Molti anni fa incappai in una canzone, all'improvviso. Ricordo la radio accesa, il ritorno da un piccolissimo viaggio, il sole, la strada, gli olivi. Ricordo perfettamente che ero sola. Ricordo di aver abbassato lo sguardo per riconoscere quella voce, quella musica, così istintivamente affine e allo stesso tempo così sfuggente. Ricordo solo il desiderio di alzare il volume e di far sì che io, la musica, l'aria e la campagna diventassimo una cosa sola. Mi succede spesso. Sono quasi sempre sola, sono quasi sempre in macchina, sono quasi sempre nel verde. Ricordo che da quel giorno lì lei ha trovato uno spazio suo dentro di me. Uno spazio che vive momenti diversi, posizioni diverse, emozioni diverse, reazioni diverse. Uno spazio però fisso.
Si parla di abbracci in questa canzone qui, di quegli abbracci che si danno quando ci si saluta e non si sa se ci si rivedrà. Di quegli abbracci a cui forse si vorrebbe rimanere appesi per un tempo strano, fisso, fluttuante. Di quegli abbracci che potrebbero essere tristi e che invece paradossalmente sembrano non esserlo perché vivono del ricordo di cose belle, di legami belli. A modo loro quasi felici a oltranza. Di lì la musica, la voce,il ritmo. Di lì il sorriso che spontaneamente ti verrebbe già all'attacco se non fosse per il messaggio, per la sua storia, per le parole cariche di ironia amara.
Però di abbracci si parla, di quegli abbracci che a me non riescono. A me che ho sempre bisogno del mio spazio vitale intorno, di quello spazio fisico libero intorno a me. Uno spazio che difficilmente può essere riempito se non da persone che sento vicinissime. Ne parlavamo anche con un'amica tempo fa di questo, nel sottopasso della stazione di Bologna. Di quegli abbracci che invece adesso vorrei dare alle persone che sto trascurando. Non rispondendo a mail a cui vorrei rispondere, non rispondendo a telefonate a cui vorrei rispondere, non andando in posti dove vorrei andare.Ne mando uno così, a tutti, qui. E grazie a Paolo che mi ci ha fatto riflettere.
"Questa mattina, appena in piedi, mi sono guardata allo specchio. Ero un'altra: ho visto un'espressione che non conoscevo, uno sguardo che mi nascondeva qualcosa. Non ero io, o almeno non quella che riconosco volentieri; ero invece la rappresentazione di quello che vorrei evitare" (M. Vitti)
lunedì 19 luglio 2010
martedì 22 giugno 2010
la devo aver convinta bene
Quando ho fatto la maturità io il tema che ho scelto era una cosa sulla figura del poeta nella poesia del novecento. In pratica c'erano tutti dei pezzettini di poesie di autori ermetici, crepuscolari, criptici, volutamente incasinati ecc. ecc. che volevano dire e non volevano dire. In più la traccia non è che ti diceva parlami della poesia e della figura del poeta in questi che scrivevano per dire e per non dire. Ci dovevi arrivare tu, che lei diceva una cosa tipo che un filo rosso legava parte delle figure maggiori della poesia italiana e poi il filo rosso te lo cercavi tu e occhio che dovevi trovare quello giusto che se magari ti sembrava che parlavano tutti dei fiori, o tutti del ritmo, o tutti della musica della vita o di qualcos'altro non è che andava bene. Che succede, nelle interpretazioni, che i fili che trovi sono tanti, ma i tuoi di fili quando fai un tema di solito sono di altri colori quello rosso è uno solo. Culo chi lo azzecca. Io però per fortuna all'epoca ero abbastanza arguta e la poesia italiana del Novecento l'avevo anche studiata bene che il Novecento è stato sempre il mio pallino (già all'esame di quinta elementare per dire avevo portato La pioggia nel pineto) e per fortuna avevo anche capito dove volevano andare a parare. Insomma per farla breve ho fatto un tema che a ripensarci era bello solo un po' tanto incasinato. E infatti all'orale la professoressa che c'era mi disse molto bello, molto scritto bene, solo che mica si capisce cosa dicevano questi autori qui sulla poesia e sulla figura del poeta. Cioè si capisce e non si capisce. E io, che all'epoca ero campionessa di arrampicata libera sugli specchi, gli ho risposto che in effetti si capiva e non si capiva perché anche nelle poesie citate si capiva e non si capiva e quindi era il gioco che era così, si parlava di una cosa che si capiva e non si capiva in un modo che si capiva e non si capiva. La devo aver convinta che mi ha dato nove.
Col tempo invece scrivo peggio e soprattutto sugli specchi adesso scivolo che è una bellezza.
* (il video/ricordo è un regalo di francesco e ci sta benissimo qui sotto in effetti)
Col tempo invece scrivo peggio e soprattutto sugli specchi adesso scivolo che è una bellezza.
* (il video/ricordo è un regalo di francesco e ci sta benissimo qui sotto in effetti)
domenica 20 giugno 2010
la verità è una
Io che tanto vivo di pancia e di cuore. Io che credo di sentire le persone quasi sulla pelle. Io che a volte parlo parlo ma sto anche in silenzio per ore. Io che ho intrapreso una strada difficile per trovare una strada mia. Io che quella strada la faccio a piedi perché in aereo non serve. Io che quella strada la sto facendo a piedi e mi sembra di non avere neanche le scarpe. Io che tanto spesso ho gli occhi lucidi. Io che ultimamente tanto spesso ho gli occhi ben più che lucidi. Io che all'inizio di quest'anno ho donato ciò che ho di più prezioso. Io che di più prezioso ho i miei sentimenti. Io che sono sincera di più prezioso ho il mio amore. Io che a volte guardo un volto e vorrei morire all'istante. Io che non sono brava neanche a dire basta a me stessa. Io che adesso vorrei solo fare una strada e suonare un campanello. Io che vorrei passare una porta. Io che vorrei affondare la testa in un cesto di capelli rossi e piangere. Io che penso che quei capelli rossi non diventeranno polvere mai. Io che per me vorrei solo attenzione. Io che l'attenzione non la credo pensare o fare le cose per me. Io che l'attenzione la credo l'agire con gli altri con la testa e col cuore. Io che adesso metto un punto e poi decido se vado a capo o la finisco qui. Io che tutto questo sono una stupida.E questa è la verità.
Ti porterò un regalo al mio ritorno
Un cucchiaio, un bottone, un vestito
Forse niente
Ti porterò un regalo al mio ritorno
Un cucchiaio, un bottone, un vestito
Forse niente
Iscriviti a:
Post (Atom)