Come ieri notte che ero in giro per Firenze e pioveva e pioveva e pioveva e non c'era quasi nessuno. Vagando per piazze e strade che di solito sono invase e che a un tratto invece sono lì tutte per te. Complice il novembre, complice la pioggia, complice l'ora. Senza ombrello e solo col cappuccio del piumino in testa in posti che di giorno davvero non esistono. Ci sono momenti che non ti da noia nulla, neanche la pioggia forte, tanto arrivi a casa e al massimo ti infili nella doccia.
"Questa mattina, appena in piedi, mi sono guardata allo specchio. Ero un'altra: ho visto un'espressione che non conoscevo, uno sguardo che mi nascondeva qualcosa. Non ero io, o almeno non quella che riconosco volentieri; ero invece la rappresentazione di quello che vorrei evitare" (M. Vitti)
venerdì 26 novembre 2010
certe notti
Come ieri notte che ero in giro per Firenze e pioveva e pioveva e pioveva e non c'era quasi nessuno. Vagando per piazze e strade che di solito sono invase e che a un tratto invece sono lì tutte per te. Complice il novembre, complice la pioggia, complice l'ora. Senza ombrello e solo col cappuccio del piumino in testa in posti che di giorno davvero non esistono. Ci sono momenti che non ti da noia nulla, neanche la pioggia forte, tanto arrivi a casa e al massimo ti infili nella doccia.
giovedì 25 novembre 2010
Vi racconto la mia biblioteca-sanatorio
Giorni fa tra le mail del gruppo di discussione per bibliotecari che leggo ho trovato questa mail, firmata, di un collega. Sono giorni che ci penso e oggi ho deciso di riportarla qui, perché questa situazione è davvero comune a tanti e sta diventando prassi comune. Ho tolto la firma per rispetto, ho tolto alcune cose un po' troppo personali per rispetto, ma ho lasciato le considerazioni generali e la sostanza. Una sostanza che è davvero la normalità, ogni giorno di più. Mi piacerebbe che la leggeste.
Vi racconto la mia biblioteca-sanatorio
"Scrivo per denunciare qualcosa che sento come insostenibile. Scrivo per denunciare, perché credo ancora che tra i destinatari di questa lista ci siano persone che credono ancora in questa professione e si battono ogni giorno per difenderla.
Per ragioni di opportunità e non di vigliaccheria - vi prego di credermi - ometto veri nomi e veri luoghi: ma son sicuro che chi dovrà capire capirà.
Scrivo perché sono stanco. Lavoro ogni giorno in una biblioteca che la mia Amministrazione (sia destra, sia sinistra, sia Lega) stanno trasformando in un sanatorio vero e proprio.
Quindici anni fa se ne è andata la collega con la quale abbiamo aperto il servizio. Eravamo giovani e avevamo molto entusiasmo. Eravamo riusciti a creare una biblioteca - per allora - al passo coi tempi. Ha trovato un'offerta migliore, mobilità, e se ne è andata. Lei si è salvata. Per il servizio, e per me, da allora invece è iniziato il collasso.
Mi son trovato a gestire da solo, sulle mie sole spalle un servizio. Dopo anni finalmente si sono decisi dall'alto a muoversi con una cooperativa. Due giovani ragazzi mi aiutavano per 2 pomeriggi (2, su 6 giorni di apertura).
Oggi mi trovo da solo, anche se a vedere la pianta organica non sarei solo. Ho una collega, ex protocollo, che ha avuto un esaurimento nervoso, strilla davanti agli utenti, è assolutamente incapace di coordinarsi con gli altri colleghi e al banco, quando non ci sono io a sorvegliarla (che brutta parola... ma rende l'idea), dice agli utenti le cose più assurde e inesatte circa i servizi e il reference. Da due anni stanno rinnovando l'incarico con i servizi sociali ad una signora con problemi di demenza, che mi aiuta a riordinare i libri a scaffale - ma nonostante siano due anni che lo fa, sbaglia sistematicamente. E piange ad ogni mia osservazione, anche fatta con tutta la dolcezza che posso. Vi lascio immaginare il rapporto con gli utenti, specie i teenager.
L'ultimo assessore, proprio una settimana fa, mi ha convocato dicendomi che i risultati della biblioteca non sono soddisfacenti e non sono come lui si aspetta. A nulla è valso il compitino che faccio ormai ogni tot davanti ad ogni nuovo assessore: cioé il raccontargli per filo e per segno la storia della struttura e le - penose - condizioni nelle quali siamo conciati.
(Si, perché non lo sanno. I nuovi, anche se sono ex consiglieri, non lo sanno!)
Lui fa la faccia pensierosa (come i suoi predecessori), sbuffa un po'(come i suoi predecessori), mi guarda torvo (come i suoi predecessori) e mi dice (esattamente come i suoi predecessori): "Ma allora come pensa che possiamo fare?".
E allora io ci riprovo (come con i suoi predecessori): "Assessore, così come siamo non possiamo fare molto di più. Il personale ha i suoi limiti e le sue carenze. C'è poca professionalità, siamo indietro anni luce rispetto ai dibattiti moderni sulle biblioteche e il servizio". E riprovo a chiedere maggiori investimenti, o quantomeno atti coraggiosi, fino ad una ipotetica fusione di servizio con enti vicini (pensate come siamo messi).
E lui mi guarda e mi risponde: "Sono prospettive difficili, sono tempi difficili. Bisogna tenere duro un altro po'. Poi vedrà, che se le cose cambiano, sarà la biblioteca il fiore all'occhiello di questo comune". E' la stessa risposta dei suoi predecessori. Sono anni che i tempi son difficili. E anni che mi promettono cose che
non avvengono mai.
E sono anni che io timbro il cartellino in questo sanatorio, dove
stiamo perdendo utenti e punti, ma dove la cosa più grave è che sto
perdendo entusiasmo e salute. [...]
E mi chiedo se i politici ci pensano a queste situazioni che creano, se ci pensano a quello che fanno. Se anche solo per un minuto si mettono dentro i panni, dentro l'anima di chi le deve vivere ogni giorno, ogni minuto queste situazioni.
E so che nell'Italia del 2010, di situazioni come la mia ce ne sono molte. Ho parlato negli anni con diversi colleghi, lo so.
Questa non è più una biblioteca. E da molto tempo. Questa è diventato un parcheggio per situazioni problematiche dell'ente. E una valvola di sfogo per i doveri sociali del Comune. E' la perfetta corrispondenza di quella che è ormai la considerazione
della cultura in Italia.
Ultima cosa.
Pensate sia profondo Sud?
Niente di più sbagliato.
Distretto del Nord molto economicamente avanzato."
Vi racconto la mia biblioteca-sanatorio
"Scrivo per denunciare qualcosa che sento come insostenibile. Scrivo per denunciare, perché credo ancora che tra i destinatari di questa lista ci siano persone che credono ancora in questa professione e si battono ogni giorno per difenderla.
Per ragioni di opportunità e non di vigliaccheria - vi prego di credermi - ometto veri nomi e veri luoghi: ma son sicuro che chi dovrà capire capirà.
Scrivo perché sono stanco. Lavoro ogni giorno in una biblioteca che la mia Amministrazione (sia destra, sia sinistra, sia Lega) stanno trasformando in un sanatorio vero e proprio.
Quindici anni fa se ne è andata la collega con la quale abbiamo aperto il servizio. Eravamo giovani e avevamo molto entusiasmo. Eravamo riusciti a creare una biblioteca - per allora - al passo coi tempi. Ha trovato un'offerta migliore, mobilità, e se ne è andata. Lei si è salvata. Per il servizio, e per me, da allora invece è iniziato il collasso.
Mi son trovato a gestire da solo, sulle mie sole spalle un servizio. Dopo anni finalmente si sono decisi dall'alto a muoversi con una cooperativa. Due giovani ragazzi mi aiutavano per 2 pomeriggi (2, su 6 giorni di apertura).
Oggi mi trovo da solo, anche se a vedere la pianta organica non sarei solo. Ho una collega, ex protocollo, che ha avuto un esaurimento nervoso, strilla davanti agli utenti, è assolutamente incapace di coordinarsi con gli altri colleghi e al banco, quando non ci sono io a sorvegliarla (che brutta parola... ma rende l'idea), dice agli utenti le cose più assurde e inesatte circa i servizi e il reference. Da due anni stanno rinnovando l'incarico con i servizi sociali ad una signora con problemi di demenza, che mi aiuta a riordinare i libri a scaffale - ma nonostante siano due anni che lo fa, sbaglia sistematicamente. E piange ad ogni mia osservazione, anche fatta con tutta la dolcezza che posso. Vi lascio immaginare il rapporto con gli utenti, specie i teenager.
L'ultimo assessore, proprio una settimana fa, mi ha convocato dicendomi che i risultati della biblioteca non sono soddisfacenti e non sono come lui si aspetta. A nulla è valso il compitino che faccio ormai ogni tot davanti ad ogni nuovo assessore: cioé il raccontargli per filo e per segno la storia della struttura e le - penose - condizioni nelle quali siamo conciati.
(Si, perché non lo sanno. I nuovi, anche se sono ex consiglieri, non lo sanno!)
Lui fa la faccia pensierosa (come i suoi predecessori), sbuffa un po'(come i suoi predecessori), mi guarda torvo (come i suoi predecessori) e mi dice (esattamente come i suoi predecessori): "Ma allora come pensa che possiamo fare?".
E allora io ci riprovo (come con i suoi predecessori): "Assessore, così come siamo non possiamo fare molto di più. Il personale ha i suoi limiti e le sue carenze. C'è poca professionalità, siamo indietro anni luce rispetto ai dibattiti moderni sulle biblioteche e il servizio". E riprovo a chiedere maggiori investimenti, o quantomeno atti coraggiosi, fino ad una ipotetica fusione di servizio con enti vicini (pensate come siamo messi).
E lui mi guarda e mi risponde: "Sono prospettive difficili, sono tempi difficili. Bisogna tenere duro un altro po'. Poi vedrà, che se le cose cambiano, sarà la biblioteca il fiore all'occhiello di questo comune". E' la stessa risposta dei suoi predecessori. Sono anni che i tempi son difficili. E anni che mi promettono cose che
non avvengono mai.
E sono anni che io timbro il cartellino in questo sanatorio, dove
stiamo perdendo utenti e punti, ma dove la cosa più grave è che sto
perdendo entusiasmo e salute. [...]
E mi chiedo se i politici ci pensano a queste situazioni che creano, se ci pensano a quello che fanno. Se anche solo per un minuto si mettono dentro i panni, dentro l'anima di chi le deve vivere ogni giorno, ogni minuto queste situazioni.
E so che nell'Italia del 2010, di situazioni come la mia ce ne sono molte. Ho parlato negli anni con diversi colleghi, lo so.
Questa non è più una biblioteca. E da molto tempo. Questa è diventato un parcheggio per situazioni problematiche dell'ente. E una valvola di sfogo per i doveri sociali del Comune. E' la perfetta corrispondenza di quella che è ormai la considerazione
della cultura in Italia.
Ultima cosa.
Pensate sia profondo Sud?
Niente di più sbagliato.
Distretto del Nord molto economicamente avanzato."
mercoledì 17 novembre 2010
marchi
Vergogna è impietoso e non lo è per la storia che racconta. Che è sì una storia dura, ma non lo è più di tante altre. È impietoso per il modo in cui te la racconta. Coetzee è impietoso. Lo è perché con uno stile di cui strabilia quasi la leggerezza ti schianta nello stomaco immagini durissime da digerire, riflessioni che ti arrivano come una coltellata. E non so neanche dire se sono le singole parole o il modo di legarle insieme, se sono le immagini che ricrea o le cose che passano tra le righe fatto sta che a tratti ti ritrovi a pensare che quest'uomo ha due gran palle perché mica tutti sono capaci di spingersi in luoghi dello spirito così profondi, in luoghi intimi dentro di noi che contemplano anche l'odio e il rancore. Quello stesso odio e quello stesso rancore che siamo tutti ansiosi di mostrare che sono sentimenti che non ci appartengono. Di fatto leggi, ti schianti la pancia, ma pensi anche che non sei così tanto orribile neanche tu, che in fondo è un po' normale.
La banda dei tre. Tre padri in uno. Stupratori, più che ladri, li ha definiti Lucy: stupratori ed esattori d'imposte, che battono la zona, assolgono le donne, soddisfano i loro violenti desideri. Be', si sbagliava. Non erano stupratori, ma animali da monta. Non era il principio del piacere a guidarli, ma il testicolo, sacchetto gonfio di seme ansioso di divenire perfetto. E ora ecco, il bambino! Lo chiama già «il bambino», mentre non è altro che un verme nel grembo di sua figlia. Che razza di bambino può mettere al mondo un seme del genere, eiaculato in una donna non per amore ma per odio, mescolato in maniera caotica, destinato a insozzarla, marchiarla, come l'urina di un cane?"
L'ho finito Vergogna. Mi sono fermata e strabiliata su alcune pagine, su alcune parole mi ci sono schiantata la pancia e alla fine mi sono chiesta, ma perché finora Coetzee non l'avevo letto?
* Vergogna / John Maxwell Coetzee ; traduzione di Gaspare Bona. - Torino : Einaudi, c2003. - 234 p. ; 21 cm. - (Super ET)
lunedì 15 novembre 2010
asimmetrie
Guardando le nuvole da sopra. Che le nuvole da sopra sono diversissime dalle nuvole da sotto. Sotto le nuvole le persone sono nascoste dagli ombrelli mentre tu sei sopra uno spazio bianco con l'azzurro e il sole. Il sole che scende. Da sotto le hai viste le nuvole grigie. Le hai viste mentre le tagliavi. Ci sei passata proprio nel mezzo a quel grigio. Quel grigio che è proprio dello stesso colore di un viaggio nella direzione sbagliata. Lo stesso colore di un pensiero, di una giornata, di un momento.
Poi all'improvviso esci e ti ritrovi in mezzo a quel regalo di sole, con lo sguardo un po' fuori e un po' a quel mezzo profilo sul vetro. E non sai se a vincere sarà una lacrima o un'increspatura sulle labbra. In realtà è inutile che bari perché lo sai chi vince.
Eppure stamani il posto degli aerei era stranamente bellissimo. Luccicante. Pieno di vetri, di persone calme, di piccole cose. Alcune stelline di Natale anche se manca tanto al Natale. Un corridoio, un vetro, una luce. Da ascoltare il silenzio e pianissimo una versione lenta di Yesterday.
A volte la vita te lo dice in strani modi che è inutile che ti trattieni.
(da qualche parte h. 14.12)
Poi all'improvviso esci e ti ritrovi in mezzo a quel regalo di sole, con lo sguardo un po' fuori e un po' a quel mezzo profilo sul vetro. E non sai se a vincere sarà una lacrima o un'increspatura sulle labbra. In realtà è inutile che bari perché lo sai chi vince.
Eppure stamani il posto degli aerei era stranamente bellissimo. Luccicante. Pieno di vetri, di persone calme, di piccole cose. Alcune stelline di Natale anche se manca tanto al Natale. Un corridoio, un vetro, una luce. Da ascoltare il silenzio e pianissimo una versione lenta di Yesterday.
A volte la vita te lo dice in strani modi che è inutile che ti trattieni.
(da qualche parte h. 14.12)
mercoledì 3 novembre 2010
ritratti di famiglia

F. Corcos "ritratto delle signore Caterina Grassi e Bianca Bignami"
(grazie a domi su FF, per il divertimento soprattutto)
Iscriviti a:
Post (Atom)