mercoledì 17 novembre 2010

marchi

Perché mi sarà venuto in mente di scrivere un post intero su Vergogna di Coetzee non lo so. Di solito quando scrivo un post su un libro che ho letto è perché mentre lo leggevo una frase, un'immagine, un qualcosa mi ha colpito e mi ha fatto partire un giro di idee, di riflessioni. Questa volta no, non è accaduto. Non ci sono stati momenti in cui ho pensato ecco questa cosa qui mi va di scriverla, mi va di raccontarla, questa cosa per me rappresenta questo libro. Non è accaduto ma al tempo stesso non posso far passare questa lettura così nel silenzio.
Vergogna è impietoso e non lo è per la storia che racconta. Che è sì una storia dura, ma non lo è più di tante altre. È impietoso per il modo in cui te la racconta. Coetzee è impietoso. Lo è perché con uno stile di cui strabilia quasi la leggerezza ti schianta nello stomaco immagini durissime da digerire, riflessioni che ti arrivano come una coltellata. E non so neanche dire se sono le singole parole o il modo di legarle insieme, se sono le immagini che ricrea o le cose che passano tra le righe fatto sta che a tratti ti ritrovi a pensare che quest'uomo ha due gran palle perché mica tutti sono capaci di spingersi in luoghi dello spirito così profondi, in luoghi intimi dentro di noi che contemplano anche l'odio e il rancore. Quello stesso odio e quello stesso rancore che siamo tutti ansiosi di mostrare che sono sentimenti che non ci appartengono. Di fatto leggi, ti schianti la pancia, ma pensi anche che non sei così tanto orribile neanche tu, che in fondo è un po' normale.

La banda dei tre. Tre padri in uno. Stupratori, più che ladri, li ha definiti Lucy: stupratori ed esattori d'imposte, che battono la zona, assolgono le donne, soddisfano i loro violenti desideri. Be', si sbagliava. Non erano stupratori, ma animali da monta. Non era il principio del piacere a guidarli, ma il testicolo, sacchetto gonfio di seme ansioso di divenire perfetto. E ora ecco, il bambino! Lo chiama già «il bambino», mentre non è altro che un verme nel grembo di sua figlia. Che razza di bambino può mettere al mondo un seme del genere, eiaculato in una donna non per amore ma per odio, mescolato in maniera caotica, destinato a insozzarla, marchiarla, come l'urina di un cane?"

L'ho finito Vergogna. Mi sono fermata e strabiliata su alcune pagine, su alcune parole mi ci sono schiantata la pancia e alla fine mi sono chiesta, ma perché finora Coetzee non l'avevo letto?

* Vergogna / John Maxwell Coetzee ; traduzione di Gaspare Bona. - Torino : Einaudi, c2003. - 234 p. ; 21 cm. - (Super ET)

3 commenti:

Raffa ha detto...

Quasi mette paura ad affrontarlo, questo libro. Però la tentazione verso chi sa scandagliare gli anfratti meno ospitali dell'animo umano è sempre molto forte.

Paoletto ha detto...

Ho letto "Tempo d'estate" l'estate scorsa e mi è piaciuto molto. Ora, siccome ogni tuo consiglio è un ordine, ordinerò e leggerò anche questo. Ciao ;-)

Paoletto ha detto...

A colpo sicuro. Un libro straordinario, sento ancora dei forti dolori allo stomaco...grazie per l'ottimo consiglio, come sempre;-)