"Questa mattina, appena in piedi, mi sono guardata allo specchio. Ero un'altra: ho visto un'espressione che non conoscevo, uno sguardo che mi nascondeva qualcosa. Non ero io, o almeno non quella che riconosco volentieri; ero invece la rappresentazione di quello che vorrei evitare" (M. Vitti)
Giunsero ad Avrigue che da un pezzo era scesa la notte. Il contrafforte montano era tutto stellato. A sud una falce di luna bastava in quel sereno a rendere vicina la rupe dei falchetti. In fondo al vicolo del fico sopra gli orti brillava un muro di calcina. Salirono per i carrugi vuoti, sino all'osteria aperta nella piazza senza vita. Dentro, i soliti giocatori di belote sotto la ghiandaia imbalsamata sul ramo infisso alla parete. I soliti fiori finti sulla mensolina. La padrona stese su un tavolino la tovaglia ricamata. Ad Avrigue ci si imbatteva in queste raffinatezze.
Ecco un gioiello. Non trovo altre parole se non questa: un gioiello. Ma di quelli un po' nascosti come quando ti fermi davanti ad una gioielleria e tra tante pietre preziose di varie forme, misure, colori ti incanti davanti ad un solitario minuscolo che con la sua luminosità e eleganza sovrasta il resto catturando l'attenzione. Ammetto che non conoscevo Francesco Biamonti e che ho iniziato a leggerlo un po' per caso prendendolo in prestito in biblioteca. Ho iniziato a leggerlo per caso ma poi sono andata in libreria e mi sono comprata Attesa sul mare e Vento largo e sono quasi sicura che, pur avendolo già letto, mi comprerò anche questo L'angelo di Avrigue perché ho voglia di saperlo tra i miei libri, sugli scaffali di casa mia. Insomma di saperlo vicino a me. Un romanzo breve come brevi sono anche gli altri romanzi di Biamonti. Una storia strana, torbida. Un giovane uomo, un volo tra le scogliere e un corpo; una madre che guarda e accarezza quel corpo. Un suicidio così evidente da far nascere dei sospetti. Un protagonista, un marinaio al momento sulla terra ferma, che non riesce ad arrendersi all'evidenza e ripercorre le strade dell'entroterra ligure per fare domande, per trovare risposte. Intorno a lui personaggi strani, quasi surreali. Un giallo? No. Perché non c'è nessun enigma da sciogliere, niente è da capire in realtà. Non è questo l'interesse dell'autore. E' il raccontare con lentezza che interessa, con quell'incedere calmo in cui il gusto è dato dall'assaporare parola per parola, atmosfera per atmosfera, immagine per immagine. E' il paesaggio ligure con le sue asprezze e con i suoi colori ad attirare la sua attenzione: le rocce a picco sul mare rigate dai sentieri, la macchia, il sole, la salsedine, il vento, le colline del Pigato alle spalle. E' il paesaggio umano fatto di paesi che si svuotano, di giovani che se ne vanno e di anziani davanti al bar sulla piazza a colpire la sua (e la nostra) attenzione. In un sentire del protagonista costantemente in bilico tra l'ansia del partire solcando il mare, e lo struggimento - a mio avviso impersonato da splendide figure di donne - per il rimanere, per il porre quelle radici che sembrano impossibili da far attecchire. Concludo. L'angelo di Avrigue è un libro bello di una delicata eleganza, di una piacevole lentezza che culla. Se vi va leggetelo.
Per chi è stato in Liguria, magari nei mesi stupendi della primavera, e ne ha goduto i paesaggi, i colori e i sapori arrivando in un certo qual modo ad innamorarsene come è successo a me credo che questo autore sia una scoperta meravigliosa, per gli altri pure. E poi vabbé, fosse anche solo per il Cézanne in copertina, io un'occhiata gliela darei.
L'angelo di Avrigue / Francesco Biamonti. - Torino : Einaudi, [stampa 2008]. - 129 p. - (ET Scrittori ; 306). - ISBN: 9788806193997
Non c'è uomo, per quanto saggio, - mi disse, - che non abbia in un dato periodo della sua giovinezza pronunciato parole, o anche condotto una vita, il cui ricordo non gli sia spiacevole e che desidererebbe abolire. Ma non deve assolutamente rimpiangerlo, perché non può esser certo divenuto saggio, nella misura in cui questo è possibile, se non è passato attraverso tutte le incarnazioni ridicole o odiose che devono precedere quest'ultima incarnazione. So che ci sono giovani, figli e nipoti di uomini distinti, cui i precettori hanno insegnato la nobiltà dell'animo e l'eleganza morale fin dal collegio. Essi non hanno forse nulla da rinnegare della loro vita, potrebbero pubblicare e firmare tutto quel che hanno detto, ma sono dei poveri spiriti, discendenti sfibrati di dottrinari, e la cui saggezza è negativa e sterile. Non si riceve la saggezza, bisogna scoprirla da sé, dopo un tragitto che nessuno può fare per noi, né può risparmiarci, perché essa è una visuale sulle cose. Le vite che ammirate, le attitudini che giudicate nobili, non sono state predisposte dal padre di famiglia o dal precettore; sono state precedute da esordi ben diversi, hanno subito l'influsso del male o della banalità che regnavano intorno a loro. Rappresentano una lotta e una vittoria. Comprendo che l'immagine di quel che siamo stati in un primo periodo non sia più riconoscibile e sia in ogni caso sgradevole. Non va però rinnegata, perché è una prova che abbiamo veramente vissuto, che secondo le leggi della vita e dello spirito, abbiamo tratto dagli elementi comuni della vita, della vita «studi» e delle conventicole artistiche, se si tratta di un pittore, qualcosa che li supera. (M. Proust, All'ombra delle fanciulle in fiore)
In questa opera così immensa da incutere quasi paura che è la Recherche credo che ognuno trovi la parte migliore e peggiore di sé. E' forse per questo motivo che mi incanta? Non lo so, però vado avanti perché a questo punto mi ha pienamente catturata e so già che alla fine mi mancherà.
Sabato sera due persone a cui voglio molto bene mi hanno fatto una sorpresa, un regalo tanto bello perché inaspettato e perché per me.
- ci vediamo alle sette e mezzo in piazza Beccaria? - perché? - cena fuori - le sette e mezzo e non è presto per andare a cena? - sette e mezzo e basta, vieni e poche storie
Sette e mezzo sono in piazza Beccaria
- dove andiamo? - c'è un mercatino di cose alimentari in Sant'Ambrogio ci prendiamo una schiacciatina con la mortadella lì? - storie non ne faccio ma per mangiare una schiacciatina con la mortadella ci potevamo vedere anche più tardi
Schiacciatina con la mortadella e birretta "ambrata" su uno scalino. In pratica alle otto e venti avevamo già "cenato".
- facciamo un giro in centro? però cammina veloce! - ma stasera avete fretta? cena lampo, giro lampo, mi fa pure male il piede con queste scarpe
Sant'Ambrogio, Borgo la Croce, piazza dei Ciompi, via dell'Agnolo, via Verdi.
- andiamo verso il Duomo? - no andiamo verso Santa Croce - e che è questo casino? - c'è uno spettacolo al Verdi guarda quanta gente - si vai a vedere chi c'è che ti aspettiamo qui
Vado, svengo e torno e li trovo con i biglietti in mano che ridono e sorridono. Io lì mi faccio quasi il primo pianto. Ivano Fossati a Firenze e io che ultimamente ho avuto la testa occupata me l'ero dimenticato, non mi ero accorta, non so. Entriamo. Siamo in sesta fila, centrali, praticamente sul palco. Mi appoggio con la testa allo schienale di velluto rosso e mi lascio andare. Sipario.
Non pretendo più di aver ragione... (L'amore trasparente) e io calma, il respiro tranquillo come non è stato da tempo. Ascolto. Una sensazione che non vi so descrivere, ed è una calma strana perché io Caos calmo lo vidi il pomeriggio dell'ultima pasquetta quando fuori nevischiava con una mia amica. A questo punto una vita fa.
se sei un un uomo non dire bugie (La guerra dell'acqua)... a Berlino la luce piove dai lampioni (Last minute) a Berlino c'ero a maggio città bellissima di quelle che hanno il timbro "qui ritorno" come Praga, Lisbona, la Grecia tutta, la Sardegna tutta. Perchè andare significa viaggiare, vedere o a volte significa scappare e infatti quando mi sono rotta le dita della mano stavo scappando a Londra. Quattro giorni per mettere chilometri e chilometri tra me e i miei pensieri contorti, poi la casualità ha fatto sì che invece li dovessi districare qui, lentamente, inesorabilmente e forse è stato meglio così perché scappare talvolta non serve a niente.
Venite amici miei, che sapete suonare a memoria, fatela ballare stanotte dov’è, come un amica di strada (Cantare a memoria)... Se è il romanzo dei veleni sarà letteratura, ma se è il nostro futuro, allora è spazzatura (Il paese dei testimoni).. Ero un campione di baci e di bugie (D'amore non parliamo più)...
e io in trance, appiccicata al velluto rosso, come mi succede solo quando faccio rilassamento a yoga. Cioè come mi riesce quando lo faccio bene e non mi corre la testa a destra e a manca. Eppure sul quel velluto la testa non solo ha corso, ma ha corso moltissimo provando a capire come fare a riappropriarmi dell'immagine e dell'idea che ho di me stessa, come fare a recuperare i miei silenzi e le mie pause di riflessione che non sono tristezza sono semplicemente silenzi e pause di riflessione di cui ho bisogno come dell'acqua da bere. Cercando di trovare il modo in cui alcuni ricordi di una vita, episodi, la voce di un'amica, rimangano a colori nei miei ricordi e non sbiadiscano giorno dopo giorno come invece sbiadiranno, come invece stanno già cominciato a sbiadire.
E tutto ció mi meraviglia tanto che se finisse adesso lo so io chiederei che mi crollasse addosso (La costruzione di un amore) ... la fortuna di vivere adesso questo tempo sbandato questa notte che corre e il futuro che arriva chissà se ha fiato (Una notte in Italia)... tu vestiti come un angelo che giri per la terra, fallo per questo cuore senza pace e senza guerra, per me (Buontempo).. Di acqua e di respiro di passi sparsi di bocconi di vento di lentezza di incerto movimento di precise parole si vive (Discanto).. ogni buon maestro che si fa invisibile l'atto e la parola né sciabola né bastone invisibile (Invisibile)
Sì, di precise parole si vive, di parole scelte e non usate a caso, buttate come vengono, pensando che per gli altri non faccia alcuna differenza. E mentre la persona sul palco si interrogava sul significato e su un uso sempre più casuale e superficiale delle parole io riuscivo a rispondermi sul perché mi piace così tanto questa musica, sul perché ultimamente mi ha così colpito un bellissimo libro di Francesco Biamonti, un autore che, ammetto la mia ignoranza, non conoscevo ma che leggerò ancora.
Non per tracciare una rotta che non si può dare una via quando ad un acuto dolore segue una più acuta fantasia (L'uomo coi capelli da ragazzo) ... cose che fanno ridere l'amore fa cose che fanno piangere (L'amore fa) ... Voglio salvarmi da tutto questo salvarmi anch'io (Ho sognato una strada) ... Ti sembra tutto visto tutto già fatto tutto quell'avvenire già avvenuto scritto, corretto e interpretato da altri meglio che da te (Il bacio sulla bocca)
La musica va con il grande tondo sul palco, un cosa tipo stargate che sembra portarti in un altra dimensione con una forza dolce e leggera.
con l'espressione radiofonica di chi sa che la distanza è grande la memoria cattiva e vicina (Italiani d'Argentina) ... E mi sogno i sognatori che aspettano la primavera o qualche altra primavera da aspettare ancora fra un bicchiere di neve e un caffé come si deve quest'inverno passerà (I treni a vapore) ... Un anno e più non è uno scherzo può renderti diverso un anno è la fotografia di te stesso che vai via (Di tanto amore) ... Porta del mondo che giri in eterno togli i piedi di quest'uomo dall'inferno. Ora (L'arcangelo)
il concerto sta finendo, è il terzo che vedo ed è sempre nuovo, sempre una scaletta diversa. Il nuovo con il meno nuovo che si intrecciano, si rincorrono, un po' si contrappongono un po' no, un po' si completano un po' no. La persona sul palco racconta che nella mente dell'autore un filo logico guida il tutto ma che magari non è così evidente; io avrei voglia di dirgli che forse ognuno può trovare un proprio filo logico, un percorso in cui si riconosce. Io stasera il mio l'ho trovato: un percorso fatto di parole, di ricordo, di senso di lontananza e di solitudine, un percorso però pieno di speranza e di luminosità, in fondo pieno della parte di me che mi piace di più. Era quello che ci voleva.
difficile non è partire contro il vento ma casomai senza un saluto (Lindbergh) ... ecco, è tutto finito e bisogna partire (Naviganti).. ma uno che tiene i suoi anni al guinzaglio e che si ferma ancora ad ogni lampione o fa una musica senza futuro o non ha capito mai nessuna lezione (La musica che gira intorno)
Il concerto è finito, le luci si sono riaccese e usciamo. E' caldo fuori anche se è novembre. Mentre i miei due accompagnatori chiacchierano rifletto sul fatto che io la mia lezione, quella che riguarda me stessa, la so perché l'ho sempre saputa anche se ogni tanto me la dimentico.
E poi basta, si torna a casa.
* non me ne voglia Fossati ma il pezzo forte della serata è stata (scherzo) la schiacciatina alla mortadella e più di tutti la birretta, anzi se Cip&Ciop si sintonizzano non è che replichiamo? (se sono in buona offro io)
** la scaletta delle canzoni è quella vera, quella che ho avuto il piacere di sentire, poi può essere che metto anche due fotine rubacchiate col cellulare (a occhio non sono granché però documentano)
se questo orgoglio è un gran sentimento come la gente dice io non sopporto di giorno e di notte il male che mi fa
la frase del titolo l'ha detta Ivano Fossati durante una bella intervista a Che tempo che fa, è vera, è bella, mi è rimasta impressa e la dedico a tutti... la canzone invece la dedico ad una stupida ragazza che conosco a cui voglio bene e della quale adesso mi devo prendere cura (non vi scervellate che è per me la canzone*)
* e un po' anche per gli appassionati di IF che ogni tanto passano di qui