venerdì 30 gennaio 2009

il sole dentro




24 dicembre 2008, lungomare vicino ad Agay (Francia) sulla via del ritorno dalla Provenza. Un sole che sembra quasi primavera, il mare azzurro, la tranquillità di non dover correre. La macchina che va lenta e alla radio questa canzone.
non per tracciare una rotta,
che non si può dare una via,
quando ad un acuto dolore segue
una più acuta fantasia

Ecco è proprio così che da un po' mi sento io e non avrei saputo dirlo meglio. Anche oggi come un mese fa c'è il sole. Sono percepibili la primavera che arriva e l'inverno che se ne va. Io sto per andare ad un corso di cucina sul cioccolato e la cosa mi fa sorridere e star bene. In realtà sono tante le piccole cose che ultimamente mi fanno sorridere e star bene. Ed era l'ora di sorridere, di ridere, di fregarsene un po' delle cose, di pensare finalmente un po' a me stessa, di fare progetti, di rimettere a fuoco certi sfondi, di spegnere alcune luci e di accenderne altre. Direte e questo che c'entra con Agay, la Francia, il mare, il sole, la macchina? Assolutamente niente. Ho semplicemente le stesse belle sensazioni di allora e quel bel pomeriggio mi è solo tornato in mente.

martedì 27 gennaio 2009

27 gennaio 2009: giorno della memoria




"Poiché ricordo, dispero. Poiché ricordo, ho il dovere di respingere la disperazione"
(Elie Wiesel)

domenica 11 gennaio 2009

il tempo è galantuomo (ovvero il perché di una lettura e il perché di quattro stelle)




Ils ont rendu une sentence inique, qui à jamais pèsera sur nos conseils de guerre, qui entachera désormais de suspicion tous leurs arrêts. Le premier conseil de guerre a pu être inintelligent, le second est forcément criminel. Son excuse, je le répète, est que le chef suprême avait parlé, déclarant la chose jugée inattaquable, sainte et supérieure aux hommes, de sorte que des inférieurs ne pouvaient dire le contraire. On nous parle de l’honneur de l’armée, on veut que nous l’aimions, la respections. Ah! certes, oui, l’armée qui se lèverait à la première menace, qui défendrait la terre française, elle est tout le peuple, et nous n’avons pour elle que tendresse et respect. Mais il ne s’agit pas d’elle, dont nous voulons justement la dignité, dans notre besoin de justice. Il s’agit du sabre, le maître qu’on nous donnera demain peut-être. Et baiser dévotement la poignée du sabre, le dieu, non !


Il 13 gennaio 1898 appariva sulla prima pagina de L'Aurore un'importante lettera aperta all'allora presidente della Repubblica Félix François Faure in cui uno degli autori francesi più noti e affermati del tempo prendeva una netta posizione in quello che era probabilmente l'argomento del momento in Francia e forse non solo: l'Affaire Dreyfus. La storia dell'ingiusta accusa di spionaggio nei confronti di Alfred Dreyfus, del processo a porte chiuse, della successiva degradazione, di verità contrapposte che si contendono la ribalta e di una Francia divisa in due fazioni - i Dreyfusards e gli anti-Dreyfusards - è talmente nota che forse non vale neanche la pena andare oltre nel ricordarla. L'autore era Émile Zola, il titolo è J'accuse, un titolo che da quel momento in poi diventerà il simbolo di ogni denuncia aperta, di ogni presa di posizione netta, di ogni tentativo di fare nomi e cognomi.
Ecco questo piccolo libro pubblicato dall'editore milanese "La vita felice" è in pratica la pubblicazione del testo integrale di quella lettera nell'originale francese e nella sua traduzione in italiano con l'aggiunta di una breve e interessante nota introduttiva di Giuseppe Pintorno. Il motivo per cui io l'ho letto è stata la curiosità seguita alla conclusione del terzo volume della Recherche di Proust in cui il protagonista, attraverso la frequentazione dei salotti parigini di Madame de Villeparisis prima e della duchessa di Guermantes (Oriane) poi descrive perfettamente l'atmosfera divisa e il vibrante discutere sull'affaire Dreyfus e sul caso Zola. L'ho letto e non ne sono rimasta delusa. Anzi. Un testo decisamente da quattro stelle, quattro stelle che, cosa che non faccio mai, ho voglia in questo caso di motivare. La prima stella è di stima per l'autore; per un autore che negli anni mi ha saputo regalare momenti di lettura bellissimi, personaggi indimenticabili, che mi ha fatto sentire sulla pagina la velocità folle di una locomotiva, la stessa velocità di una locomotiva che ho ritrovato solo in musica e che ha fatto sì che due testi apparentemente distanti e lontani tra loro siano invece legati nella mia testa da uno strano intreccio, da uno strano legame. La seconda stelletta è per la scrittura che ha il dono straordinario della scorrevolezza e della fluidità; per uno stile che non ha cedimenti e sente chiaro dietro di sé l'ombra di uno scrittore pieno di mestiere, talmente ricco di mestiere da riuscire a nasconderlo quasi non ci fosse. La terza stelletta è per il coraggio che ha fatto la fortuna di questo testo. Il coraggio di dire quello che si pensa senza la paura di ciò che potrà avvenire in futuro; senza pensare a quello che non si potrà ottenere oppure a quello che si potrà perdere; senza pensare a come reagiranno gli amici oppure a che uso potranno farne i nemici, ma tenendo il proprio sguardo fisso solo sulla propria correttezza di pensiero. Un coraggio e una correttezza di pensiero rari. La quarta stelletta invece è per l'attualità di questo testo che, se si escludono i momenti di descrizione del caso particolare, ha davvero numerose corrispondenze con quell'esperienza quotidiana che è senza tempo e senza confini e che è possibile ravvisare nella storia del secolo scorso come nella storia più recente. In questo la citazione che ho riportato in apertura non era scelta a caso.
Concludo con una frase che Zola lascia subito prima delle sue otto accuse dirette e che trovo bella e per fortuna profondamente vera: d'altronde, non dispero affatto del trionfo della verità. Lo ripeto con una certezza ancor più veemente: la verità è in cammino e niente la fermerà.

J'accuse / Émile Zola ; a cura di Giuseppe Pintorno. - Milano : La vita felice, ©2008. - 62 p. - (Il piacere di leggere ; 5). - Testo francese a fronte. - ISBN: 9788886314183
* se volete approfondire ecco il testo integrale in francese della lettera con la foto della prima pagine de L'Aurore.

mercoledì 7 gennaio 2009

boum!



C'è una canzone che mi mette allegria più di qualsiasi altra ed è Boum di Charles Trenet. La incocciai per caso tanti anni fa in uno di quei film che ti rimangono impressi: Toto le héros di Jaco Van Dormael. I colori accesi, un senso diffuso di allegria e i tulipani che ballavano a ritmo di musica sono di quelle cose che non mi tolgo dalla testa. Oggi ero stanca e ad un certo punto mi è venuto voglia di cercarla su blip e e di mettermela in casa. In realtà ogni tanto/spesso lo faccio. Ecco quello che doveva fare l'ha fatto: mi ha fatto (sor)ridere. Poi stasera per vie un po' traverse mi hanno ricordato il film e adesso mi sarebbe venuta voglia di rivederlo. E dire che a casa dei miei avrei anche un VHS registrato un numero indecifrato di anni fa da Rai3 ma ora è a casa dei miei e io non ho più neanche il lettore per leggerlo il VHS. Per cui niente, mi son dovuta accontentare di trovare un video su youtube. La canzone c'è, i colori accesi ci sono, il senso di allegria pure e più di tutto ci sono i tulipani che ballano. Quindi adesso li condivido con voi. Ciao!

venerdì 2 gennaio 2009

alla "prossima avventura"

Ho attraversato il living, salito le scale e mi sono trovata (impreparata) di fronte al sorriso gentile di un uomo grande, magro, appoggiato a un bastone. Una persona molto bella. Non un bel vecchio, ma un uomo divenuto vecchio senza perdere la sua bellezza.

Fosco Maraini era così. Credo che Maria Pia Simonetti in poche parole abbia colto quasi perfettamente quello che quest'uomo trasmetteva a chi ha avuto la fortuna - direi anche il privilegio - di incontrarlo. Anch'io ho salito quelle scale, attraversato quel living, goduto di racconti straordinari, racconti di vita che assumevano, attraverso la voce, la gestualità, la straordinaria semplicità, i contorni delle favole. Pochi pomeriggi, poche ore trascorse velocissime che però ricorderò sempre. Piccole ore che brillano letteralmente nella mia memoria. Circa dieci anni fa - era stato da poco pubblicato Case amori e universi - iniziai a lavorare alla mia tesi di laurea che, curiosa come sono, riguardava un tema pressoché sconosciuto ai più e per completezza dopo di allora rimasto tale: il corporativismo degli artisti toscani nei primi anni '20 del Novecento a Firenze. Primo personaggio incontrato: Antonio Maraini di professione scultore. Antonio Maraini padre di Fosco e nonno di Dacia, Toni e Yuki. La mia storia è immaginabile. Io che avevo bisogno di racconti per il mio lavoro e quest'uomo molto gentile che mi ha regalato un po' del suo tempo ricordando. La trama era composta da una Firenze che non c'è più, quella Firenze come se ne trovavano ancora tracce nei tempi della mia infanzia e dai suoi protagonisti, mentre la voce narrante era quella di un anziano, arguto e ironico signore dagli occhi piccoli, all'orientale e dalla voce calma e giovane. Antonio Maraini e i suoi lavori, i fratelli Michaelles, l'ambiente artistico-culturale di una città, Firenze, tanto aperta quanto provinciale, la geografia di questa città fatta di stradini che se non ci sei nato e ci vivi difficilmente ti ci orienti, il periodo fascista e i suoi protagonisti. Sono stati momenti davvero impagabili ed è forse per questo che ho apprezzato molto questo libro, questa intervista fatta da Maria Pia Simonetti a Fosco Maraini, perché mentre lo leggevo era come risentire quella voce, come rivivere anche solo col ricordo quel momento bello. E confesso che un po' mi ha anche commosso.
Certo qui la trama è diversa ed è incentrata - come si evince dal titolo piuttosto significativo - sul tema del viaggio, dell'incontro con culture altre, della curiosità ma la voce narrante è la stessa, riconoscibile tra mille altre voci. Certo riflettendoci bene probabilmente questo non è il libro adatto per approcciare Fosco Maraini ma è un libro da leggere per chi ha familiarità con questo autore, per chi ne conosce il percorso, perché aggiunge tante piccole sfumature.
Concludo con una frase da Case amori universi ripresa anche in questa intervista che mi è piaciuta molto entrambe le volte che l'ho letta, un piccolo brano che apre lo sguardo all'anima corsara e avventurosa di quest'autore:

"ormai vicino ai quaranta, si sentiva inesorabilmente sbandato, incapace d'inserirsi nella vita normale, d'imprigionarsi in un qualsiasi lavoro stabile. E per di più aveva preso gusto a una simile libertà da corsaro, si era abituato al piacere di trovarsi perennemente disponibile per qualsiasi prossima avventura. E la 'prossima avventura', non si sa per quale destino benefico o beffardo, si presentava quasi sempre prestissimo all'appuntamento"


Anzi no! dopo aver letto sul sito di Marcella una delle Fanfole, concludo con un'altra Fanfola in musica quella che con la sua formica ammucchiarona riesce a mettermi di buon umore sempre... ciao



..verra' l'inverno si,verra'il mordese
verranno tante gosce aggramerine,
ma intanto il sole schìcchera gigliese
e sgnèllida tra cròndale velvine..



Viaggiator curioso : conversazione con Maria Pia Simonetti / Fosco Maraini. - Firenze : Passigli, 2001. - 92 p. - (Le occasioni). - ISBN: 8836806740