Sono due mesi, forse anche tre, che col dottore che ci parlo una volta a settimana mi alleno a sentire le cose. Io che di natura forse vorrei provare a capirle le cose, mi devo limitare a sentirle. Io che già vivo di pancia devo andare ancora oltre e provare a staccare ancora di più la spina e a avvertire sottilmente a un livello di intimità che sono sincera mi fa parecchia paura.
L'altro giorno ero al mare, dai miei, nel giardino con la siepe intorno. La siepe che limita lo sguardo ma che adesso mi protegge. Che ultimamente mi sento nuda anche quando sono vestita, mi sento come se chiunque mi potesse leggere attraverso. Saranno gli occhi sempre lucidi. Sarà che mi vedo incerta, nei movimenti. A tratti quasi storta. Io che di me apprezzo più di tutto il portamento. Quasi altero, diritto.
L'altro giorno ero al mare dai miei nel giardino con la siepe intorno, il libro in mano a far finta di leggere. Il libro in mano perché nessuno mi chiedesse conto dei miei pensieri. Lo sguardo sulle pagine. Le pagine trasparenti. E a un tratto mi sono detta, "Prova" e ho provato a sentire, a staccare la testa e semplicemente a sentire. Un po' come dare gas e accelerare, la schiena incollata alla sedia e via. Provare a sentire le mie paure, provare a sentire i miei sentimenti. Sembra uno scherzo che se le cose sono tue mica è difficile sentirle. E invece lo è, ve l'assicuro. Perché come si finge bene con l'essenza delle proprie cose non si può descrivere. Ero lì e ci ho provato e li ho sentiti entrambi. Ne ho avvertito i contorni, gli ostacoli. Ho sentito la vertigine per gli strapiombi. Un primo passo che da sentire c'è ancora tanto, ma un piccolo passo importante.
Ho sentito l'importanza di un amore. Ne ho sentito la profondità. Si è fissato dentro di me e ci vive. Ho sentito le mie paure. Che non è per niente vero che sono brava con le mie paure. Io baro con le mie paure. Solo che ultimamente le paure erano troppe e quindi era bene iniziare a provare a sentirle, a guardarle, a toccarle. Paure piccole, medie, grandi. Paure enormi. Anche paure che non ho avuto mai ma che ultimamente sono arrivate anche loro. Queste proprio bastarde. Ero lì e sentivo e provavo a fissare dentro di me quelle emozioni, quelle sensazioni. Il sorriso al pensare a un volto e l'angoscia allo stomaco a pensare ai passi, alle strade da fare, ai volti della mia famiglia che guarda aspettando quello che faccio. Tutti lì in apnea senza respirare quasi non fossi più la stessa persona e non sapessero più come agire con me.
Ho sentito che è il momento di chiudere gli occhi, farsi un po' di forza e provare. Che provare me lo devo.
Che poi ora non so neanche perché ho scritto questo post. So che lo pubblicherò e che immediatamente mi sentirò come una che è rimasta in mutande. Intanto venerdì torno a chiacchierare che questo tragitto fino a Roma me lo devo fare tutto e a piedi. Anche se in effetti il Freccia Rossa era più comodo.
"Questa mattina, appena in piedi, mi sono guardata allo specchio. Ero un'altra: ho visto un'espressione che non conoscevo, uno sguardo che mi nascondeva qualcosa. Non ero io, o almeno non quella che riconosco volentieri; ero invece la rappresentazione di quello che vorrei evitare" (M. Vitti)
martedì 31 agosto 2010
sabato 21 agosto 2010
goccia
Da sola, i piedi in un mare che ha del turchese e del cristallo, il sole che accarezza, una bottiglia di acqua fresca e la goccia di cioccolata alla fine del cornetto. Ci sono momenti in cui tutto sembra semplice.
venerdì 6 agosto 2010
adesso
Credo che in questo preciso istante l'aereo stia accelerando per il decollo, tra tre ore di nuovo il Portogallo. Buon agosto a tutti, io ripasserò forse un giorno da casa, ma difficilmente ripasserò da qui.
Baci, F.
giovedì 5 agosto 2010
scarponi
Poco tempo fa una mia amica mi ha mandato una mail, una mail di quelle in punta di piedi. C'eravamo viste e avevamo parlato e avevamo parlato e avevamo parlato. In pratica una giornata tutta intera a chiacchierare. E lei dopo, quando era tornata casa, ci aveva ripensato e mi aveva mandato quella mail lì. E io l'avevo letta che mi venivano un po' gli spillini agli occhi e il buco alla pancia. E mi venivano perché c'era dell'affetto vero lì dentro. C'erano consigli buoni, anche se difficili. Anzi in verità ce n'era uno solo di consiglio buono però bello ciccione. Così ciccione che rischiava di diventare ingombrante. E infatti quello era un po' il suo dubbio, di essere entrata nella mia vita con una cosa un po' così troppo cicciona, ingombrante. Con gli scarponi chiodati mi sembra ci fosse scritto.
Io quel consiglio però l'ho seguito. E adesso non è che ho risolto tanto, ma sono contenta. Che almeno mi pare di avere un po' in mano le cose. Non tanto strette che ogni tanto mi sgusciano da tutti i lati ma un po' in mano sì. Così contenta che qualche giorno fa ci hanno fatto una foto che ridiamo tanto, ma tanto. E a me quella foto lì piace anche se in foto io non mi piaccio quasi mai. Mi piace perché ridiamo e ridiamo tanto.
Io quel consiglio però l'ho seguito. E adesso non è che ho risolto tanto, ma sono contenta. Che almeno mi pare di avere un po' in mano le cose. Non tanto strette che ogni tanto mi sgusciano da tutti i lati ma un po' in mano sì. Così contenta che qualche giorno fa ci hanno fatto una foto che ridiamo tanto, ma tanto. E a me quella foto lì piace anche se in foto io non mi piaccio quasi mai. Mi piace perché ridiamo e ridiamo tanto.
mercoledì 4 agosto 2010
a iosa
Un libro che parte con folgorazione, tanto che ci pensi e tra te e te sottovoce ti dici che meno male che quel qualcuno te l'ha consigliato perché altrimenti forse, un po' per snobismo, non l'avresti letto mai. Un libro che a un tratto ti fa così male che saresti tentata di buttarlo in un angolo, ma quando dico buttarlo dico buttarlo proprio con astio, restituirlo e cercare di togliertelo il più velocemente possibile dalla memoria, dalla testa. Un libro che ha pagine di leggera introspezione che ti tagliano come un sottilissima lama di coltello. Talmente sottile che senti il dolore e vedi il sangue solo dopo che il taglio te l'ha già fatto e a quel punto ti ha già fregato. Un libro su cui ho pianto delle lacrime, e di recente era tanto che non mi capitava. Di piangere lacrime per fantasia intendo. Di recente piango solo per realtà.
Un punto di vista maschile distante e vicino insieme. Una cosa particolare. Un libro che poi però purtroppo rientra nei suoi binari e alla fine non stupisce, anzi,un po' banalmente finisce. Certo a pensarci bene non è che aveva molte altre alternative per finire. Di fatto tutta la storia è incanalata per il finale felice, solo che un po' forse te lo aspetti, anzi, siamo sincere, un po' lo vorresti che lui rimanesse il trentenne non cresciuto, superficiale e anche un po' bastardo dell'inizio. Oppure che lei fosse abbastanza forte da dire "guarda grazie ma basta così". Un po' lo vorresti che le cose andassero secondo logiche diverse, più cattive forse, meno romantiche, meno scontate. Un po' lo vorresti di trovare qualcuno con la forza di dire basta. Quella forza un po' irrazionale e autoconservativa che scatta o che dovrebbe scattare. Anzi che dovrebbe scattare perché poi l'autoconservazione non è mai dei sentimenti, ma delle abitudini e lì scatta l'errore.
Ti accorgi che alla fine era molto meglio il camionista della Gimenez-Bartlett che bastardo lo è davvero, ma fino in fondo, e non offre spazi a romanticherie o finali (sinceramente un po' forzati) da confetto. Così convintamente bastardo che alla fine una donna lo apprezza per la coerenza, oppure (cosa ancora più liberatoria) ha la possibilità di mandarlo a fanculo e di gusto. Con libertà. Certo quel libro lì regalava un'atmosfera diversa fin dall'inizio e il finale felice non te lo aspettavi manco per niente. Anzi il finale felice sarebbe stato il vero finale a sorpresa.
Detto ciò, alcune pagine di O'Farrell rimarranno dentro di me. Le ferite di fatto si rimarginano, ma un segnettino sulla pelle te lo lasciano, anche se impercettibile, anche se minuscolo. Anche il sale delle lacrime te lo senti per un po' sulla guancia. A tradimento ha colpito in alcuni dei miei lati scoperti, delle mie paure, delle mie aspirazioni e io non ero preparata. So già che ogni tanto mi ritroverò a pensarci, razionalmente o più facilmente irrazionalmente. Un libro però che tutto sommato apprezzeranno fino in fondo più gli uomini delle donne.
Le ultime pagine poi mi hanno incuriosito. E' del 2000 questo libro, proprio come L'ultimo bacio di Muccino e un po' tutta l'atmosfera generale, la paternità, il matrimonio finale e soprattutto l'ultima scena sembrano così (diversamente) identici che qualche domanda sinceramente me la sono posta. Del resto di trentenni non cresciuti anche lì a iosa.
* Il meglio di un uomo / John O'Farrell ; traduzione di Nicoletta Lamberti. - Milano : A. Mondadori, 2002. - 270 p. - (Oscar bestsellers ; 1209). - ISBN: 8804500980
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