domenica 25 aprile 2010

25 aprile

Cosa pensasti
in quell’ultimo attimo,
un momento prima
che il calappio ti stringesse?
Poi ci fu il volo notturno
degli uccelli,
li occhi tuoi
che più non guardavano,
le orecchie che non udivano
le risate dei tedeschi.

M. Tobino, Al partigiano Mario Pasi (in M. Tobino, Veleno e amore, Mondadori, Milano 1974)

venerdì 9 aprile 2010

la malattia della bussola

Un romanzo straripante Madame Ba. Proprio come straripa una vita se la si vuole rinchiudere in una casella o in una definizione. Sempre ammesso che una vita la si possa rinchiudere in una casella o in una definizione. E' un'intuizione originale quella che Erik Orsenna mette alla base di questo romanzo. Una donna africana, un nipote in pericolo, un viaggio da fare e per farlo un modulo da riempire, un visto da ottenere. Una ventina di caselle. Una ventina di caselle che possono non rappresentare niente come possono invece rappresentare tutto. Una ventina di caselle che possono essere riempite formalmente, o che possono essere riempite con fantasia, con entusiasmo fino a rievocare un mondo, una sensibilità, una vita appunto. 
Cosa scrivere dopo "cognome" se non la storia di un'intera famiglia, di un'intera dinastia, di mestieri che si tramandano e di guerre lontano da casa? Cosa scrivere dopo "nome" se non le aspettative di un primogenito maschio, la scelta accurata per mesi di un nome che esprima forza, fortuna, che esprima futuro e poi invece la delusione rapida per la primogenita femmina e la scelta frettolosa del nome? La baruffa tra un padre e una madre per la scelta di un nome. Cosa scrivere dopo "professione" se non i tanti mestieri di una vita, lo srotolare di un'esperienza? Ogni casella un pretesto, ogni casella un racconto, ogni casella uno scenario. 
Una canzone a due voci Madame Ba. Due voci che però escono dalla stessa bocca. Marguerite e Madame Ba, due donne in un unico corpo. Marguerite la donna, la moglie innamorata e tradita, la madre, la figlia, la nipote. Madame Ba la combattente, la studentessa, il futuro avvocato, la collaboratrice per lo sviluppo. Due donne che si incontrano, si scontrano, pensano, riflettono, urlano, piangono, parlano, chiedono, si ritirano e protestano. Due donne che delineano una figura di donna magistrale. Una donna dove ci stiamo un po' tutte e dove non ci stiamo nessuna. Colpisce che a penetrare così l'animo femminile sia stato un uomo.
Un romanzo sul guardare Madame Ba. Su chi guarda avanti e chi invece di quello che c'è avanti ha paura. Su chi regala una bussola a un figlio e chi quella bussola la butta via e racconta e ricostruisce sempre storie del passato.   
Un romanzo pieno di perle Madame Ba, di immagini dai contorni netti, dai colori scelti quasi fossero piccoli quadri. Un nonno, un padre e una figlia che risalgono il fiume col vestito buono per andare a salutare il passato. Due donne dai colori diversi ai confini dell'Africa che parlano bevendo, che si raccontano mostrando senza vergogna la nudità del proprio animo. Una Renault 12 con appesa ogni giorno una frase diversa per meditare col tassista. Un esercito schierato ma sgangherato, assolutamente incapace di tenere una fila decente.
Un romanzo che denuncia Madame Ba. Il "museo degli attrezzi arroganti e delle macchine presuntuose" inviate a un'Africa impreparata a riceverle e quindi assolutamente inutili. I contributi per lo sviluppo arrivati attraverso babyfoot con le partite a pagamento. I meccanismi del co-sviluppo. Ma soprattutto i suoi sprechi e le ipocrisie.
Un romanzo cantato Madame Ba. Di cui affascina soprattutto il tono narrato, il ritmo cadenzato del racconto orale, della narrazione familiare. Una narrazione in cui si avverte come un suono che culla, come una melodia.  

Una scena ho trovato assolutamente straordinaria. Ci sono una Marguerite bambina che chiede al padre il perché del verde che rianima gli argini del fiume dopo la pioggia e un padre che si sente impreparato a rispondere. Un padre che  vuole però per la figlia la migliore spiegazione possibile e quindi chiede a chi può sapere. C'è quindi un ingegnere che deve aiutare a spiegare e che studia tutta la notte, la luce della scrivania costantemente accesa, per trovare le parole semplici, bambine che raccontino con magia la nascita di una vita. E fuori un padre e una figlia che aspettano il racconto, con un'aspettativa e una fiducia nell'adulto e nel sapere che commuove. E' una scena che la leggi e sinceramente ti rimane impressa. Rimane impressa l'attesa prima, rimane impresso il racconto poi.

Ora più ci penso e più cose mi verrebbe da scrivere e da citare. È un romanzo che straripa Madame Ba questo ve l'avevo detto anche all'inizio.

* Madame Ba / Erik Orsenna ; traduzione di Francesco Bruno. - Milano : Ponte alle Grazie, 2004. - 426 p. ; 21 cm. - ISBN 8879286846        

giovedì 8 aprile 2010

cose che succedono per le scale

Ci sono dei giorni che mi pare di essere masochista. Tipo stamani che mi sono alzata presto e c'era il sole ed era una giornata bellissima e allora ho deciso di uscire per andare a fare tutta una serie di cose burocratiche che rimanda rimanda erano lì ad aspettare me. E visto che c'ero ho anche deciso di andare coi mezzi pubblici, così oltre alle attese negli uffici stavo anche le mezz'ore alle fermate dell'autobus che per passare una mattinata di sole e bel tempo è proprio il meglio che una può scegliere. Insomma una di quelle mattine che vai a pagare il bollettino da una parte e poi vai a consegnare la ricevuta da un'altra; vai a farti dare un foglio da una parte e poi ti vai a far mettere un timbro da un'altra; compri una marca da bollo da una parte e poi la vai a portare da un'altra. Meno male che c'era il sole ed era una giornata bellissima.
Solo che a un certo punto mi sono ritrovata per le scale di un anonimo palazzone fiorentino anni '60 e c'eravamo io e una signora che scendevamo. Io davanti e lei una decina di scalini dietro a me. Alzo lo sguardo e mi vedo arrivare incontro un tipo, ma proprio un bel tipo. Avrà avuto la mia età, atteggiamento e abbigliamento sportivo, magro, moro, alto, capelli corti. Di quelli che li noti. E io allora mica ho resistito, ho fatto tre scalini saltando e l'ho abbracciato e gli ho dato due gran baci, uno di qua e uno di là. Al che lui mi ha guardato interdetto, mi ha allontanato un po' e mi ha detto: "Scusi ma noi ci conosciamo?". Al che io l'ho guardato meglio e sono rimasta un po' così e gli ho risposto: "No, solo che io faccio così con tutti quelli che incontro per le scale". Nel frattempo va detto che la signora assisteva alla scena perché noi accupavamo tutto il pianerottolo. Allora lui mi sfoderato un gran bel sorriso e mi ha detto: "E quand'è allora che ripassi da qui?". E io allora sono stata al gioco e gli ho detto: "beh martedì mattina" (che ci devo tornare davvero a prendere delle cose) e lui si è messo a ridere e mi ha detto: "beh dovrò per forza farmi ritrovare". Si è spostato e ha continuato a salire e io sono scesa e uscita. Dietro di me questa signora con una faccia che vi giuro era da fotografia.

Cinque minuti dopo ero alla fermata dell'autobus e ho sentito questa suoneria "vetro" che ho messo agli sms e mi è venuto da sorridere che io di recente quando mi arrivano gli sms sorrido sempre. Guardo lo schermo e vedo un messaggio: "hai l'onore di essere l'amica in assoluto più stupida che ho, prima di martedì ce la mangiamo una pizza?". Ecco io stasera vado a mangiare la pizza con l'amico in assoluto più idiota che ho, mentre la signora secondo me è ancora a pensare a questa scema che bacia tutti quelli che incontra per le scale.