giovedì 15 ottobre 2009

parquet

Io stanotte non riuscivo a dormire e quando non si riesce a dormire è un casino perché la testa è indisciplinata. Tu cerchi di trattenerla e lei va via. Tu cerchi di tenerla ancorata su cose belle ma lei no, una cosa la preoccupa e gira che ti rigira torna sempre lì. Come una mosca su una ferita. Allora ho iniziato a leggere e ho messo anche un po' di musica. Che poi di notte anche se la tieni bassissima la musica ti sembra sempre troppo alta per via del silenzio che è più forte. Comunque io la tenevo bassissima e nessuno sicuramente l'ha sentita. Ad un certo punto ero sul divano ho alzato gli occhi dal libro e ho guardato casa, ho guardato il parquet e mi è venuta voglia di sdraiarmi a terra. Anche perché a suo tempo avevo messo il parquet apposta per poter stare scalza, sdraiarmi a terra.. Mi sono messa a terra e con la musica bassa ho iniziato a respirare profondamente. Allora è stato come se lì intorno ci fosse dell'animazione, come se le mie cose si facessero vive. Mi è venuta in mente la Fata che l'altro giorno parlava di casa sua. Io ero lì che yogheggiavo notturna e sono arrivate le mie signore che mi guardano dalla parete, la Ide, la Zena, la Nida con i loro sguardi materni, con gli orecchini eccentrici e con nudità sfacciatamente pudiche; è arrivata la Maria che si era ricamata la tenda che poi ha regalato a me per quando doveva sposarsi e dopo non si è sposata mai; ho avvertito l'acqua della Paola con i suoi azzurri, i suoi neri e i suoi piccoli ma brillantissimi rossi; mi è venuta in mente la goccia di resina che sembra tanto una tartaruga che ho staccato un giorno a Kythira mentre rubavo dei fichi; la conchiglia di Falasarna che è piccolina piccolina ma che abita qui da tanto senza perdersi. Ho sentito il profumo dei fiori che mi ha regalato Marcello l'altra sera mentre tornavo a casa e lui stava chiudendo il negozio. E poi la foto di un ventisette dicembre di tre anni fa con me piccolina in gonna e dei fiocconi di neve in primo piano, il regalo di un compleanno innevato. E poi ho visto il verde di Ubeda e il verde di Sao Pedro do Corval, gli azzurri olandesi e la libreria dove vige la più assoluta anarchia. Riflesso diretto di chi è troppo bibliotecaria nelle altre ore del giorno. Poi ho sentito su di me lo sguardo dell'uomo di Za, quell'unico tratto steso a carboncino senza staccarsi mai dal foglio che ti spoglia, letteralmente. Io e lui siamo innamorati, si sappia. Ho visto casa e mi ci sono sentita a casa.
Ho capito che la musica era finita, da un bel po'. Che non avevo più voglia di leggere, che il tempo di stare sdraiata sul parquet era finito. Sono andata in camera e ho visto il mio letto, che è l'unico letto che può essere mio. Mi sono infilata e ho dormito pochissime ore però di un sonno pieno, profondo, senza sogni. Poi stamani sono uscita prestissimo. L'aria era straordinariamente limpida e fresca e la città bellissima.

4 commenti:

sid ha detto...

post perfetto. non dico niente. non lo commento. lo rovinerei.

Anonimo ha detto...

bellissimo :)
fata

splendidi quarantenni ha detto...

E' vero, è bellissimo. E io darei anche il nobel per la pace al tuo pusher, perché roba così in giro non ne trovi più.

Laura ha detto...

Apre il cuore...