lunedì 27 ottobre 2008

attimi di tempo sospeso


Era la prima notte di guerra. Nelle guerre e nelle rivoluzioni niente di più singolare di quei primi istanti in cui si viene proiettati da una vita all'altra, senza fiato, come se si cadesse dall'alto di un ponte, tutti vestiti, in un fiume profondo, senza capire cosa sta succedendo, serbando nel cuore un'insensata speranza.

Racconto brevissimo questo di Irène Némirovsky. Una ventina di pagine in tutto pubblicato dall'editore pistoiese Via del vento che piano piano, silenziosamente, sta pubblicando nelle sue collane piccoli gioiellini dimenticati, preziosissimi carteggi e poesie davvero rare.
Un treno di notte, una guerra appena proclamata, tanti volti che si ritrovano insieme casualmente, tante storie che si intrecciano, tante voci che si alternano, si accavallano, si mescolano. Tante sensazioni ma un unico tempo: un tempo sospeso, un tempo che ha la rarefazione e la nebulosità del sogno. Un tempo/sogno in cui ognuno dentro di sé coltiva la speranza nascosta di svegliarsi, di aprire gli occhi e vedere che le cose intorno hanno la stessa banale granitica normalità di sempre. Attimi che sembrano di un'altra dimensione, di un altro luogo come se fuori da quello scompartimento non ci fosse niente, come se le storie, i volti, le voci appartenessero ad un mondo che non esiste. Ci si aggrappa al prima per non riconoscere di essere stati catapultati nel dopo, per non ammettere che la svolta è stata dura e che probabilmente ogni ritorno è precluso. Ma è forse proprio questa sospensione a far sì che le storie si intreccino, che ci sia condivisione, che ci sia umanità, che non ci sia la glaciale indifferenza della vita di tutti i giorni. Su tutto si leva la voce narrante - quella di Irène probabilmente - e un volto, una voce, una storia: Marta, la sua bellezza raffinata, il suo amore contrastato, la sua fuga per diventare l'unico e ultimo ricordo, il mare, la lettura.
Racconto brevissimo nello stile conciso e fluido proprio di Irène Némirovsky che si legge come si beve un bicchier d'acqua o come ci si lascia scorrere a occhi chiusi una folata di vento sul viso; un racconto però che incide profondamente, che ti entra dentro e che forse non ti lascia facilmente. Anzi sicuramente non ti lascia con facilità.

Probabilmente questo commento non è un commento ma è solo un sentire. Me ne scuso ma questo racconto, in questo momento, aveva tutte le caratteristiche per colpirmi profondamente.

* Notte in treno / Irène Némirovsky ; a cura di Antonio Castronuovo. - Pistoia : Via del vento, 2008. - (Ocra gialla : testi inediti e rari del Novecento ; 44). - ISBN: 9788862260169

venerdì 24 ottobre 2008

americane avventurose

Ci sono libri per evadere, libri per approfondire, libri per rilassarsi, libri per partire. Questo di Cristina De Stefano è un libro per partire. La direzione? tutte. Lo leggi e ti ritrovi aperte davanti una miriade di strade, stradine e sentieri che veramente non riesci a decidere da che parte andare, che direzione prendere. Berenice Abbott, Ruth Benedict, Rachel Carson, Caresse Crosby, Dorothy Dandridge, Hilda Doolittle, Dorothy Draper, Amelia Earhart, Mary Frances Kennedy Fisher, Slim Keith, Dorothea Lange, Lee Miller, Josephine Nivison, Sister Parish, Dorothy Parker, Margaret Sanger, Anne Sexton, Kay Swift, Tasha Tudor e Mae West. Venti donne più o meno conosciute, più o meno sconosciute; venti donne diversissime tra loro che però in un modo o in un altro hanno lasciato un segno profondo nel loro tempo e nella società in cui si sono trovate ad operare e a vivere. Sono ritratti veloci, piccole biografie appena tratteggiate quelle che Cristina De Stefano ci regala, piccoli cammei scritti benissimo da cui partire per approfondire la storia personale e professionale di ognuna delle protagoniste. Ed è in questo senso che dico che questo è un libro per partire, perché la curiosità inevitabilmente si mette in moto e vorresti sapere più cose, approfondire, ricercare, scavare. Leggi e ti viene voglia di cercare le foto "migranti" di Dorothea Lange, la changing New York di Berenice Abbott, le foto della modella Lee Miller che, dopo essere stata immortalata bellissima sulle pagine di Vogue e nel ciclo delle Arlésienne di Picasso, inaspettatamente fu tra le prime ad entrare nei lager nazisti appena aperti documentandone i volti, gli spazi, gli ambienti; guardare i quadri di Josephine Nivison moglie del ben più famoso Edward Hopper e il mondo fantastico e quieto delle illustrazioni di Tasha Tudor; di leggere le poesie visionarie di Hilda Doolittle oppure quelle scandalose di Anne Sexton; di entrare anche solo con la fantasia nelle stanze arredate da Sister Parish e Dorothy Draper o nei salotti mondani dell'eccentrica Caresse Crosby o della sofisticatissima Slim Keith; di ascoltare le battute al vetriolo di Dorothy Parker o la musica elegante di Kay Swift il grande amore di George Gershwin; di sentire il vento nei capelli volando sull'aereo della bellissima Amalia Earhart; di sentire i sapori dei cibi dell'inventrice del food-writing Mary Frances Kennedy Fisher; di approfondire le battaglie davvero antesignane sui pesticidi e sulla contraccezione di due donne coraggiosissime come la biologa Rachel Carson e Margaret Sanger; di leggere i libri dell'antropologa Ruth Benedict (e del suo amore Margaret Mead) e infine di vedere i film hollywoodiani della bellissima ma sfortunata Dorothy Dandridge e della dissacrante e divertentissima Mae West.
Si parte con questo libro e - cosa straordinaria - non si arriva da nessuna parte, ogni nome, ogni collegamento fa immediatamente ripartire l'immaginazione, fa riaccendere la curiosità e la voglia di trovare qualcosa di più. Ecco io non credo si possa chiedere davvero di più a un libro.

Vi lascio con le parole di Mae West:

Cose che non farò mai:
  1. Prendere l'uomo di un'altra donna. Non intenzionalmente voglio dire...
  2. Cercare di essere diversa da quello che sono in ogni momento, pubblico e privato, tranne sulla scena o sul set...
  3. Cucinare, cucire, lavare i piatti, pelare le patate, mangiare cipolle, rosicchiarmi le unghie.
  4. Indossare calze bianche o far parte di una colonia di nudisti.
  5. Amare l'opera, il numero tredici, lo Jodel, gli spaghetti freddi, i topi, i serpenti, gli uomini che si radono la nuca, o le banane troppo mature.
  6. Preoccuparmi delle persone che fischiettano nei camerini o dei conti stratosferici.
  7. Interpretare parti di madre, parti tristi o stupide, parti di moglie virtuosa, tradita o roba del genere. Compatisco le donne deboli, buone o cattive che siano, ma non mi piacciono. Una donna dovrebbe essere forte sia nella bontà che nella cattiveria.
  8. Andare matta per la musica classica, i panini, il fumo dei sigari, i posti che sanno di ospedale, e lo smalto nero per le unghie.
  9. Entusiasmarmi per i night-club... la borsa, il badminton, le creme per sviluppare il seno.
  10. Andare in visibilio per le orchidee, le lettere d'amore anonime, le cartoline ricordo, i terremoti, i braccialetti da schiava, o i letti col materasso duro.
  11. Lasciarmi importunare da un usuraio scozzese o da un uomo che parla con la lisca fra i denti.
  12. Pensare male di qualcuno senza avere delle prove concrete o credere che sia inutile lottare contro il cosiddetto fato - quell'impostore!
  13. Camminare quando potrei stare seduta, o stare seduta quando potrei stare distesa. Credo di dover conservare la mia energia per le cose importanti.
  14. Scrivere una storia che non sia maliziosa, poiché sono convinta che l'ingenuità non è di chi fa l'ingenuo.
  15. Sposare un uomo troppo bello, un uomo che beve troppo o che non sa reggere l'alcol come un gentiluomo, un uomo facile da conquistare, facile vittima delle tentazioni - a meno che non sia a condurre il gioco

[...per alcuni versi da stampare e appendere sopra il comodino]

* Americane avventurose / Cristina De Stefano. - Milano : Adelphi, c2007. - 197 p. - (La collana dei casi ; 72). - ISBN: 9788845922107

martedì 21 ottobre 2008

non disturbare: gente che sogna


Qualche anno fa - circa cinque o sei credo - durante un ciclo di incontri sulla "nuova" letteratura dei paesi latinoamericani mi sono imbattuta in alcuni brani dello scrittore italo-argentino Antonio Dal Masetto. Mentalmente ne ho preso nota e come mi succede spesso me ne sono poi dimenticata. Lo scorso anno però, durante uno dei pomeriggi al bancone consulenza in biblioteca, mi sono casualmente ritrovata tra le mani il suo romanzo dal titolo Strani tipi sotto casa. Allora come succede? ti ricordi che quel nome ti aveva colpito, inizi a sbirciare le prime pagine, poi la sbirciatina diventa lettura e ti ritrovi in pochi giorni ad aver finito un bel libro e soprattutto ad esserti affezionata ad un autore. Ecco a quel punto è fatta, la scintilla è scoccata e il passo successivo è che si inizia a cercare quello che di quest'autore c'è di pubblicato in italiano. Si trovano allora E' sempre difficile tornare a casa, A due voci. Diario Argentino e Bosque. La faccio breve. Dopo Strani tipi sotto casa ho letto E' sempre difficile tornare a casa che, se possibile, mi è piaciuto anche più del primo e adesso ho letto A due voci. Diario argentino uno strano piccolo libro pensato insieme allo scrittore/giornalista italiano Nicola Fantini ed è su questo che oggi, in maniera in realtà forse un po' estemporanea e un tantino sconclusionata, volevo riflettere. L'approccio a questa lettura devo dire che non è stato felice, anzi ammetto che all'inizio ho anche provato un pizzico di delusione. Mi aspettavo il "mio" Dal Masetto e mi trovavo invece tra le mani una cosa strana, informe, magmatica, una serie di racconti molto particolari a metà tra il realismo crudo, la fantasia più sfrenata e l'ironia da tragedia intervallati da brani - anche graficamente differenziati - che a piccoli flash ripercorrevano la storia argentina dal novembre 2001 alla primavera del 2003, dall'esplosione della crisi economica all'elezione di Néstor Carlos Kirchner a Presidente della repubblica. La realtà è che non riuscivo a capire pienamente il significato di questi accostamenti a non entrare nel discorso, non riuscivo a trovare un filo rosso che mi guidasse attraverso queste pagine. Tutti questi brani, tutti questi racconti sono però scritti bene, in un linguaggio fluido, scorrevole e quindi sono andata avanti. La piacevole tragica fantasia dei racconti di Dal Masetto e la realtà crudele e diretta dei brani di Fantini catturano e ad un certo punto il filo rosso lo trovi solo che non lo trovi nelle pagine, ma te lo trovi tutto stretto intorno alla bocca dello stomaco. Sono l'Argentina e gli argentini ad essere rappresentati. E' l'Argentina che trovi tra le pagine di questo libro con le sue ambientazioni magiche e le sue enormi problematiche e contraddizioni. Giri una pagina e incontri donne che abitano nel fango e mandano a scuola i figli per garantire loro l'unico pasto della giornata; ne giri un'altra e ti si materializzano davanti i bambini/ragazzi di Consti costretti a vivere sui metrò e a dormire sotto i cartoni nella stazione di Constituciòn, a inspirare colla per farsi passare la fame e a vendere il proprio corpo per guadagnare 10 pesos; un'altra ancora e fai la fila insieme ai pensionati costretti a girare mezza Buenos Aires per poter riscuotere (forse) la propria pensione in sportelli bancari nascosti in garage, cinema, panetterie e pensioni; un'altra ancora e ti leggi i temi dei bambini delle scuole pieni di una tale tristezza e di una tale disillusione da impressionare; un'altra ancora e scopri che la picana non è morta con la dittatura. Insomma arrivi alla fine del libro che neanche te ne accorgi e cosa fondamentale ti dispiace perché vorresti trovare altro, altre storie, altri volti; vorresti in un certo senso condividere altre sofferenze per scoprire con meraviglia che nel periodo più buio della crisi economica, nel periodo più nero per il futuro di una intera nazione la gente si è riversata nei centri culturali che offrivano concerti gratuiti di musica classica, ha gremito le serate del Quarto festival del Cinema Independiente per una proiezione di Conversazione in Sicilia di Elio Vittorini, ha riempito la platea del Teatro Colòn per uno spettacolo su Brecht; in un certo qual modo ha continuato a sognare.
Ed è infatti con un racconto-sogno dal titolo La volontà collettiva di Antonio Dal Masetto che finisce questo piccolo libro strano: un bar, una porta che si chiude e un cartello: "non disturbare: gente che sogna..."


A due voci : diario argentino / Antonio Dal Masetto, Nicola Fantini. - 2. ed. - Milano : Effigie, 2004. - 84 p. - (Stellefilanti. Scritture ; 3). - ISBN: 8889416076

una favoletta

La favola che avrebbero dovuto raccontarvi da piccole

C'era una volta in un paese lontano lontano, una bellissima principessa. Un giorno mentre stava seduta sulle sponde di un laghetto incontaminato in un prato verde vicino al suo castello incontrò una rana. La rana le saltò in grembo e le disse:
”Elegante Signora, io ero un bel principe, finchè una strega cattiva non mi fece un incantesimo. Un bacio da te, ed io, ritornerò ad essere il bel principe che sono.. ci potremo sposare e mettere su casa nel tuo castello insieme a mia madre. Così tu potrai cucinare, lavare, pulire, ed essere per sempre la mia principessa felice.”
Quella sera, mentre la principessa cenava beatamente con gambe di rana
saltate in padella, vino bianco ed una gustosissima salsa di cipolle, ridacchiando pensò tra sè...col cavolo…

[Grazie a Susy per la storia e per ieri pomeriggio perché certe cose non si dimenticano]

giovedì 16 ottobre 2008

sfondi e percezioni

"legato con invisibili catene a una invisibile letteratura"
(da una lettera a Felice Bauer, 1913)

Questo libro di Klaus Wagenbach è arrivato al momento giusto. Un momento in cui non si ha tanta voglia di pensare, di riflettere di approfondire perché le cose intorno sono già un po' troppo coinvolgenti e complicate. E allora ben venga una gran bella e affascinante biografia di Franz Kafka cucita insieme attraverso le foto della sua vita e attraverso le foto dei luoghi visitati, degli amici, delle donne amate, dei colleghi, degli editori, delle prime edizioni dei suoi libri e racconti, delle case abitate, dei familiari, dei manoscritti e dei sorprendentissimi disegni. La biografia di un uomo che in questo modo si dilata diventando insieme biografia di un luogo e di un tempo. E'un lavoro accurato e meticoloso quello realizzato da Klaus Wagenbach che, se gli si vuole trovare un difetto, proprio per la sua pignolissima accuratezza e meticolosità, manca un po' di poesia e di incantesimo. Però si sfogliano le pagine e ci si trova proiettati in un altro mondo e in un altro tempo e, nonostante le schede introduttive alle varie sezioni e le didascalie delle foto siano agili e leggere, ci si mette anche un po' ad arrivare in fondo perché è oltremodo divertente e rilassante perdersi a guardare questi volti, le loro acconciature, i cappelli, gli abiti; ad osservare il mutare di mode e abitudini; a mettere insieme le foto di Praga con i ricordi di viaggi fatti più o meno recentemente; ad analizzare il volto dello scrittore attraverso le varie fasi della sua vita.
Wagenbach nella Premessa racconta che gli ci sono voluti trent'anni per raccogliere questo nucleo di fotografie e documenti e non si stenta a crederlo considerata la mole di materiale messa coerentemente insieme e suddivisa in nove sezioni (Famiglia, infanzia; Ginnasio-liceo e Università; Praga, capitale del regno di Boemia; Viaggi, amicizie, parentele; L'Istituto di Assicurazioni contro gli infortuni sul lavoro; L'anno 1912; I primi libri; Vivere o scrivere, 1913-1917; Gli ultimi anni) che, analizzando sfera personale e pubblica del Kafka uomo e scrittore, ci restituiscono una descrizione a tutto tondo per certi versi rara.

C'è una frase che mi ha colpito molto nella Premessa scritta da Klaus Wagenbach: "Ci sono dunque due modi possibili di leggere questo libro di immagini: o come acquisizione di un certo numero di particolarità (otticamente percepibili) della biografia di un importante scrittore praghese tra gli anni 1883 e 1924; o come visione d'insieme della distanza che separa lo sfondo materiale dalla formulazione letteraria". Se da un lato trovo che sia vero da un altro non mi convince del tutto. Non vedo infatti alternanza nelle due tipologie di lettura quanto invece una forte e costante compresenza e non sono assolutamente d'accordo sul fatto che restituisce la lontananza tra "lo sfondo materiale" e la "formulazione letteraria" perché invece, a mio avviso, proprio alcune immagini dei luoghi, delle strutture in cui Kafka si trovò a vivere e operare, certe esperienze di vita, certi incontri che in questo libro sono documentati e quindi resi "otticamente percepibili" danno la misura e la cifra esatta di parte della letteratura e della scrittura di questo autore così particolare e lo fanno molto più di quanto un qualsiasi libro di critica o di analisi testuale avrebbe potuto fare. Del resto però questo è l'annoso dibattito sempre presente e mai sciolto su quanto il substratum culturale, storico e sociale agisca sull'immaginario di un autore (ma al termine si potrebbe tranquillamente sostituire pittore, scultore, fotografo, regista...) e di quanto conseguentemente ne compenetri il lavoro. Così annoso, presente e mai sciolto che credo durerà in eterno perché effettivamente irrisolvibile.

Personalmente dico che questo libro è da leggere e sfogliare con cura e interesse perché restituisce moltissime e piacevoli sorprese.

* Franz Kafka : immagini della sua vita / Klaus Wagenbach. - Milano : Adelphi, ©1983. - 196 p. : ill.

mercoledì 15 ottobre 2008

l'eroismo non è sovrumano

Oggi Italo Calvino (Santiago de Las Vegas, 15 ottobre 1923 – Siena, 19 settembre 1985) avrebbe compiuto 85 anni. L'altro giorno conversando mi è venuta in mente una poesia/canzone scritta nel 1958 e musicata da Sergio Liberovici che trovo molto bella e importante. Il tema: tramandare i valori della Resistenza nelle nuove generazioni. In questo anniversario un po' strano ne riporto il testo, per intero perché merita attenzione.

Oltre il ponte
O ragazza dalle guance di pesca,
O ragazza dalle guance d'aurora,
Io spero che a narrarti riesca
La mia vita all'età che tu hai ora.
Coprifuoco: la truppa tedesca
La città dominava. Siam pronti.
Chi non vuole chinare la testa
Con noi prenda la strada dei monti.

Silenziosi sugli aghi di pino,
Su spinosi ricci di castagna,
Una squadra nel buio mattino
Discendeva l'oscura montagna.
La speranza era nostra compagna
Ad assaltar caposaldi nemici
Conquistandoci l'armi in battaglia
Scalzi e laceri eppure felici.

Avevamo vent'anni e oltre il ponte
Oltre il ponte che è in mano nemica
Vedevam l'altra riva, la vita,
Tutto il bene del mondo oltre il ponte.
Tutto il male avevamo di fronte,
Tutto il bene avevamo nel cuore,
A vent'anni la vita è oltre il ponte,
Oltre il fuoco comincia l'amore.

Non è detto che fossimo santi,
L'eroismo non è sovrumano,
Corri, abbassati, dài, balza avanti,
Ogni passo che fai non è vano.
Vedevamo a portata di mano,
Dietro il tronco, il cespuglio, il canneto,
L'avvenire d'un mondo più umano
E più giusto, più libero e lieto.

Avevamo vent'anni e oltre il ponte
Oltre il ponte che è in mano nemica
Vedevam l'altra riva, la vita,
Tutto il bene del mondo oltre il ponte.
Tutto il male avevamo di fronte,
Tutto il bene avevamo nel cuore,
A vent'anni la vita è oltre il ponte,
Oltre il fuoco comincia l'amore.

Ormai tutti han famiglia, hanno figli,
Che non sanno la storia di ieri.
lo son solo e passeggio tra i tigli
Con te, cara, che allora non c'eri.
E vorrei che quei nostri pensieri,
Quelle nostre speranze d'allora,
Rivivessero in quel che tu speri,
O ragazza color dell'aurora.

Avevamo vent'anni e oltre il ponte
Oltre il ponte che è in mano nemica
Vedevam l'altra riva, la vita,
Tutto il bene del mondo oltre il ponte.
Tutto il male avevamo di fronte,
Tutto il bene avevamo nel cuore,
A vent'anni la vita è oltre il ponte,
Oltre il fuoco comincia l'amore.


Eccola nell'interpretazione di Modena City Ramblers e Moni Ovadia




e degli Apuamater



Link: http://www.prato.linux.it/~lmasetti/antiwarsongs/canzone.php?lang=it&id=771#lyrics_song (qui potete trovare anche lo spartito)

(che poi proprio oggi se ci penso mi è successa una casualità su questa canzone, magari qualcuno che legge la capisce)

giovedì 9 ottobre 2008

... direzione Milano



Domani mattina parto. Mi farò un weekend lungo a Milano una città che, nonostante tutto, mi piace molto. Vi saluto con una canzone bella bella (anche se il video è quel che è)... a presto

lunedì 6 ottobre 2008

inventari di abissi


La poesia
racconta abissi che a volte
la prosa tace

Ci si potrebbe fermare qui e non scrivere altro, ma questo libro di Mario Benedetti l'ho trovato talmente prezioso che voglio andare oltre e provare a dire qualcosa di mio. Inventario, sottotitolo Poesie 1948-2000, è il racconto di una vita. Anzi forse è anche più del racconto di una vita; è il rivivere la propria vita cercando di dare il giusto valore alle cose, alle esperienze che si è vissuto, ai maestri avuti, ai volti incontrati. Lo leggi (e in parecchi punti lo rileggi più e più e più volte) ed è come quando sei in casa tua e ti ritrovi a mettere ordine tra le tue cose e soprattutto tra i tuoi fogli. Un po' di musica calma, ti siedi a terra e inizi. Li guardi, li leggi, qualcuno lo butti senza neanche pensarci troppo magari facendolo anche a pezzettini, qualcosa è pura burocrazia, su qualcuno sorridi, su altri ridi proprio, su altri ancora ti commuovi. Inizi a fare i mucchietti e in un certo senso archivi, rielabori e rivivi, camminando sul crinale tra l'assoluta piacevolezza e il dolore che sono propri di ogni atto di memoria. Ecco, a mio avviso, Inventario. Poesie 1948-2000 di Mario Benedetti è un po' questo; o almeno è quello che questo libro ha trasmesso a me.

C'è il Mario Benedetti scelto da Mario Benedetti in questo libro. Dalla totale e voluta assenza delle poesie della prima raccolta La víspera indeleble - dicendola con Juan Cunha "un brutto libro di un bravo poeta" - alle poesie per il "mio fratello amico" Zelmar Michelini (Formas de la pena), sequestrato e ucciso nel 1976 a Buenos Aires; dalle poesie per Luz moglie/compagna di una vita (assolutamente da leggersi la straordinaria Bodas de perlas) al Borges che in poesia diventa Poeta menor; dalle Piedritas en la ventana, che l'allegria fa ticchettare alle finestre, e dalla leggerezza e compostezza di alcuni haiku, alle più mature e dolorose riflessioni sulla morte sull'uomo e su Dio. Dal quotidiano più quotidiano, ad un'analisi introspettiva che spicca per l'assoluta franchezza, da momenti di pura e poetica fantasia ad uno sguardo sul mondo accurato e feroce. Dall'amore alla morte; dall'esilio all'incanto puro. In un linguaggio enigmatico e complesso nella sua semplicità. Da leggere e assaporare verso a verso, parola a parola.

[parlando di esilio...]
Altro cielo

la stranezza di un cielo che non è il tuo
(Cesare Pavese)


Non esiste una spugna per lavare il cielo
ma anche potendo insaponarlo
per poi gettarvi secchiate di mare
e appenderlo al sole ad asciugare
ti mancherebbe sempre un uccello silente

non esistono metodi per toccare il cielo
ma anche se ti allungassi come una palma
e riuscissi a sfiorarlo nel tuo delirio
per sapere infine come è al tatto
ti mancherebbe sempre una nube di cotone

non esiste un ponte per varcare il cielo
ma ammesso che riuscissi ad arrivare all'altra sponda
a forza di ricordi e di pronostici
e tu comprovassi che non è così difficile
ti mancherebbe sempre il pino del tramonto

questo si tratta d'un cielo che non è il tuo
per quanto impetuoso e lacerato
invece quando sarai in quello che sì ti appartiene
non lo vorrai lavare né toccare né varcare
ma troverai l'uccello la nuvola e il pino.


Questo libro di Mario Benedetti l'ho avuto per quasi due mesi in borsa, è stato sul mio comodino, sul tavolino vicino al divano, sul divano e nel letto. L'ho scorso velocemente, l'ho letto, ho saltato avanti e indietro tra le sue pagine. Mi ci sono addormentata ritrovandolo poi sotto il cuscino. Ci ho riflettuto e confesso mi ci sono anche commossa. Adesso rimarrà tra i libri che stanno ben incisi nella mia memoria e che tengo lì pronti per essere riletti prima o poi.

* Inventario : poesie 1948-2000 / Mario Benedetti ; a cura di Martha L. Canfield ; introduzione di Manuel Vázquez Montalbán. - Firenze : Le Lettere, 2001. - 304 p. - (Il nuovo Melograno ; xlix). - Testo spagnolo a fronte. - ISBN: 8871665775