correva la strada, l'auto veloce correva...
E succede che ti ritrovi a piedi per strada. La giornata di sole e delle ore per vagare a naso in su, fare un po' di foto e cercare regali di Natale anche se veri regali non sono mai. E succede allora che a un tratto ti arriva lontanissima una voce, una chitarra e una canzone bella, triste e al tempo stesso ritmata. Allora inizi a calcolare i passi che ti separano da quella voce, inizi a calcolare i passi che ti sono concessi prima e dopo quella voce per poter ascoltare tutta la canzone. Rallenti un po' perché i passi prima sono tanti, mentre dopo c'è subito da attraversare e svoltare l'angolo. Rallenti e la voce ti diventa una figura e presto ti diventa un volto. Un tipo seduto a terra, gli scarponcini che battono il ritmo, la giacca verde bottiglia e i jeans. Un bel tipo, giovane. Il viso simpatico, aperto. Arrivi vicino e la mano inizia a cercare tutti gli spiccioli che hai in tasca. Arrivi vicino e ti fermi. Tu e lui soli in mezzo ai migliaia che sono in giro per la città e per il Natale. Lui che ti guarda e finisce la canzone, tu che lo guardi e ti godi gli ultimi accordi e le ultime parole. Sopra il sole. Poi ti abbassi gli metti le monete nella custodia della chitarra e fai per andare. Solo che ti giri e vedi che un taxi è fermo accanto a te, fermo perché tu eri piantata proprio nel mezzo della strada ad ascoltarti la canzone come se tutto intorno si fosse fermato. Ti volti e il il ragazzo col giubbotto verde ti guarda, ti regala un sorriso largo e ti fa l'occhiolino. E tu gli sfoderi uno di quei sorrisi che lo sai da sola che ti è uscito proprio bello, di quei sorrisi che anche gli occhi brillano. Poi il pomeriggio non poteva che essere in discesa, alcune foto, tanti passi, quasi nessun regalo.
Al tassista lo ringrazio perché con un colpo di clacson avrebbe rovinato tutto e invece non l'ha fatto.
"Questa mattina, appena in piedi, mi sono guardata allo specchio. Ero un'altra: ho visto un'espressione che non conoscevo, uno sguardo che mi nascondeva qualcosa. Non ero io, o almeno non quella che riconosco volentieri; ero invece la rappresentazione di quello che vorrei evitare" (M. Vitti)
giovedì 16 dicembre 2010
lunedì 13 dicembre 2010
a voi vista da fuori sembrerò triste
giovedì 9 dicembre 2010
a ritmo, nel ritmo e un po' puntando i piedi (@Zu)
Questo post lo dovete a Zu e se non vi piace andate a bussare da lui che l'altro giorno ha scritto la sua lista e ha fatto venire a me la voglia di scrivere la mia. Con l'idea di scriverla quasi di getto, senza pensarci troppo. L'ho fatto e non credo la rileggerò (se ci riesco). Perché sono sicura che nel momento esatto in cui dovessi fermarmi a pensarci mi accorgerei di avere sbagliato tutto, di aver dimenticato cose e di aver messo cose superflue. La verità è che senza pensarci e tirandoli fuori più dalla pancia che dalla testa sono usciti loro e un motivo ci sarà. E forse è un motivo anche più forte di tutti quei motivi pensati e ripensati che mi porterebbero a fare una lista dei miei ascolti probabilmente molto diversa da questa.
Giulio non ce l'ha fatta e da 15 è arrivato a 21, io ce l'ho fatta ancora meno e sono arrivata a 22. Ma tanto ci perdonate :)
1. Purple Rain - Prince
2. Shaved fish - John Lennon
2. Stripped - Rolling Stones
3. O primeiro Canto - Dulce Pontes
4. Il paese dei bambini con la testa - Beppe Chierici e Daisy Lumini
5. Lindbergh - Ivano Fossati
6. The rhythm of love - Bindu
7. Live in London - Leonard Cohen
8. Bringing it all back home - Bob Dylan
9. Amalia/Vinicius - Amalia Rodrigues e Vinicius De Moraes
10. Grace - Jeff Buckley
11. Catartica - Marlene Kuntz
12. Buena vista social club - Buena vista social club
13. La buona novella -Fabrizio De Andrè
14. For the Stars - Elvis Costello e Anne Sofie Von Otter
15. The vegetarians of love - Bob Geldof
16. Solitude standing - Suzanne Vega
17. Diamond life - Sade
18. Lou Reed - Lou Reed
19. Tango in the night - Fleetwood Mac
20. Anime salve - Fabrizio De André
21. Legend - Bob Marley
22. Gilberto Gil Unplugged - Gilberto Gil
Giulio non ce l'ha fatta e da 15 è arrivato a 21, io ce l'ho fatta ancora meno e sono arrivata a 22. Ma tanto ci perdonate :)
1. Purple Rain - Prince
2. Shaved fish - John Lennon
2. Stripped - Rolling Stones
3. O primeiro Canto - Dulce Pontes
4. Il paese dei bambini con la testa - Beppe Chierici e Daisy Lumini
5. Lindbergh - Ivano Fossati
6. The rhythm of love - Bindu
7. Live in London - Leonard Cohen
8. Bringing it all back home - Bob Dylan
9. Amalia/Vinicius - Amalia Rodrigues e Vinicius De Moraes
10. Grace - Jeff Buckley
11. Catartica - Marlene Kuntz
12. Buena vista social club - Buena vista social club
13. La buona novella -Fabrizio De Andrè
14. For the Stars - Elvis Costello e Anne Sofie Von Otter
15. The vegetarians of love - Bob Geldof
16. Solitude standing - Suzanne Vega
17. Diamond life - Sade
18. Lou Reed - Lou Reed
19. Tango in the night - Fleetwood Mac
20. Anime salve - Fabrizio De André
21. Legend - Bob Marley
22. Gilberto Gil Unplugged - Gilberto Gil
martedì 7 dicembre 2010
ma che disastro io mi maledico
domenica 5 dicembre 2010
carta
Oggi si è chiusa definitivamente una pagina. Una di quelle pagine che ci hai perso un po' di pancia, un po' di cuore e un po' di serenità a leggere. Una di quelle pagine che rimarranno a marcare un prima e dopo. Adesso sono più delle quattro e mezzo del mattino e io sono seduta sul parquet a fissare lo spigolo della libreria e a regalare a me stessa quello che in tutto questo periodo ho dovuto comprimere dentro, a regalarmi uno sfogo come si deve. Oggi si è chiusa una pagina ma io mi devo essere tagliata con la carta. E tagliarsi con la carta fa male.
Ora sono qui e penso a Laila, ai suoi occhi, alle sue parole e al suo abbraccio. E forse adesso un altro abbraccio come quello sarebbe l'unica cosa che voglio. Forse sarebbe l'unica persona che adesso vorrei abbracciare per sentire in quell'attimo la vera e perfetta comprensione delle cose. E invece non so neanche il suo numero di telefono.
Ora sono qui e ho voglia di ringraziare Raffaella, lo sa lei il perché.
Ora sono qui e penso a Laila, ai suoi occhi, alle sue parole e al suo abbraccio. E forse adesso un altro abbraccio come quello sarebbe l'unica cosa che voglio. Forse sarebbe l'unica persona che adesso vorrei abbracciare per sentire in quell'attimo la vera e perfetta comprensione delle cose. E invece non so neanche il suo numero di telefono.
Ora sono qui e ho voglia di ringraziare Raffaella, lo sa lei il perché.
mercoledì 1 dicembre 2010
lucidare lo stronzo
"Carl era seduto in macchina e guardava fuori dal finestrino. Là davanti c'era il suo edificio con il mendicante che conosceva così bene seduto a gambe incrociate vicino alle porte girevoli, apparentemente già stanco a quell'ora di mattina, dato che a stento aveva la forza di scuotere il suo bicchiere Dunkin Donuts ogni volta che entrava qualcuno. Guardandosi intorno, Carl riconobbe i colleghi che convergevano sull'edificio, ma nessuno con cui avesse voglia di parlare.
Direttamente alla sua destra stava accadendo qualcosa di curioso. Due uomini con l'uniforme marrone innaffiavano il vicolo, un piccolo vicolo cieco che fungeva da area di scarico tra il nostro edificio e quello accanto. Carl li guardò lavorare. Dalle loro pompe usciva acqua bianca. Muovevano il getto sull'asfalto. La pressione sembrava molto forte, perché gli uomini stringevano saldamente con entrambe le mani le sottili pistole nere, di quelle che si usano negli autolavaggi. Alzarono le pistole e spruzzarono il cassonetto, nonché i muri di laterizio. Pulivano con cura spostando i rifiuti con il getto. A tutti gli effetti, stavano pulendo un vicolo. Un vicolo! Lo pulivano! Carl era ipnotizzato. Era il genere di cose che sei mesi prima lo avrebbe irritato, vedere quegli uomini, americani di prima generazione senza molta scelta, passare la mattina nei recessi bui di un'area di scarico a spruzzare d'acqua l'asfalto e il cassonetto. Buon Dio, il lavoro era così insignificante? Era così insignificante la vita? Gli ricordò la volta con cui uno slogan era stato annacquato da un cliente al punto di far sparire ciò che conteneva di interessante. Carl doveva ancora scrivere il testo. L'art director doveva ancora mettere al posto giusto l'ombreggiatura e il logo. Quel procedimento era noto come lucidare lo stronzo. Quei due poveri sempliciotti che innaffiavano il vicolo stavano facendo esattamente la stessa cosa. In tutta l'America, infatti, oggi la gente si dava un gran da fare nello sforzo continuato di lucidare gli stronzi. Certo, lo faceva per sopravvivere, ma nell'immediato era per il bene di un manager sadico o di un cliente merdoso la cui scarsa immaginazione e le cui idee stupide candeggiavano il mondo per cancellarne senso e speranza. E nel frattempo, quel tipo laggiù con la barba assurda e le gambe stese riusciva a fatica ad alzare le mani incrostate di sporcizia per facilitare i lanci di un quarto di dollaro". (pp. 246-247)
* E poi siamo arrivati alla fine / Joshua Ferris ; traduzione di Katia Bagnoli. - Vicenza : Neri Pozza, c2006. - 398 p. - (Bloom ; 1). - ISBN: 8854501417
Direttamente alla sua destra stava accadendo qualcosa di curioso. Due uomini con l'uniforme marrone innaffiavano il vicolo, un piccolo vicolo cieco che fungeva da area di scarico tra il nostro edificio e quello accanto. Carl li guardò lavorare. Dalle loro pompe usciva acqua bianca. Muovevano il getto sull'asfalto. La pressione sembrava molto forte, perché gli uomini stringevano saldamente con entrambe le mani le sottili pistole nere, di quelle che si usano negli autolavaggi. Alzarono le pistole e spruzzarono il cassonetto, nonché i muri di laterizio. Pulivano con cura spostando i rifiuti con il getto. A tutti gli effetti, stavano pulendo un vicolo. Un vicolo! Lo pulivano! Carl era ipnotizzato. Era il genere di cose che sei mesi prima lo avrebbe irritato, vedere quegli uomini, americani di prima generazione senza molta scelta, passare la mattina nei recessi bui di un'area di scarico a spruzzare d'acqua l'asfalto e il cassonetto. Buon Dio, il lavoro era così insignificante? Era così insignificante la vita? Gli ricordò la volta con cui uno slogan era stato annacquato da un cliente al punto di far sparire ciò che conteneva di interessante. Carl doveva ancora scrivere il testo. L'art director doveva ancora mettere al posto giusto l'ombreggiatura e il logo. Quel procedimento era noto come lucidare lo stronzo. Quei due poveri sempliciotti che innaffiavano il vicolo stavano facendo esattamente la stessa cosa. In tutta l'America, infatti, oggi la gente si dava un gran da fare nello sforzo continuato di lucidare gli stronzi. Certo, lo faceva per sopravvivere, ma nell'immediato era per il bene di un manager sadico o di un cliente merdoso la cui scarsa immaginazione e le cui idee stupide candeggiavano il mondo per cancellarne senso e speranza. E nel frattempo, quel tipo laggiù con la barba assurda e le gambe stese riusciva a fatica ad alzare le mani incrostate di sporcizia per facilitare i lanci di un quarto di dollaro". (pp. 246-247)
* E poi siamo arrivati alla fine / Joshua Ferris ; traduzione di Katia Bagnoli. - Vicenza : Neri Pozza, c2006. - 398 p. - (Bloom ; 1). - ISBN: 8854501417
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