

[SEGUE]
Un giorno l'ingegnere è andato ad aspettarla davanti al palazzo dove lei lavorava, si è avvicinato, e senza preamboli ha detto: "Ho letto quel libro che lei stava leggendo, e non m'è dispiaciuto, devo dire. Incontriamoci per parlarne, anche perché vorrei da lei consigli per altre letture. Vorrei leggere molto."
Lei gli ha risposto che non aveva mai letto un libro intero in vita sua e non aveva niente da dirgli.
Lui tentava di trattenerla, sussurrando: "Andiamo signorina Virginia, getti la maschera con me una buona volta. Senta, io sono disposto a passare dalla vostra parte. Non mi interessa più che i miei clienti mi prendano per un loro simile, o che mi fiutino."
Con una corsa verso il viale vicino lei s'è sottratta ad altri discorsi, e per un pezzo non ha più avuto notizie dell'ingegnere. Finché all'inizio di luglio lo studente di letteratura non s'è rifatto vivo, cominciando a telefonarle molto spesso per raccontarle i fatti suoi.
Lo studente da qualche mese era tornato nella sua città d'origine, ad una settantina di chilometri da Milano. Aveva erditato un po' di soldi, e adesso scriveva e leggeva e non faceva altro, come aveva a lungo deisderato. Era anche entrato a far parte d'un gruppo ristretto di aspiranti scrittori, guidati da quel critico distinto e dall'aria giovanile, che una volta aveva sentito parlare insieme ad Aborgast, e adesso una sera alla settimana veniva a Milano per partecipare alle riunioni del gruppo.
Al telefono los studente raccontava alla donna tutti gli avvenimenti relativi al progresso della sua carriera tra gli aspiranti scrittori. Le parlava delle loro discussioni, d'una rivista che stavano per fondare, di articoli che lui intendeva scrivere per dimostrare qualcosa, per stroncare qualcuno, o per demolire qualche mistificazione corrente.
La donna al telefono lo ascoltava in silenzio. Adesso lei aveva preso l'abitudine di parlarsi da sola, quand'era in casa, e durante queste telefonate spesso le veniva da parlarsi da sola per distrarsi, appoggiando la mano sul ricevitore, e lasciando così parlare lo studente finché voleva.
Ma una sera lui ha accennato a qualcosa che ha attirato la sua attenzione come un campanello, benché fosse distratta. Gli ha chiesto di ripetere le frasi che aveva detto, e lo studente ha ripetuto: durante l'ultima riunione settimanale del gruppo di aspiranti scrittori, ad un tratto lui s'era voltato e chi aveva visto nell'ombra in fondo alla sala? L'ingegnere baffuto, sì, proprio lui, che ascoltava il loro dibattito su un romanzo di successo.
Cosa ci facesse l'ingegnere baffuto a quelle riunioni, non si sa. Ma per varie settimane è riapparso, seduto nell'ombra in fondo alla sala, ad ascoltare le loro discussioni sui libri di successo. Così raccontava al telefono lo studente di letteratura, il quale trovava quella presenza alquanto imbarazzante, oltre che misteriosa.
In agosto la città si spopolava, il quartiere era più vuoto che mai, a parte i cani vaganti o sdraiati sui marciapiedi. Era il periodo delle ferie, e una sera lo studente ha proposto alla giovane donna di venire al mare con lui. Le sarebbe piaciuto passare una settimana in riviera? Benissimo, sarebbe passato a prenderla l'indomani alle dieci, con una macchina. Aveva tante cose da dirle!
L'indomani, molto prima dell'ora convenuta, la giovane donna è andata alla stazione e ha preso un treno per Codogno, dove poi è rimasta per tutto il periodo delle sue ferie.
A Codogno era sola, la famiglia di sua sorella era al mare. Ogni sera lei ascoltava le parole d'un libro, e le sembrava che con le finestre aperte il loro effetto su di lei cambiasse.
Riusciva a cedere a quelle trepidazioni, non faceva più resistenza alle sensazioni di pericolo. Smetteva di masticare chewing-gum, poi sentiva le voci che le parlavano in silenzio, che intorno c'era la notte immensa, che il suo corpo era fermo come la poltrona su cui sedeva, in un punto qualsiasi del mondo. L'abbandono veniva a lei come una promessa, e lei crollava addormentata.

All'inizio di ottobre è finalmente apparso il primo numero della rivista di aspiranti scrittori, diretta da quel critico con l'aria giovanile. Lo studente di letteratura vi ha pubblicato un articolo, ed il suo articolo ha subito ottenuto una certa notorietà per il metodo spicciativo con cui stroncava molti libri, alcuni film e altre cose. E' stato anche citato su un quotidiano nazionale, come un buon esempio di prosa sarcastica ma sgangherata (si faceva notare il numero eccessivo di anacoluti).
Una domenica lo studente s'è presentato alla porta della giovane donna, mostrandole la rivista con il suo articolo e il giornale che parlava di lui, e la donna ha dovuto ascoltarlo per circa sei ore.
Per prima cosa le ha raccontato cos'era accaduto durante l'ultima riunione del suo gruppo, mentre era in corso una discussione su un recente romanzo di successo. L'ingegnere baffuto era come al solito seduto nell'ombra in fondo alla sala, e ad un certo punto s'era alzato e aveva urlato a voce rotta: "Basta! Basta! Non se ne può più!" Poi traballando e con aria stravolta s'era avviato verso l'uscita. Nessuno aveva capito cosa volesse dire con quel grido, sembrava un pazzo.
Dopo questo racconto lo studente s'era messo a parlare dei progressi nelle sua carriera letteraria. Aveva capito che in quel ramo bisognava mettersi in luce, e partecipare a molti convegni, e lui aveva già partecipato a otto convegni con critici e scrittori famosi. S'era anche messo in luce con quell'articolo sulla rivista, e ne aveva già scritto un altro che avrebbe attirato l'attenzione ancora più del primo, per le buonissime stroncature che conteneva.
Ha spiegato che anche quello era un buon metodo per farsi strada, e infatti c'era un critico chiamato Aborgast che era diventato famoso per i suoi articoli pieni di stroncature. Del suo nuovo articolo lui era molto soddisfatto perché qui, nel giro di poche pagine, era riuscito a stroncare cinque romanzi famosi, tre film di successo, oltre a Goethe, un cantante rock, due astronauti americani.
Da un'ora la giovane donna aveva smesso di ascoltarlo, e aveva cominciato a parlarsi da sola per distrarsi. Durante la cena lo studente ha disquisito sullo strano comportamento dell'ingegnere, che era forse impazzito e certamente molto antipatico e maleducato. Ma lei lo ascoltava più perché era intenta a parlarsi da sola.
Ad un tratto lo studente ha chiesto: "Ma cosa fai, parli da sola?"
E lei ha continuato ad alta voce la riflessione che stava facendo sulle parole dei libri: "E' come quando da bambini certe parole vogliono dire per noi chissà cosa. Oppure certe strade, una casa, anche un'ombra vogliono dire per noi chissà cosa. Non può essere che tutte queste cose ci danno trepidazione proprio perché non sono niente?"
Lo studente ha chiesto, un po' seccato: "Come, non sono niente?Cosa ti salta in testa?"
La giovane donna ha spiegato: "Sono impressioni che scompaiono momento per momento,e dopo non si sa più cosa siano."
Alzandosi in piedi lo studente le ha risposto: "Si può sapere dove vuoi andare a parare con questi discorsi? Cosa dimostra tutto quello che hai detto? Perché non ti decidi a leggere qualcosa di serio, una buona volta?"
Ha raccattato la sua cartella e il suo articolo, sempre molto seccato, ed è corso via a prendere un treno.
[CONTINUA]

sabato 8 settembre 2007

esordi

Ieri in libreria mi sono comprata il romanzo di esordio di un giovane (mio coetaneo) scrittore toscano - Marco Malvaldi - che verrà presentato martedì 11 settembre, a partire dalle ore 18.00 presso la Libreria Feltrinelli di Firenze (via Cerretani, 30/32r).



La briscola in cinque / Marco Malvaldi. - Palermo : Sellerio, 2007. - 163 p. - (La memoria ; 716). - ISBN: 9788838922190


[clicca sulla copertina!]




L'ho appena appena iniziato e, a dire il vero, mi sembra lettura piacevole. Niente di impegnativo, ma piacevole. In realtà autore e libro - che scopro già alla seconda edizione dopo pochi mesi di pubblicazione - mi erano totalmente sconosciuti e sono stati una scoperta fatta tra i commenti di Anobii...

l'INCIPIT: "Quando cominci a ciondolarti sulle gambe, quando ti accendi un'altra sigaretta per far passare altri cinque minuti anche se hai la gola che ti brucia e la bocca talmente impastata da credere di aver mangiato un copertone, così anche gli altri se ne accendono una e si sta lì ancora un po', insomma quando è così è veramente ora di andare a letto..."

giovedì 6 settembre 2007

mercoledì 5 settembre 2007

Venezia

Tim Burton

Venezia, 64 mostra internazionale del cinema: leone alla carriera al regista Tim Burton...

... meno male che ogni tanto una fatta bene c'è!

Copertina

Morte malinconica del bambino Ostrica e altre storie / Tim Burton ; traduzione di Nico Orengo. - Torino : Einaudi, [1998]. - 137 p. : ill. ; 20 cm ( Einaudi tascabili ; 584). - ISBN: 8806150340

[per chi ancora non lo sapesse, se si clicca sulla copertina si va alla scheda del libro]

G. Celati: I lettori di libri sono sempre più falsi (6 puntata)

[SEGUE]
Nel mese di maggio l'ingegnere guardava la giovane donna con occhi da uomo affascinato. Non solo costei ogni giorno gli portava dei buoni contratti, ma sapeva anche occuparsi dell'organizzazione dell'agenzia, e inoltre aveva trovato il modo di rinnovare e ampliare le liste di possibili clienti. Perché tale lavoro era stato molto apprezzato da un dirigente della grande casa editrice, alla donna è stato offerto un posto nell'ufficio di direzione commerciale.
Smetteva dunque di lavorare alle dipendenze dell'ingegnere baffuto, ed una sera di maggio l'ingegnere l'aveva invitata a cena per prendere da lei congedo.
Appena seduto al tavolo d'una trattoria di campagna, nei pressi del fiume Ticino, l'ingegnere s'è accorto che lo sguardo di quella giovane donna lo affascinava, al punto da renderlo balbettante.
Qualcuno ad un tavolo accanto stava raccontando che il mese prima era arrivato un cadavere tutto disfatto, approdato sotto il pontile di cemento, e che si trattava dìun signore a cui era venuto l'infarto andando a pesca. Questa conversazione poco allegra ha spinto il maturo ingegnere a tentar la sua sorte, pensando a quel signore putrefatto che non poteva farlo più.
S'è dato dunque a corteggiare la donna dal bellissimo sguardo, e l'ha fatto per tutta la sera, alla fine chiedendole di fuggire con lui.
"Fuggire dove?" ha chiesto ridendo la donna.
"La porto a vedere Bangkok, Singapore, Bali," ha proposto l'uomo, "non le andrebbe di fare un bel viaggio?"
"No. Preferisco andare a Codogno da mia sorella," ha risposto la donna, serenamente aggiungendo: "Lei con me non ha nessuna speranza, glielo dico subito."
Ha l'ingegnere ben soppesato queste risposte, durante la sera e nei giorni che seguono? Questo non si sa. Ma il fatto che adesso il sole del suo desiderio si alza presto al mattino e declina solo a notte inoltrata, illuminando i suoi occhi con piccoli bagliori strambi.
L'uomo baffuto è inquieto, trascura gli affari, ed infine si reca in una agenzia turistica ad acquistare i biglietti per un viaggio a Bangkok, Singapore, Bali. Li spedisce alla giovane donna e li riceve indietro a stretto giro di posta, con un piccolo messaggio: "Io preferisco andare a Codogno."
A questo punto forse si possono immaginare i pensieri che vengono in mente all'uomo baffuto. Pensa a quella donna giunta sei mesi fa nella sua agenzia, goffa e disarmata lettrice di libri (come quel suo triste socio, lo studente), e poi trasformatasi in una magnifica venditrice che nessun cliente fiuta più. Però in quella donna c'è anche qualcos'altro, che l'ingegnere non afferra e che lo tiene in sospeso: soprattutto un bellissimo sguardo.
Una sera va a suonare il suo campanello, dopo cena, perché gli è venuto il bisogno di parlarle. Appena la giovane donna apre la porta, subito lui le confessa l'ammirazione che nutre per il suo bellissimo sguardo, dal quale lui crede di capire qualcosa che lei porta dentro di sé.
"Questo dipende dal fatto che ho lo sguardo distorto," spiega la donna, "perché sono un po' strabica."
"Fa niente," esclama l'uomo come fuori di sé, "io ho l'ulcera!"
E si lancia su di lei per un amplesso, ma già lei fugge tra le ombre del corridoio. Inseguendola l'ingegnere giunge fino al soggiorno, dove s'arresta con gli occhi spalancati, come chi è molto sorpreso.
Gli scaffali d'una libreria sono ricolmi di libri, e sul tavolo e sulle sedie altri libri sparsi, come tenuti a portata di mano. Sul bracciolo d'una poltrona, sotto un paralume, un grosso volume è aperto con un segnalibro.
L'ingegnere prende in mano quel libro, e costata trattarsi d'un celebre romanzo francese. E' un titolo nel catalogo di un'altra casa editrice, riservato a venditori che trattano con gente che legge davvero, e che lui disprezza perché riescono a rimediare solo contratti da quattro soldi.
L'ingegnere commenta: "Libro per gente fine, per gente che legge i libri davvero e poi si dà vanto. Lei lo stava leggendo, vero?"
La donna fa cenno di sì e l'uomo prosegue: "Dunque lei non ha mai smesso di leggere libri. Non s'è trasformata, come mi ha fatto credere. S'è fatta beffe di me e del mio metodo, a quanto pare."
La donna dichiara che lei non ha mai letto un libro intero in vita sua; ma da quando il suo compagno se n'è andato, le è venuta la curiosità di sapere cosa l'appassionasse tanto nei libri. Quei libri li ha comprati, ma non riesce a leggerli.
L'ingegnere ondeggia in mezzo alla stanza, facendo gesti di tristezza: "Pietosa menzogna! Lei non mi vuole offendere e la ringrazio, la ringrazio di cuore. Ma capisco anche che lei non vuol saperne di me perché io non leggo i vostri libri."
Rimane pensoso un attimo e prosegue: "Sì, io non leggo i vostri libri e non ho la testa piena di tutto quello che voi trovate nei libri, illusioni e solo illusioni. Io dentro di me ho altre cose, forse più sane".
Abbassa la voce e mormora: "lei non potrà mai prendermi per un suo simile, come fanno i miei clienti. Tra me e i miei clienti ci riconosciamo con franchezza, e loro non mi fiutano. Ma voi lettori di libri fiutate tutti, perché quello che leggete v'illude e v'insuperbisce. Io sono semplice e rozzo rispetto a voi, me ne rendo conto."
La donna dice con voce stanchissima: "Ingegnere, vada a casa che io ho sonno."
Subito l'uomo si volta, si avvia verso la porta, scende le scale, sale in macchina, e infine si smarrisce a lungo in quel quartiere dove tutti i palazzi sono identici ed i lampioni sembrano lì solo per far venire la malinconia.

Nei lunghi mesi di solitudine la giovane donna aveva scoperto che, tutto sommato, i libri si può anche riuscire a leggerli. Lei non avrebbe mai potuto leggere un libro intero, ma qualche pagina, forse qualche capitolo, sì.
Nelle vuote serate invernali, in quel palazzo completamente silenzioso, anche in lei era spuntata la tentazione di prendere un llinbro in mano e mettersi a leggerlo. A poco a poco aveva scoperto che le linee a stampa tutte uguali, che l'avevano sempre scoraggiata dal leggere per la loro noiosa uniformità, potevano farle venire in mente delle voci.
Così le parole dei libri hanno cominciato ad assumere toni vari, a ricordarle persone serie o scherzose che parlano con sottintesi e strani modi di dire; e le linee a stampa hanno cessato d'essere tutte uguali.
Alla fine dell'inverno però s'è accorta che le parole e le frasi lette in un libro, proprio perché le facevano venir in mente delle voci, la impressionavano come film di fantasmi.
Ascoltando tutte quelle allusioni e insinuazioni, su personaggi e luoghi e fatti e sentimenti, le veniva addosso una sensazione che non riusciva a controllare, e che la metteva all'erta su tutto. Erano come voci che spuntavano da una porta che si apriva sulle tenebre. Sola in casa, ascoltava ogni minimo rumore e spiava ogni ombra che le sembrasse un po' insolita, perché le parole d'un libro le avevano messo addosso la trepidazione.
Perciò non poteva mai procedere nelle sue letture; non perché un libro le sembrasse poco avvincente, ma al contrario perché le singole parole e frasi la avvincevano troppo, le suscitavano troppe domande, e non riusciva a staccarsene.
Dopo aver letto una pagina o due restava a lungo seduta nella poltrona del soggiorno, masticando chewing-gum, con il libro aperto sulle ginocchia, ma senza guardarlo. Cercava di controllare un influsso che le parole avevano su di lei, fatto di mille domande che si affollavano lì sulla pagina, a causa di quei sottintesi e ammiccamenti che emergevano come un richiamo.
Durante quei mesi aveva comprato molti libri, per riuscire a trovarne uno in cui le parole la impressionassero meno, permettendole di procedere nella lettura. Ma ciò non sembrava possibile: o metteva gli occhi su libri che le davano subito noia perché non provava alcuna trepidazione, oppure provava subito quella trepidazione che l'avvinceva ad ogni parola e frase e non le permetteva di andare avanti.
Questo è il punto a cui era giunta nella sua ricerca per stabilire cosa c'è di appassionante nei libri, quando all'inizio dell'estate vari avvenimenti sono venuti a disturbarla.
[CONTINUA]