sabato 1 agosto 2009

un primo agosto di sessantacinque anni fa

1 agosto 1944

Cara Kitty,
«un fastello di contraddizioni» è l'ultima frase della mia lettera precedente e la prima di quella di oggi. «Un fastello di contraddizioni», mi puoi spiegare con precisione che cos'è? Che cosa significa contraddizione? Come tante altre parole ha due significati, contraddizione esteriore e contraddizione interiore.
Il primo significato corrisponde al solito «non adattarsi all'opinione altrui, saperla più lunga degli altri, aver sempre l'ultima parola», insomma, a tutte quelle sgradevoli qualità per le quali io sono ben nota. Il secondo... per questo, no, non sono nota, è il mio segreto.
Ti ho già più volte spiegato che la mia anima è, per così dire, divisa in due. Una delle due metà accoglie la mia esuberante allegria, la mia gioia di vivere, la mia tendenza a scherzare su tutto e a prendere tutto alla leggera. Con ciò intendo pure il non scandalizzarsi per un flirt, un bacio, un abbraccio, uno scherzo poco pulito. Questa metà è quasi sempre in agguato e scaccia l'altra, che è più bella, più pura e più profonda. La parte migliore di Anna non è conosciuta da nessuno - vero? - e perciò sono pochi quelli che mi possono sopportare.
Certo, sono un pagliaccio abbastanza divertente per un pomeriggio, poi ognuno ne ha abbastanza di me per un mese. Esattamente la stessa cosa che un film d'amore per le persone serie: una semplice distrazione, uno svago per una volta, da dimenticare presto, niente di cattivo ma neppure niente di buono. È brutto per me doverti dir questo, ma perché non dovrei dirlo, quando so che è la verità? La mia parte leggera e superficiale si libererà sempre troppo presto della parte più profonda, e quindi prevarrà sempre. Non ti puoi immaginare quanto spesso ho cercato di spingere via quest'Anna, che è soltanto la metà dell'Anna completa, di prenderla a pugni, di nasconderla; non ci riesco, e so anche perché non ci riesco.
Ho molta paura che tutti coloro che mi conoscono come sono sempre, debbano scoprire che ho anche un altro lato, un lato più bello e migliore. Ho paura che mi beffino, che mi trovino ridicola e sentimentale, che non mi prendano sul serio. Sono abituata a non essere presa sul serio, ma soltanto l'Anna «leggera» v'è abituata e lo può sopportare, l'Anna «più grave» è troppo debole e non ci resisterebbe. Quando riesco a mettere alla ribalta per un quarto d'ora Anna la buona, essa, non appena ha da parlare, si ritrae come una mimosa, lascia la parola all'Anna n. 1 e, prima che io me ne accorga, sparisce.
La cara Anna non è dunque ancora mai comparsa in società, nemmeno una volta, ma in solitudine ha quasi sempre il primato. Io so precisamente come vorrei essere, come sono di dentro, ma ahimé, lo sono soltanto per me. E questa è forse, anzi sicuramente la ragione per cui io chiamo me stessa un felice temperamento interiore e gli altri mi giudicano un felice temperamento esteriore. Di dentro la pura Anna mi indica la via, di fuori non sono che una capretta staccatasi dal gregge per troppa esuberanza.
Come ho già detto, sento ogni cosa diversamente da come la esprimo, e perciò mi qualificano civetta, saccente, lettrice di romazetti, smaniosa di correr dietro ai ragazzi. L'Anna allegra ne ride, dà risposte insolenti, si stringe indifferentemente nelle spalle, fa come se non le importasse di nulla, ma ahimè, l'Anna quieta reagisce in maniera esattamente contraria. Se ho da essere sincera, debbo confessarti che ciò mi spiace molto, che faccio enormi sforzi per diventare diversa, ma che ogni volta mi trovo a combattere contro un nemico più forte di me.
Una voce singhiozza entro di me: «Vedi a che ti sei ridotta: cattive opinioni, visi beffardi e costernati, gente che ti trova antipatica, e tutto perché non hai dato ascolto ai buoni consigli della tua buona metà». Ahimè, vorrei ben ascoltarla, ma non va; se sto tranquilla e seria, tutti pensano che è una nuova commedia, e allora bisogna pur che mi salvi con uno scherzetto; per tacere della mia famiglia che subito pensa che io sia ammalata, mi fa ingoiare pillole per il mal di testa e tavolette per i nervi, mi tasta il collo e la fronte per sentire se ho la febbre, si informa delle mie evacuazioni e critica il mio cattivo umore. Non lo sopporto; quando si occupano di me in questo modo, divento prima impertinente, poi triste e infine rovescio un'altra volta il mio cuore, volgendo in fuori il mio lato cattivo, in dentro il lato buono, e cerco un mezzo per diventare come vorrei essere e come potrei essere se... non ci fossero altri uomini al mondo.

La tua Anna

L'ultimo brano del Diario, scritto precisamente sessantacinque anni fa. Quattro giorni dopo arriverà il campo, qualche mese dopo arriverà la morte. Stamani mi sono svegliata e questa ricorrenza mi è riaffiorata alla memoria, casualmente, senza alcun motivo apparente. L'ho preso per leggerlo e ho trovato le due parti di me. Le due parti che combattono una battaglia che a volte mi lascia senza forze fisiche e mentali. Mentali soprattutto. A questo punto di una cosa sono sempre più convinta.
Sono i libri che cercano me, non sono io a cercare loro.

3 commenti:

Paoletto ha detto...

L'ultimo brano del Diario descrive benissimo due parti in eterno conflitto. Nell'ultima frase del tuo post mi ci ritrovo perfettamente. Che sensibilità queste donne ...:-)

mastrangelina ha detto...

@Paolo
Sì hai ragione. Ognuno in realtà prova dentro di sé questa sensazione e da fuori spesso la cosa è indecifrabile. Io spesso lo sono, indecifrabile. Dietro alla calma, ai silenzi e ad un apparente gran forza c'è infatti tutto un mondo di dubbi..
Ora però sono curiosa. Quali libri ti hanno cercato ultimamente? :)

sancla ha detto...

Si, sono i libri che ti cercano e quando riescono a trovarti non possono che segnarti.