martedì 15 gennaio 2008

porte aperte...o buchi della serratura

Tu mi fai girar, tu mi fai girar
come fossi una bambola
poi mi butti giù, poi mi butti giù
come fossi una bambola
Non ti accorgi quando piango
quando sono triste e stanca tu
pensi solo per te
No ragazzo no, No ragazzo no
del mio amore non ridere
non ci gioco più
quando giochi tu
sai far male da piangere
Da stasera la mia vita
nelle mani di un ragazzo no,
non la lascerò più
No ragazzo no
tu non mi metterai
tra le dieci bambole
che non ti piacciono più
oh no, oh no
Tu mi fai girar,tu mi fai girar...
poi mi butti giù,poi mi butti giù...

(P.Pravo)


"Un romanzo ci consente di penetrare in un determinato ambiente: ce ne impregniamo, lo amiamo o lo detestiamo. Ma una novella è una porta che per un istante ci fa intravedere una casa sconosciuta e che subito si richiude".

E' Irène Némirovsky(*) che parla e che offre, ad essere sincera non so quanto volontariamente, un'immagine a dir poco perfetta di questo racconto. La moglie di don Giovanni è infatti questo: una porta che si apre velocemente e ci lascia intravedere per un attimo una stanza dove c'è tutto un mondo e dove c'è un'altra porta, questa volta chiusa, che si può solo sbirciare dal buco della serratura e che rivela segreti inconfessati e inconfessabili.
La quarta di copertina molto brevemente riporta: "una moglie devota e irreprensibile, ammirata e rispettata - e il suo atroce segreto". Un po' ruffiana direi, ma banalizzando è così, è la storia di una donna che è molto diversa da quello che appare. La cui vita nasconde un doppio fondo.
E' una Némirovsky un po' in tono minore, alla quale non dona troppo - a mio avviso - l'andamento epistolare, ma è anche una Némirovsky capace in pochissime pagine di andare ben oltre il messaggio più ovvio, il significato più immediato. E in questo forse sta la preziosità di questo racconto breve. Non è infatti il segreto che la Signora nasconde ad interessare l'autrice, quanto i meccanismi nascosti che la portano via via ad amare, a soccombere, a piangere, ad agire, ad odiare e infine ad uccidere. A interessare l'autrice è la storia di questa donna non bella, intelligente, assennata e istruita, moglie di un uomo bello, dal fascino irresistibile che sopporta e perdona oltre ogni limite il tradimento ma che davanti ad una risata del marito, ad un atteggiamento di scherno sentirà tutta la tragicità della sua situazione e non sarà in grado di perdonare. Ed è infatti la stessa Nèmirovsky che, attraverso la voce di Clèmence, dice: "credo che a una donna si può fare di tutto: tradirla, picchiarla e abbandonarla, ma se un uomo può perdonare chi lo deride, una donna - mai!"
Ma questo è soprattutto un racconto sull'apparenza e sulla capacità, o meglio sull'incapacità, delle persone di giudicare oltre di essa. E a questo proposito, per concludere, cito direttamente un brano del racconto che mi è sembrato significativo e che sarebbe riduttivo e addirittura pleonastico riassumere: ""ma era troppo bello, troppo interessante in confronto alla Signora. Tutti avevano occhi solo per lui, e di conseguenza niente di quello che faceva poteva restare nascosto. In casa era come un sole e gli altri era come se non esistessero. Ogni suo movimento veniva spifferato in giro, mentre quello che si tramava nell'ombra passava inosservato. Dei testimoni hanno dichiarato che la mattina del 2 novembre lui era nel parco con la Signora Baronessa. Credevano di essere soli, ma non è mancata gente pronta a riferire o inventare quello che si erano sussurrati all'orecchio, le loro parole d'amore e i loro sguardi, mentre di quello che faceva la Signora quella mattina non si è accorto nessuno perché non interessava a nessuno. (...) Tutti l'hanno vista andar via e nessuno ha trovato strano che, con quel tempo orribile che le ho detto, la Signora fosse andata tranquillamente a passeggio, mentre tutti avevano sorriso vedendo il Signore camminare avanti e indietro sulla terrazza malgrado la pioggia e affrettarsi di colpo alla vista del cappotto blu della sua Amica che guizzava tra gli alberi. Era sempre così. Il Signore diceva che non avrebbe pranzato a casa, e veniva spontaneo pensare: «Va a spassarsela». La Signora usciva alle due e non rientrava prima delle otto, e sembrava normale che fosse stata tanto tempo dal dentista. In fondo per lei era una fortuna." (pp. 38-40)

(*) la citazione è riportata nel saggio di Giorgio Pinotti, e incrociavano gli sguardi come canne di pistola, pubblicato come postfazione

La moglie di don Giovanni / Irène Némirovsky ; a cura di Giorgio Pinotti ; traduzione di Laura Frausin Guarino. - 3. ed. - Milano : Adelphi, 2007. - 63 p. - (Biblioteca minima ; 6). - ISBN: 9788845921049

2 commenti:

pbeneforti ha detto...

in questo blog è sparito un SOS! ;)

Anonimo ha detto...

Perche non:)